Tra Galli ed Oneto io scelgo di stare con entrambi

di GIANFRANCESCO RUGGERI

Su queste colonne si è potuto leggere un interessante scambio di opinioni tra Stefano Bruno Galli e Gilberto Oneto sul rapporto politica-cultura. Il primo pensa che la politica tende a prevalere, Oneto risponde che la cultura debba invece dettare la linea alla politica. Da signor nessuno che non ha al suo attivo alcun “faldone di articoli” mi permetto di suggerire che nessuno dei due ha torto e che è possibile bilanciare le due necessità.

Da un lato la politica è sempre e comunque uno sporco mestiere, non confondiamo amministratori e politici. Se un amministratore è onesto e capace esercita una nobile professione, un politico, anche se è onesto e capace, fa uno sporco lavoro, specie in italia dove deve necessariamente scendere a patti, bluffare, agire furbescamente ed anche allearsi con il suo peggior avversario. D’altra parte qualunque partito autonomista-secessionista non avrà mai successo se non metterà a fondamento della sua azione solide  basi culturali e identitarie: insomma si possono accettare magheggi politici, ma per lo meno devono avere una logica ed un fine nobile, anche Miglio disse che si sarebbe alleato con il diavolo per il federalismo e ovviamente Miglio sapeva bene cos’è il federalismo.

Lo slogan “Lega di governo e di lotta” sembrava un’ottima sintesi di questa duplice necessità, solo si deve aver chiaro cosa sia questa benedetta lotta. Manifestazioni, proteste, slogan e buoni amministratori non sono classificabili come “lotta” per lo meno se si è un partito secessionista. Un amministratore che si dica autonomista non può solo amministrare bene, quello è il minimo, è fondamentale e vitale come l’aria che respiriamo che faccia cultura, che promuova la riscoperta di noi stessi, della nostra identità. Chi ha visto Matrix, il film, sa come la nostra situazione sia dannatamente simile a quella vissuta dal protagonista Neo e dai suoi compagni. La quasi totalità di noi vive in una sorta  di realtà virtuale, illusoria ed imposta, una realtà nebulosa carica di tricolori e di Mameli, centrata su Roma e sul culto dell’unità. Al di fuori di questa massa enorme pochi di noi hanno preso coscienza della vera realtà e tentano di liberare dalla matrice che li tiene avviluppati i fratelli ancora prigionieri.

La cultura e la riscoperta della nostra identità sono le uniche fondamentali armi a nostra disposizione. La geografia da più di 100 anni descrive la nostra terra chiamandola Padania e ci racconta la sua unità territoriale che sotto altri nomi è testimoniata da secoli, la linguistica internazionale da 30 anni ha dimostrato l’esistenza di una lingua padana quando non addirittura padanese, la nostra storia, se la si conosce, è ricca di momenti unitari, Putnam ha ben descritto come anche in termini di mentalità e di senso civico la Padania sia ben definita e distinta. Cosa ci manca? Che i padani se ne rendano conto! Nel suo bellissimo  “Padani o polentoni?” Gilberto Oneto parla di “patrioti pigri” quelli a cui va bene l’italia perchè… perchè la nazionale è la nazionale!

Può forse sembrare un’esagerazione invece è la pura realtà, quella ad esempio di un mio compagno di università che nel 1998, anno di mondiali, ha smesso di essere secessionista “perchè poi come si fa con la nazionale?”. Ricordo che allora l’ho disprezzato, ora invece con qualche anno in più e maggior consapevolezza della nostra situazione, credo che quel mio compagno d’università, come tutti gli altri fratelli padani ancora nella matrice, vada salvato e liberato, vada aiutato a prendere coscienza di sè. È nostro dovere farlo, non possiamo lasciarli in balia della propaganda italica ed per questo che da signor nessuno con zero faldoni all’attivo, ringrazio Oneto e Galli, perchè, pur da posizioni diverse, fanno ciò che più ci serve.

Come Oneto spero anch’io che Maroni possa far qualcosa di buono, non sono un politico e lascio a lui il compito di svolgere quel machiavellico lavoro che si è scelto, ma qualunque sia la sua azione politica gli chiedo di investire pesantemente sulla cultura e sulla riscoperta della nostra identità. Infatti se per caso, è un rischio remoto, ma se per caso l’italia diventasse un paese perfetto, ordinato, efficiente e civile, la nostra ragione di essere verrebbe forse meno? Evidentemente no! Per quanto possa essere desiderabile vivere in un paese migliore, noi siamo e restiamo padani: è la nostra natura, è la nostra essenza. L’unico modo per rendersene conto e per liberarsi dalla matrice in cui ci hanno immerso è la cultura quale chiave per la riscoperta della nostra identità. Maroni, per il bene di tutti noi e dell’intera Padania, faccia tesoro di questo consiglio anche se viene da un signor nessuno.

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