Fuga di cervelli, i governi preferiscono il reddito di cittadinanza

di Monica Rizzi – I governi e i partiti preferiscono il reddito di cittadinanza. Miliardi buttati via dalla finestra mentre la ricerca clinica in Italia langue. Il finanziamento pubblico alle sperimentazioni indipendenti è ancora insufficiente, dall’altro le regole attuali ostacolano gli scienziati e vanno velocizzate le procedure autorizzative e le approvazioni dei Comitati Etici. Senza contare ‘l’emigrazione’ dei cervelli verso l’estero, con una perdita di circa 14mila ricercatori dal 2008 ad oggi. Per questo e’ necessario che finanziamenti dai 20 miliardi del Recovery Plan indirizzati alla sanita’ siano riservati proprio alla ricerca clinica indipendente.

La richiesta concreta e il grido di allarme sono state illustrate in una conferenza stampa dai principali gruppi di esperti che si occupano di sperimentazioni nel nostro Paese, cioe’ ACC (Alleanza Contro il Cancro), FADOI (Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti), FICOG (Federation of Italian Cooperative Oncology Groups), Fondazione GIMEMA (per la promozione e lo sviluppo della ricerca scientifica sulle malattie ematologiche) e GIDM (Gruppo Italiano Data Manager).

Nel 2018, rilevano le associazioni, solo 24 milioni 163mila euro sono stati erogati dal Ministero della Salute per sostenere le sperimentazioni non sponsorizzate dall’industria. Una miseria.

Cosa chiede la scienza? Di semplificare e velocizzare le procedure autorizzative, stabilizzare contrattualmente il personale di supporto, potenziare le infrastrutture digitali per garantire un salto di qualita’ degli studi.

“Nel 2019, in Italia, sono state autorizzate 672 sperimentazioni, 516 profit e 156 no profit. E quasi il 40% ha riguardato l’oncologia – afferma Carmine Pinto, Presidente FICOG -. Le difficolta’ a cui va incontro la ricerca non sponsorizzata dall’industria sono sintetizzate nella diminuzione del 4,1% del numero di studi indipendenti dal 2018 (27,3% del totale) al 2019 (23,2%). La parola d’ordine deve essere innanzitutto semplificazione poiche’ e’ eccessivo il peso della documentazione richiesta e richiede troppo tempo la necessità di ottenere l’autorizzazione di tutti i Comitati Etici ai quali afferiscono i centri coinvolti”. Altra criticita’ e’ quella del personale addetto in ricerca e sviluppo, che in Italia e’ intorno a 9 per mille unita’ di forza lavoro, rispetto a 15 per 1000 della Germania e a una media dell’Ue di circa il 12 per mille. E il nostro Paese e’ fanalino di coda fra i Paesi OCSE anche per numero di ricercatori occupati e figure specifiche necessarie. “Assistiamo – rileva Marco Vignetti, presidente Fondazione GIMEMA – a una estrema difficolta’ ad ottenere una continuita’ di prestazioni lavorative e ad una costante migrazione di personale esperto verso aziende farmaceutiche, con la creazione di un preoccupante gap che rischia di compromettere la qualita’ della ricerca, soprattutto quella accademica”.  In Italia la spesa in ricerca l’1,2% del PIL, contro la media dei Paesi Ue del 2%, con la Germania quasi al 3%. Tuttavia il nostro Paese si distingue nel contesto europeo proprio per la qualita’ della ricerca.

“Pur avendo poche risorse, gli studi condotti in Italia hanno cambiato la pratica clinica a livello internazionale ad esempio in diversi tumori, portando alla modifica di linee guida e raccomandazioni. E i lavori scientifici italiani in ambito oncologico – conclude Ruggero De Maria, Presidente ACC – sono tra i piu’ citati al mondo, subito dopo quelli del Regno Unito”.

Ma questo non basta ancora alla politica per premiare il merito.

Monica Rizzi – Segretario Organizzativo federale Grande Nord

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