GIUSTIZIA – Caso Eternit, imprenditore svizzero Schmidheiny condannato per un caso. Assolto per altro decesso, per sei vittime intervenuta prescrizione

“La sentenza ci lascia delusi. Sembra che la giustizia italiana si sia adagiata sulle tesi difensive dell’imputato”. Cosi’, in una nota, l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) ha commentato la sentenza con la quale la Corte di Appello di Napoli ha condannato mercoledì scorso l’imprenditore svizzero Stephan Ernest Schmidheiny, 74 anni, per l’omicidio colposo dell’operaio dello stabilimento Eternit di Bagnoli Antonio Balestrieri, lo ha assolto per il decesso del collega Franco Evangelista, mentre per le restanti sei vittime il reato di omicidio colposo e’ stato dichiarato estinto per intervenuta prescrizione.

Nel processo che si e’ concluso ieri la Procura di Napoli ha sostenuto che le otto morti fossero riconducibili all’esposizione prolungata e senza protezione alle fibre dell’amianto. “Naturalmente prendiamo atto delle diverse prescrizioni e della condanna a soli 3 anni e 6 mesi – ha aggiunto Bonanni – per questi motivi confidiamo nella giustizia divina presso la quale l’imputato dovra’ rispondere anche dei reati prescritti che comunque sono rappresentazione dell’esistenza del reato, anche se la giustizia non e’ stata tempestiva”. “Per un caso comunque c’e’ la condanna. Solleciteremo l’impugnazione del procuratore generale contro la derubricazione”, conclude il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

L’amianto si sbriciola e diventa polvere. Tanto sottile da diventare invisibile. Le polveri si depositavano, sospinte dalle correnti, sui corpi degli operai, sui loro vestiti, viaggiavano nell’aria. Quelle polveri venivano inalate e si infiltravano nei tessuti molli della gente e generavano una malattia, terribile e devastante, che scoppiava anche dieci anni dopo. Malattie respiratorie croniche e nei peggiori tumori che hanno portato a una morte lenta e dolorosa. E come se non bastasse, dopo gli operai si ammalavano anche le mogli, perche’ le tute da lavoro venivano lavate in casa. E’ lo sfondo su cui si e’ mosso il processo napoletano, un processo bis, per le morti all’ex Eternit di Bagnoli, uno dei tanti impianti siderurgici poi chiusi e che hanno lasciato dietro lutti e distruzione sociale. Otto morti, sei operai e due loro mogli. Un imputato, il magnate svizzero Ernest Schmidheiny, 74 anni, che secondo la procura di Napoli e i pm Anna Frasca e Giuliana Giuliano doveva essere condannato a quasi a 24 anni di reclusione per omicidio volontario plurimo con dolo eventuale. Ma invece la seconda sezione della Corte d’Assise napoletana, presidente Concetta Cristiano, ha derubricato il reato in omicidio colposo e la pena e’ ‘crollata’ a 3 anni e 6 mesi, con la prescrizione per sei casi e l’assoluzione per un settimo.

 

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