Gallera: volevamo misure più severe. Un decreto così poi non si ufficializza la notte


Dopo il decreto sull’emergenza coronavirus, “dal punto di vista del sistema sanitario non immaginiamo di notare miglioramenti nell’arco di pochi giorni. I miglioramenti li potremo vedere tra 8-9 giorni”. E’ la stima dell’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, intervistato da TgLa7.
Per il titolare della Sanità lombarda, “il decreto non è esattamente quello che ci saremmo aspettati”, ad esempio “lascia aperti i negozi”, ma “è sicuramente un passo avanti”. Gallera riconosce che “il governo ha dato un messaggio” e precisa: “Non siamo qua per fare polemiche. Avevamo chiesto misure forti – sottolinea l’assessore – perché la situazione in Lombardia è molto complessa e soprattutto perché l’evoluzione del contagio è molto veloce”. Riflette ancora Gallera: “Forse i contorni del decreto non andavano raccontati alle 2 e mezza di notte, ma dopo un confronto serio con le Regioni, magari questa mattina, per dare messaggi chiari con un testo meno ambiguo”. Si tratta comunque di “un passo avanti – ribadisce – per far capire ai cittadini che la situazione è anomala e che ognuno deve fare la sua parte”. La speranza dell’assessore lombardo è “che ci sia realmente un rallentamento della vita nella nostra regione. Se riduciamo i contagi riusciamo a vincere questa battaglia. L’importante – conclude – è frenare questa crescita che è fortemente esponenziale”.
Nella Lombardia in trincea contro l’emergenza coronavirus, aggiunge, “ho visto primari, professori universitari di 70 anni, piangere. Ho visto primari dire ‘siamo al limite'”, con il rischio di non poter “offrire a tutti le cure giuste. Ci siamo detti che tutto questo doveva essere fatto conoscere a tutti e devo dire che per fortuna il messaggio è stato colto nella maniera più piena”. Gallera spiega così la diffusione – ieri da Palazzo Lombardia – del documento-appello del Coordinamento medici delle terapie intensive regionali.
“Una scossa”, la definisce Gallera, opportuna per rappresentare a tutti la “situazione complessa” della Lombardia. Il 63% dei pazienti italiani Covid-19 ricoverati in terapia intensiva si trova infatti negli ospedali della regione. “Noi viviamo quotidianamente questa progressione enorme” dei contagi “che sta mettendo a dura prova il sistema – evidenzia l’assessore – ma abbiamo avuto l’impressione che nel Paese e in chi ci governa questa stessa percezione non ci fosse”. Basi pensare, ha chiarito il titolare della Sanità lombarda, che “giovedì 28 febbraio avevamo 50 persone in terapia intensiva mentre ieri, appena 9 giorni dopo, ne avevamo 359”. O che “il 19 febbraio avevamo 200 caschi Cpap” per la ventilazione respiratoria mentre “oggi ne abbiamo 1.600”. Numeri che rispecchiano “la forza di un sistema”, ha precisato Gallera, ma anche la gravità dell’emergenza.
(Adnkronos)

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