Giannino parla con PD e Renzi, ma anche col sindacato

di REDAZIONE

Al momento – e non potrebbe essere diversamente visto che il cammino è appena cominciato – sono solo contatti, ma una cosa appare chiara: sul piano del dialogo, in vista di possibili alleanze pre e post elettorali, i firmatari di Fermare il declino e Italia futura considerano il Partito democratico l’interlocutore principale. Chiusura netta al Pdl – la volontà di lasciarsi alle spalle il berlusconismo è la base portante dell’intera operazione –, solo qualche telefonata con Pier Ferdinando Casini, ancora prima di consegnare il testo al Corriere della Sera, gli autori del manifesto-appello avevano già avviato il confronto con parte dei dem.
Il giornalista Oscar Giannino, gli imprenditori Sergio Dompè, Nicoletta Miroglio e Antonio Costato e gli economisti Michele Boldrin, Luigi Zingales e Sandro Brusco dialogano da tempo con il sindaco di Firenze Matteo Renzi, il senatore Pietro Ichino e i quindici parlamentari favorevoli a far proseguire l’esperienza di Monti, fosse pure mantenendo gli obiettivi nell’agenda programmatica del nuovo governo, come Enrico Morando e Paolo Gentiloni. Questi ultimi esponenti dell’area del partito cosiddetta liberal o liberale, come è stato definito il nuovo gruppo appena sceso in campo. «Aggettivo che ci siamo ben guardati dall’utilizzare – puntualizza Giannino parlando con Europa – e per ragioni precise. Prima di tutto perché proveniamo da culture diverse. Per dire, io ero repubblicano, Boldrin e Brusco comunisti».
Etichettarsi come “liberali” avrebbe comportato anche il rischio di «apparire espressione di proprietari di grandi imprese e patrimoni» e votarsi «ad un’eventuale formazione minoritaria ed elitista – aggiunge il giornalista – e a noi fare i quattro elitisti coi baffoni a manubrio e un partitino del sei per cento proprio non interessa. Al contrario, vogliamo vedere se dal basso si mette in moto un processo che metta insieme pezzi diversi di rappresentanza per rilanciare il sistema paese».
Di qui i contatti avviati – «non per fare campagna acquisti quanto piuttosto per tentare di costruire logiche di dialogo su terreni comuni», giura Giannino – anche con pezzi di Cisl e Uil e qualche esponente della Cgil. E, sul piano più strettamente politico, con quell’area del Partito democratico di cui si è detto.
E la segreteria dem? Sostiene Giannino che la decisione di non avere contatti con le segreterie dei partiti, in questa fase, deriva da una scelta precisa, «nell’attesa che le ventimila aderenze pubbliche raccolte nelle prime settimane di agosto raddoppino, in modo da poter avviare un ragionamento più complessivo, al nostro interno e all’esterno».
Dal Nazareno, intanto, arrivano dichiarazioni di apertura. «Il patto con le forze progressiste e moderate è già previsto nella carta d’intenti – spiega una fonte vicina a Bersani – Osserviamo quello che accade, con la speranza di unire le forze dopo il voto, magari annunciando gli alleati prima delle elezioni». Poi, certo, bisogna vedere chi lo guiderà, l’eventuale, nuovo partito montiano. «Sembra che tra loro ci siano molti aspiranti leader – aggiungono dal quartier generale dem – mentre da noi ce ne sono meno e la scelta definitiva passerà per le primarie. Se sarà Bersani, è ovvio che si rivolgerà a queste forze che accettano la sfida del governo per ricostruire il paese».
di Luciana Matarese
FONTE: www.europaquotidiano.it
Print Friendly, PDF & Email
Default thumbnail
Articolo precedente

Doddore Meloni arrestato per frode fiscale. "La politica non c'entra"

Articolo successivo

DEMOCRAZIA E' SALVARE LE GRANDI BANCHE ZEPPE DI DEBITI