La sovranità appartiene a 945 dittatorelli che fanno i cavoli loro

di FRANCO FUMAGALLI*

Tutte le persone responsabili si domandano come mai il Paese sia in una situazione così disastrata, dal punto di vista socio-economico. Non si riesce a spiegare lo stato attuale  delle istituzioni pubbliche, che presenta incrementi esponenziali di corruzione e una situazione economica tendente alla recessione duratura. Le ragioni, a mio giudizio, possono essere identificate in due categorie di motivazioni: la prima nell’abbassamento del livello morale, che induce a identificare nel denaro il rimedio di tutti mali e una regolamentazione giuridica, che consente l’irresponsabilità e l’impunità. L’impunità istituzionale, invece, si può ascrivere alla limitatezza della attuale legge fondamentale, ovvero la Costituzione. Le due cose congiunte determinano la consapevolezza che, infrangendo le regole con la corruzione si possa ottenere il denaro e il conseguente “potere”.  Si può ricordare che i “padri costituenti”  che nel 1946 / 1947 la scrissero erano tutti individui preparati, colti e onesti. Con due difetti: la quasi totalità di essi era nata nell’Ottocento e di quel secolo, se dal punto di vista tecnologico fu un secolo di grandi progressi, dal punto di vista socio-politico, era rimasta la concezione feudale del potere. Certamente vi furono pensatori che diedero impulso all’ammodernamento delle regole sociali, ma di fatto, con una popolazione che per il 95% era analfabeta, il carattere autoritario dello Stato, impersonato dall’imperatore, dal re o dal dittatore con le relative nomenclature, era rimasto immutato.

Il secondo difetto consiste nel non aver previsto che in futuro, come rappresentanti dei cittadini, vi potessero essere anche cialtroni di tutti i tipi cui l’Atto demandava estesi, incontrollabili poteri. Nell’articolo 1, dell’attuale nostra legge fondamentale, si afferma che “la sovranità è del popolo”. In realtà la “sovranità”, intesa come “potere” pratico, è dei 915 dittatorelli che la esercitano a loro gradimento e, come si è potuto constatare, in funzione dei loro interessi personali. Per il “benessere” della collettività hanno generato un debito spaventoso. Così come è stato impostato e realizzato, il concetto di “Democrazia rappresentativa” è stato un fallimento perché non teneva conto dei progressi sociali dovuti alla scienza e all’istruzione diffusa. I cittadini non sono più analfabeti e vorrebbero, in certi casi, poter contrastare le “deviazioni” parlamentari ma, in pratica, nell’attuale Costituzione non vi sono strumenti legali che diano ai cittadini la possibilità di correggere o annullare   lo strapotere dei “rappresentanti”.

In altri termini si potrebbe immaginare che i rappresentanti di una qualsiasi azienda non seguano le direttive aziendali ma fanno tutto di testa loro. Se così fosse l’azienda toglie loro il mandato e li caccia. Gli italiani, invece, questo non lo possono fare nei confronti dei loro delegati. Lo strumento previsto per il controllo dei rappresentanti era stato individuato nel “referendum”. Con le regole di attuazione di questo dispositivo, confezionate dai soliti “incaricati”, si è visto che risultati si siano ottenuti. Nell’attuale Costituzione, inoltre, non è previsto uno strumento legale che possa “licenziare” il delegato in corso d’opera, perché ha commesso reati o per indegnità. In termini di politica reale vi è una completa irresponsabilità anche questa prevista dalla Carta. Si può cambiare solo dopo 5 anni, forse.

L’ultimissimo esempio di spudoratezza istituzionale da parte dei parlamentari è la mancanza presenza del Presidente del Senato e dei suoi sostituti, avvenuta alcuni giorni fa. Il fatto rende perfettamente la misura della qualità degli eletti. E i cittadini stanno a guardare, indignati ma impotenti. Perché sino a quando vi è il “sistema” ancorato all’attuale Costituzione, inutili sarebbero tutti i provvedimenti che si potrebbero attuare, per eliminare le distorsioni, ad esempio con un referendum. La “Corte Costituzionale”, lo boccerebbe perché i referendum ammessi sono solo abrogativi e non propositivi! Non parliamo della proposte di legge d’iniziativa popolare. Con 50.000 firme la Costituzione prevede si possano proporre leggi da parte del “popolo sovrano”. In 65 anni non si è mai verificato che una di tali proposte fosse recepita e trasformata in legge dello Stato, con l’evidente paradosso che i “rappresentanti” non considerano quanto proposto dai loro datori di lavoro!

Venendo al sodo, si rende necessaria quindi una revisione politica della Costituzione, prima di quella giuridica conseguente. Tutte le attuali formazioni politiche consolidate o di recente formazione, ad esclusione di quelle autonomiste che vorrebbero  una nuova Costituzione, non dichiarano di cambiare “il sistema”, ma solo di avvicendare nuove facce o nuovi programmi. Sarebbe una mera sostituzione di attori. E’il “sistema Italia” che rende impotente anche il più intenzionato a migliorare lo “status quo” . Come paragone si potrebbe dire che neanche mettere Nuvolari al volante di una vettura rottamata si migliorerebbero le prestazioni di questa. Si deve cambiare la vettura, ovvero, in termini politici, la Costituzione attuale dev’essere profondamente modificata per adeguarla all’evoluzione tecnologica della società e alle nuove esigenze della collettività.

I cittadini non devono più essere trattati da sudditi ma si deve dare piena attuazione alla“sovranità” popolare. Con le relative responsabilità. Visto che l’inefficiente e costoso settore pubblico è così pervaso dall’irresponsabilità diffusa, è vano che si cerchi di modificare il sistema dall’interno: si può solo cambiarlo. Noi vogliamo provarci con il Nord indipendente.

*Unione Padana Mantova

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