Giovani che se ne vanno. Alessandra: in Italia l’abitudine ti uccide!

di CALOGERO MURANIA

Era il 15 novembre 1960 quando per la prima volta, in Italia, mamma Rai affidava ad Alberto Manzi la conduzione di un programma televisivo dal titolo “Non è mai troppo tardi” –  Un programma serale per aiutare la gente analfabeta. Altri tempi, avrebbero detto i nostri nonni. Ma allora quelle nozioni trasmesse in tv erano fondamentali per insegnare alla gente a leggere e a scrivere. Una sorta di programma educativo, tant’è che divenne un punto di riferimento per gli italiani intenti a portare a casa la licenza media. Il progetto, addirittura, venne esportato in settantadue paesi. Da quel giorno, di anni ne son passati davvero tanti. I mezzi di comunicazione sono cambiati, cresciuti, evoluti. Il passato però ci insegna sempre qualcosa. Allora perchè non riprendere dal passato il titolo di questo programma ed  ideare una sorta di rubrica volta ad aiutare gli italiani a non perdere la speranza? Anche quando la nostra nazione sembra affondare. In fondo tutti quanti vogliamo sentirci protetti nelle situazioni di pericolo. Tutti quanti speriamo fino alla fine che qualcosa di bello accada pure a noi. Tutti quanti vogliamo sapere che non è mai troppo tardi. Per ricominciare. Per fare. Per progettare. Per stravolgere. Per ricostruire. Per rimettirsi in gioco. Questa rubrica nasce con l’intento di mettere in risalto tutte le persone italiane residenti all’estero che in un giorno della loro vita hanno detto: “Faccio la valigia e vado via, portando un pezzo dell’Italia con me” – Ma che succede quando si arriva in Terra straniera? E che succede a chi resta. Ecco che allora vi daremo modo di sperare attraverso i racconti delle persone che vivono lontano dalla patria che “c’è una crepa in ogni cosa. Ma è da quella crepa che entra la luce.” – Gli italiani nel mondo insegnano agli altri a sorridere. E insegnano pure che non è mai troppo tardi per sperare. Bianchi, neri, etero, gay, sposati, divorziati. Siamo tutti uguali di fronte ai propri progetti. E quella cosa che accomuna tutti si chiama voglia di farcela. Nonostante tutto. Nonostante i problemi. Nonostante lo stipendio a fine mese non è mai abbastanza. Nonostante il nostro governo arriva a prendere decisioni drastiche. In alcuni casi, come veri e propri capitani di nave, gli italiani, prendono in mano il timone della loro vita e stravolgono in meglio tutto quello che li circonda.

Oggi vi presento la prima italiana all’estero. Si chiama Alessandra Amodio, ha 23 anni, arriva da Milano e ha la passione per la fotografia. L’abbiamo incontrata in uno di quei coffee shop inglesi a Covent Garden. Look perfetto, labbra rosse, vestita di verde, occhi da cerbiatto, capelli neri. La prima domanda che le faccio aggiungendo un pò di latte al mio caffè è:
“Perchè?” – Senza esitare lei mi risponde: “Avevo bisogno di stimoli. Avevo bisogno di svegliare le mie fantasie. Di colorare i miei progetti. Di scrollarmi di dosso l’abitudine che caratterizza noi italiani. Ero stanca di vedere il mio paese con gli occhi bassi e le dita incrociate. In Italia ci si abitua. In realtà, il sistema italiano ci fa credere che essere felici è uguale arrivare a fine mese. Prenotai il mio biglietto con poco più di 6 euro circa 5 sterline. Da allora son passati 3 anni”
–    Scelta azzeccata? “Ovvio! Vivere fuori dall’Italia ti cambia. Ed in meglio. Ma quando arrivi non è tutto rose e fiori. L’estero ti raccoglie all’aeroporto come se fossi ancora nella placenta di tua madre.  Poi quando cerchi di prendere la valigia ricevi una serie di schiaffi. Ti svegli improvvisamente e capisci che è il momento di reagire. Nonostante le difficoltà di tutti giorni. Nuove esigenze, soldi che non bastano, culture diverse, lingua diversa. Ma all’estero tutto è possibile”
–    E’ per questo che sei rimasta? “Si. Qui c’è possibilità di lavoro. Ma soprattutto c’è meritocrazia. Vale a dire che se meriti di avere un posto, lo ottieni senza leccare il culo a nessuno. Scusa il francesismo. Voglio dire. Se sei un commesso, qui, ogni sei mesi mediamente puoi crescere. Ti danno la possibilità di conoscerti e di fare esperienza e poi di decidere se voler prenderti delle maggiori responsabilità. Se ti stanchi, esci e cambi. Come un bambino con un pacchetto di caramelle. Sei meravigliato da quante forme gusti e colori ti possono capitare. E vai ad istinto scegliendo quella che ti ispira di più. In ogni caso se provi ad andare via, Londra ti trattiene. E’ come se ci fosse una calamità sotto i tuoi piedi. Adoro questa città. E’ una sfida continua. E qui le sfide si vincono. Ma se perdi non significa che hai fallito, anzi, significa aver imparato qualcosa di nuovo.
–    Il tuo primo lavoro all’estero? Quello che fanno tutti quando si arriva in una terra straniera è accettare il primo lavoro che ti viene offerto.  Ho lavorato come cameriera per 4 sterline l’ora. 12 ore al giorno. Però mi dava da vivere.
–    Cos’è successo poi? E’ arrivata un’altra offerta di lavoro. Commessa per un grande marchio di intimo. Senza pensarci un attimo accettai. In fondo, qui puoi permetterti di lasciare un lavoro e trovarne subito dopo un altro. Il mio intento in terra straniera era quello di diventare visual merchandiser. Avevo studiato quello in Italia. Dopo un anno, lavorando per la stessa compagnia sono diventata supervisor/assistente visual e oggi mi ritrovo finalmente ad essere una visual merchandiser.
–    Visual merchandising = Carattere estetico, comunicazione e percezione visiva, analisi dello spazio, analisi dei comportamenti di acquisto del consumatore, teoria del colore, presentazione delle merci sul punto vendita. Giusto? Si, hai riassunto un pò quello che è il mio lavoro. Creo, allestisco le vetrine dei negozi.
–    Cosa pensi nel mezzo di questa intervista? “Penso che staccarsi dalle radici ti aiuta a vivere. Non si trova la fortuna andando via. La fortuna si crea. Ma quello che dico più spesso è che andando a vivere all’estero ritrovi te stesso vivo. Che è un’altra cosa. In Italia ci si spegne molte volte”
    Cosa intendi? “L’Italia è povera di contenuti. E’ limitata. In italia il regresso sotterra l’elasticità cerebrale di un individuo, che non conosce altro che l’abitudine. Non c’è stimolo per il popolo che ne fa parte. Tutto è fermo, perchè si ha paura di rischiare. Ci si accontenta. L’italiano ha un difetto. Lascia sempre che gli altri prendano le decisioni per lui. E quei pochi che si ribellano non vengono nemmeno ascoltati. Anzi, vengono zittiti”
–    Dici? Dico. Qui ti incoraggiano. Ti aiutano a scoprirti. Ti stimolano. A nuove cose. C’è informazione. C’è un’infinità di corsi. Per esempio l’università la paghi solo quando ottieni un lavoro che ti paga annualmente più di 18 mila sterline. A Londra, ti danno la possibilità di provare a sentirti parte del mondo prendendoti il posto che vuoi perchè ogni volta che cerchi qualcosa, in qualche modo la trovi.
–    Una soluzione? “Un dito sul mappamondo e delle scarpe comode.
Genitori! Se posso permettermi, non lasciate i vostri figli in balia dell’insicurezza.
E al posto di pagargli le vacanze o di aiutarli ad attraversare ai semafori rossi fateli viaggiare, scoprire ed avere paura. Solo cosi diventeranno uomini felici. Quando i loro occhi avranno osservato e la loro pelle provato la vera temperatura della conoscenza.
–    Pensi mai di ritornare a vivere in Italia? Certe volte si. L’Italia è pur sempre casa mia. A volte ho solo paura di perdermi gli avvenimenti importanti in famiglia. Le quotidianità familiari insomma. Ma poi mi accorgo che i miei genitori hanno imparato a starmi vicina con i nuovi mezzi di comunicazione.
–    Di cosa ha bisogno l’Italia? Ha solo bisogno di gente che sperimenta e che ritorni con una marcia in più ad insegnare agli altri che tutti possono farcela.
–    Alessandra. Non è mai troppo tardi per  …
“Per rimettersi in discussione. Per amarsi. Per capire che possiamo decidere di cambiare le cose. Non è mai troppo tardi per avere il posto finestrino e godersi lo spettacolo”

Italiani. Italia. Alessandra è una delle tante persone che ha avuto il coraggio di ricominciare da zero. Di partire. Di ritrovarsi. Di capire. Di farcela. Lontano da casa. Dagli affetti. Nei suoi occhi si può leggere quella voglia che ha di spaccare il mondo. Dovremmo avercela tutti. Dovremmo farlo tutti. Magari se non si vuol lasciare casa, si può cominciare a sistemarla.  Vi auguro di realizzare che non è mai troppo tardi. Per tutto.

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