Galli: la Macroregione del Nord chiamiamola Cantone Cisalpino

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La macroregione del nord, la terra promessa indicata da Maroni, si chiamerà Cantone Cisalpino. Si doterà di forme intermedie di governo (le future Regioni dovranno assumere nuovi confini amministrativi, le vecchie Province andranno ridisegnate) e occuperà lo spazio geografico dell’attuale «megalopoli padana».
Lo chiamano il Miglio della Lega targata Maroni. Stefano Bruno Galli, professore di storia delle dottrine politiche alla Statale, gradisce fino a un certo punto («Anche per ragioni scaramantiche»). Galli è il capogruppo al Pirellone della lista civica di Maroni ed è l’intellettuale a cui il governatore leghista ha affidato il compito di definire confini, funzioni, poteri della futura macroregione del nord. «Si parte intanto da un dato, da quel servizio che voi del Corriere avete pubblicato qualche giorno fa», dice Galli. Il governo di Angela Merkel che vuole abolire i Länder dai conti in rosso. I vincoli di bilancio porteranno alla nascita delle macroregioni. «Ma quello che conta – Galli parla da studioso più che da politico – sono i residui fiscali di ogni regione, la differenza cioè tra quanto un territorio spedisce allo stato centrale e quanto si vede restituito. La Lombardia, manco a dirlo, è la prima della classe, seguita da Emilia e Veneto e poi dal Piemonte.

OMOGENEITA’ FISCALE – È proprio la questione fiscale a rendere omogenea l’area della macroregione settentrionale. «Come la chiamerei? A me piace Cantone Cisalpino, ecco come mi piacerebbe si chiamasse». Il richiamo alla Svizzera è ovviamente voluto. Dietro i nomi, c’è però la sostanza. Il mitico territorio? «I confini delle regioni italiane coincidono con i vecchi distretti statistici disegnati a fine 800». Vanno rivisti, senza troppi scrupoli, insomma. Ma la questione centrale è quella delle competenze. «Il federalismo si può ottenere a Costituzione invariata», giura l’ideologo maroniano. Come? Attraverso gli articoli 116, 117, 119 e 132 della Carta. Ottenere da Roma, dall’odiato stato centralista, autonomia fiscale e impositiva certo, ma anche l’amministrazione di una parte delle materie «concorrenti». L’istruzione, il credito, il commercio con l’estero, la ricerca e i rapporti con le autonomie locali. «Ci vuole un tavolo col governo, e poi una legge che avvii il processo». I riferimenti teorici affondano ovviamente nel federalismo di Carlo Cattaneo, in Gianfranco Miglio e nelle teorie geografiche del francese Jean Gottmann. La vecchia mitologia valligiana cede il passo a una visione della Padania come un’unica megalopoli, con identità territoriali interne in continua ridefinizione.

«CANTONE CISALPINO» – Si può costruire la macroregione del nord, il Cantone Cisalpino, con autonomia fiscale e nuovi poteri «strappati» a Roma stando comodamente seduti in un’aula di Consiglio regionale? Galli risponde piano: «Certo che si può. Da quando sono arrivato al Pirellone penso a progetti di legge da presentare in aula e da spedire a Roma per chiedere passo dopo passo l’attuazione del decentramento». La lunga marcia per la libertà del nord passa che da qui.

da: www.corriere.it

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