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Giù il rublo. Siamo in guerra? Nel 1914 avevamo Giolitti. Oggi Renzi, Calderoli e Salvini

di CASSANDRAgiolitti

Il rublo crolla del 30%, la corona norvegese del 25%. Chi ci dice che domani non tocchi all’euro? Insomma, il quadro economico che abbiamo davanti sembra sfuggire di mano anche a chi ha innescato questa guerra finanziaria per affamare la Russia, giocando anche sul ribasso del petrolio. Neanche Kissinger arrivò a pensare tanto. La parola d’ordine, ai tempi della guerra fredda, nonostante tutto, nonostante i film e gli scudi stellari, era: equilibrio. Anzi, negli anni 70 e 80 gli Stati Uniti davano il grano all’Unione Sovietica, se hanno fame fanno la guerra, pensavano. Dunque: meglio sfamare che armarsi e sparare. I vecchi statisti americani che hanno portato alla  caduta del muro di Berlino ragionavano in altri termini, oggi come ragionano gli statisti in Usa e Ue? Dobbiamo sperare che a tirarci fuori da questo intrigo siano, alla vigilia di un rischio di guerra monetaria, finanziaria, da crollo dei crolli, gli uomini che sono in prima fila e dietro le quinte: i Renzi, i Salvini, i Calderoli. Nel 1914 c’era Giolitti, e neppure lui riuscì a bloccare il conflitto.

Di sicuro sappiamo che per entrare in guerra basta poco. Di recente una deputata 5 Stelle, che siede in Commissione Affari costituzionali, ha pubblicato sul proprio profilo facebook la notizia della proposta di Renzi di modifica dell’articolo 78 della Costituzione, in cui si fissa che lo stato di guerra è deliberato da una sola camera, senza la firma del presidente della Repubblica. Attualmente lo stato di guerra è subordinato da tre passaggi: Camera, Senato e Quirinale. Ma nella proposta del Pd di Renzi basta una sola di firma, quella della Camera, che però è eletta col sistema maggioritario! Così si fa prima. Semplificare, meno burocrazia, questa è la parola d’ordine.

Intanto cade il rublo, Putin ammonisce dallo stuzzicare troppo l’orso. Ma è caduta anche la corona norvegese, ha perso il 25% in una settimana. Non ha debito, è in avanzo, la Norvegia, ma è fuori, guarda caso, dall’Ue, ed è uno dei pochi paesi in cui la banca è statale perciò sovrana, appartiene al popolo. Non ha ceduto la propria sovranità a nessuno! Ma la finanza e Bruxelles hanno deciso di dare una lezione, di dare un monito a chi è controcorrente. Pur essendo un paese atlantista è fuori dal giro, quindi va “sanzionato”. Di là invece dall’oceano, è lì lì per fallire il Venezuela, si parla di poche settimane ancora prima del tonfo, con una bufera che si scatenerà sul resto dell’America Latina. In più, c’è l’incognita  Grecia, c’è il debito pubblico italiano, c’è lo spettro della troika.

Possiamo dire di sentirci un po’ male?

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