Perché l’Islam diventa violenza/1

di ANDREA CARLO MONTIcorano

La Crisi è ovunque e non è più economica. Nel mondo, quel luogo mistico che si dice esista all’infuori dei confini europei, la crisi ha delineato realtà molto più concrete e preoccupanti delle sciocchezze che affrontiamo come occidente e che ci hanno spaventato dal 2009 ad oggi: la Russia ha scovato in soffitta i suoi begl’abiti dei tempi gloriosi e ora prova goffamente davanti allo specchio se l’Ushanka (il tipico cappello con le orecchie delle truppe sovietiche) ancora calza, certo la falce e il martello sono scomparsi, ma gli ucraini potranno certamente confermarvi che svolge le sue funzioni bene come un tempo; gli Stati Uniti stanno perdendo giorno dopo giorno quel ruolo di moderatore e superpotenza che ha permesso all’Occidente di guardare con tranquillità al futuro (parola scomparsa dal vocabolario, reietta e relegata ai più funesti sogni di sconfitta e recessione, quando un tempo era la speranza fatta concetto); la primavera araba ha avuto i suoi fuochi fatui, ha sostituito abilmente vecchi dittatori con nuovi oppressori freschi ed energici, complicando il grande piano degli USA per un flusso di petrolio che era l’unico ovvio obiettivo della presenza in Medioriente delle forze di occupazione americane ed europee.

Invero io sono rimasto colpito più che da ogni altra cosa dalla nascita e dalla prorompente ascesa del nuovo califfato arabo ISIS (o meglio IS), lo Stato Islamico neofondato dal califfo Abū Bakr al-Baghdādī, fondamentalista staccatosi da Al Quaida per perseguire la sua personale visione della parola di Dio. I fatti dicono che IS in pochi mesi ha preso il controllo di vastissime aree dello stato Siriano ed Iracheno, creando roccaforti dove ogni aspetto della vita è governato e regolamentato secondo la loro interpretazione fondamentalista del Corano. IS è una realtà che non si può e non si deve ignorare o giudicare come l’ennesima banda di terroristi estremisti islamici, è sempre stato sbagliato vederla così ed oggi lo è ancora di più. La cronaca è piuttosto scarna e nonostante l’infarcitura di pregiudizi ed ignoranza i fatti ci sono arrivati chiari e puliti, sappiamo dove hanno attaccato, come, come gestiscono le conquiste ma non abbiamo idea di chi veramente siano, di come siano organizzati. Una cosa però ci è ben chiara, poiché l’hanno gridata attraverso tutti i mezzi disponibili: voglio un Islam libero, un Islam forte e rivogliono la loro terra.

Bene, questo è quello che succede, ma l’interesse vero risiede in due punti di analisi: il primo è perché la reazione dell’Islam è stata ed è così violenta, così repressiva e soprattutto così vastamente appoggiata dai musulmani in tutto il mondo, che si armano e raggiungono il nuovo califfato, portando i figli e le famiglie dall’Europa e dall’America in un territorio pericoloso e mortale; il secondo è cosa c’è scritto nel Corano. Quale mai sarà questo messaggio che spinge milioni di persone ad una disciplina ferrea, una fede incrollabile e spesso un fanatismo medioevale. Quale è la vera forza di questa religione, che ci è sorella, e che ha già dimostrato nella storia di poter fare di rozzi nomadi senza cultura un impero che ha fatto tremare l’Europa e che ha dominato intellettualmente e culturalmente il mondo per centinaia di anni?

Il Medioriente ha subito in questi ultimi anni un attacco non solo militare ed economico, bensì culturale, inteso a spazzare via uno stile di vita millenario e sostituirlo con questo capitalismo/consumismo forgiato dagli americani negli ultimi 50 anni; i cambiamenti sociali forzati e instaurati nella grandi città e in tutti i territori raggiungibili che sono seguiti all’avanzata delle truppe statunitensi (con gli alleati al seguito) ha scombussolato un orologio ben calibrato come era quello della cultura islamica, costruita su di un derivato della Bibbia quale è il Corano e su infinite generazioni di Fratelli legati da una fede più forte e concreta di qualsiasi altra si possa sperimentare oggigiorno.
Il nostro ruolo come Occidente, da più di venti anni, è stato ed è tutt’oggi francamente insopportabile e molesto; la nostra fame di energia, abilmente mascherata da desiderio di civilizzazione, ci ha portati in casa altrui con una virulenza devastante, proiettando idee e comportamenti che non dovevano e non possono attecchire in una comunità, come quella islamica, la quale per concetto ed istruzione aborrisce l’eccesso di libertà e di costumi che ci siamo concessi (giustamente, ma pagandoli con centinaia di anni di rivoluzioni e progresso).

(1-continua)

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1 Comment

  1. La religione islamica ci è sorella? Secondo il “politicamente corretto” di oggi sì. Io, che sono politicamente scorrettissimo, continuo a vedere come irriducibile ad Allah, diretta filiazione dello Jahvé anticotestamentario, il Dio-Amore predicato da Cristo (la mia posizione assomiglia a quella dell’eretico Marcione, che contrapponeva il Dio vendicativo dell’Antico Testamento a quello misericordioso del Nuovo? Non ho alcuna difficoltà ad ammetterlo). Che poi le potenze , dell’Occidente autoproclamantesi cristiano abbiano perpetrato, nei Paesi musulmani, azioni criminose, è un dato di fatto incontestabile, ma non imputabile alla predicazione di Cristo. Invece la lotta armata contro gli infedeli è un obbligo scritto a chiare lettere nelle sure del Corano. Sono le atrocità dei poteri politici d’una parte e dell’altra, senza distinzioni, ad essere sorelle, non le dottrine predicate dai rispettivi profeti riconosciuti, spesso soltanto a parole, come maestri.

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