Laurea o meno, le capacità di Giannino non si discutono

di CLAUDIO ROMITI

L’inaspettato scivolone di Oscar Giannino, leader dimissionario di Fare, ha creato molto sconforto all’interno di un movimento che veniva dato da tutti gli osservatori in decisa crescita. E la vicenda delle presunte millanterie che hanno sconvolto questo piccola ma agguerrita compagine politica suona come una sorta di contrappasso, soprattutto in relazione al concetto di merito, espresso in molte parti del programma di Fare.

Eppure, essendomi sempre battuto contro la visione di una certa “sapienza” di natura burocratica, conseguita attraverso polverosi quanto obbligati percorsi universitari, non posso che comprendere il momento piuttosto drammatico che sta vivendo l’amico Oscar. Pur non condividendo la sua scelta di volersi fregiare di titoli accademici inesistenti (personalmente, dopo una esperienza universitaria a dir poco surreale, ho sempre pubblicamente dichiarato di sentirmi fiero di non essermi laureato all’interno di uno dei nostri molti esamifici di Stato), posso capire che una persona dotata di capacità non comuni finisca per attribuirsi un qualche cartellino fasullo nel Paese del formalismo barocco, principalmente per farsi largo nella vita, vincendo contemporaneamente un atavico senso di insicurezza e di inferiorità.

In merito a ciò, ho trovato sempre molto istruttiva la visione del pensatore elitista di Vilfredo Pareto il quale esprimeva grossi dubbi circa la reale corrispondenza che esiste tra, per l’appunto, i “cartellini” che il sistema sociale consente a molti di collocarsi sulla giacchetta e le loro effettive capacità. E quanto a capacità, pur non divergendo su molte cose, non penso che si possano avere dubbi su Oscar Giannino, master o lauree a prescindere. D’altro canto, per chi non lo sapesse, persino uno dei padri del liberalismo italiano del calibro di Benedetto Croce non era laureato. Ma questo non ha impedito che fosse considerato da molti un maestro di idee ed un faro di libertà. Già, proprio quelle idee che secondo un altro grande filosofo liberale come lo spagnolo Jose Ortega y Gasset -anch’egli strenuo oppositore di ogni forma di specializzazione burocratica del pensiero- costituiscono la differenza tra l’uomo, capace di elaborare l’esistente sulla base di un progetto futuro, e l’animale bruto. Animale bruto che troppo spesso si cela dietro il potere ottuso di un titolo burocratico privo alcuna sostanza. E se permettete, tra uno dei tanti arroganti baroni italioti, sempre pronti a promuovere parenti e amici, ed un Giannino il quale, pur sbagliando per debolezza, si mette in gioco consapevole dei rischi che corre, francamente opto senza riserve per quest’ultimo.

Print Friendly, PDF & Email
Articolo precedente

Recanati: "Ecco come i politici recanatesi manipolano la verità"

Articolo successivo

Noi indipendentisti lombardi smettiamo per una volta di essere "coglioni"