Meglio la fuga di capitali che investire in questo paese

di GIAN LUIGI LOMBARDI CERRI

I capitali italiani (piccoli e grandi) scappano all’estero e i capitali esteri non vengono in Italia. Grande meraviglia di chi governa e di certa stampa. I grandi economisti (grandi si dice per scherzare) che dissertano in Italia non hanno ancora capito un assioma: i capitali vanno dove conviene mandarli!

Tutti gli sforzi di Roma, di inventare fantasmagorici (nonché costosissimi) controlli non approdano a nulla.  La regola di cui sopra è la versione finanziaria della legge fisica del “minimo sforzo”. D’altra parte quando un individuo guadagna ufficialmente e regolarmente quanto gli è dovuto per il suo lavoro e ci paga per intero le tasse, sarà libero di impiegare i suoi risparmi dove e come meglio crede? O siamo ancora in una unione delle repubbliche sovietiche, dove tutto è di proprietà dello Stato?

D’altra parte in Italia i risparmi dove potrebbero investiti? In titoli di Stato? Dove gli interessi non compensano neanche l’inflazione. In azioni? Dopo gli sfracelli di Borsa (il classico parco buoi). In edilizia? Con una IMU carissima e la minaccia di una patrimoniale ulteriore? Nel turismo? Dove non si è capaci di sfruttare i doni che il Padreterno ci ha dato. In agricoltura? Dove salvo rare eccezioni il sud ha sempre ritenuto che “la terra fosse troppo bassa”. Nei trasporti? Con l’unica mira di curare solo la più inutile delle soluzioni all’intasamento del trasporto italico: l’alta velocità, il cui unico vantaggio è quello di richiedere tanto e poi tanto cemento.

La convenienza per gli stranieri appare soltanto acquistando aziende italiane in utile che, stressate dalle tasse, dai sindacati e dai giudici non riescono più a stare in piedi. Perché, oltretutto, gli stranieri le prendono quasi sempre con una “pipata di tabacco”. Mi si dirà, ma le tasse gli stranieri devono pur pagarle! Sì, ma se fanno “perdere” l’azienda italiana e guadagnare la collegata estera (a cui cedono i prodotti a prezzo di favore) il gioco è fatto e quindi vanno a pagare le tasse nel paese più conveniente. Tecnica che gli americani hanno inventato e perfezionato quando un governo brasiliano, dalla mentalità assai simile a quella dei nostri “governatori”, ha tentato di impedire che gli utili conseguiti dovessero rimanere in Brasile.

Mi si dirà: e i sindacati? Ma uno straniero può sempre dire (e qualcuno lo sta già facendo) caro sindacato, se continui a rompere le scatole non a difesa dei lavoratori, ma a difesa degli interessi di un partito, chiudo baracca e burattini , me ne vado e tu ti arrangi. E i giudici? Questi non si può proprio frenarli perché i loro emolumenti corrono sempre a prescindere dall’inflazione, dalle pessime condizioni finanziarie della nazione, del fatto che lavorino o meno. In poche parole non solo sono intoccabili, ma anche  perché della sorte delle aziende italiane e dell’Italia più in generale, sono meno interessati delle vicende della squadra del cuore. Vedasi il caso Ilva!

E ancora: non sanno mai i potenziali investitori, preventivamente, come potrà essere interpretata dai giudici una loro azione (A seconda della “luna” del partito in auge). Questo è il motivo non unico, ma di grande peso per cui gli stranieri se ne stanno a casa. Allora, posto che nessun italiano ha convenienza ad investire in Italia e, semmai, alla peggio, ha convenienza a mettere i suoi risparmi sotto il materasso e che gli stranieri hanno interesse ad investire non certo in termini di sviluppo locale, da dove pensano gli illuminati politici che gli investimenti arrivino?

Sarebbe molto interessante conoscere almeno una parte dei loro, ahimè sconclusionati, ragionamenti. Credo che non sia azzardato da parte mia che il loro obbiettivo finale sia di arrivare a pagare i cittadini con buoni per l’acquisto di soli generi di prima necessità (quindi basta con il vile denaro che fomenta i vizi), inneggiando , per tali buoni alla paradisiaca bontà del regime della DDR.

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6 Comments

  1. Mancando in italia il pieno rispetto della proprietà privata, gli imprenditori italiani delocalizzano, e quelli stranieri non vi investono.
    E’ semplice.
    Al massimo gli stranieri sono interessati a marchi e know-how italiani, ma la produzione in italia è off limit.

    Questa tendenza non cambierà, alla faccia degli auspici, perché altro non sono, governativi di uscita dalla crisi.

    Un mio conoscente di circa 45/50 anni , proprietario di una ditta artigianale di allestimento e arredo di negozi, ristoranti, alberghi ,uffici, etc, è andato in Australia per una visita-vacanza di circa 2 mesi, presso amici.
    Mi ha detto che se trova qualcosa di buono laggiù molla tutto qui e se ne va.
    In italia non si resiste più, il lavoro è sparito e non vale più la pena spaccarsi in quattro per tirar su ormai quattro soldi.
    Trattandosi di un romagnolo, non ho dubbi che lo farà.

  2. Ultimamente ho notato in tv un paio di pubblicità molto interessanti. La prima è di un hotel a cinque stelle non ricordo se in trentino o sulle dolomiti mentre la seconda veniva direttamente dal milan che cercava di piazzare le sale vip di san siro.

    In pratica spot rivolti alla gente ricca che grazie a befera e sorci ha ben pensato di tagliare laddove poteva scattare il redditometro.

  3. i capitali e aziende “a torto e ha ragione” fugano ma per contro bilanciare tutto questo un governo di farabutti e mentecatti appoggiati dai mercanti del tempio e della triplice fannulloni importa senza se e senza ma un’esercito di disperati affamati ma anche delinquenti da tutto il mondo, è il popolino cosa fa ? parla di calcio di pensioni e guarda la la RAI ,e porcherie varie.

    • Devo aggiungere una considerazione:in tutti i paesi del medioriente,dalla Siria alla Tunisia vi sono moti popolari.
      L’Italia che avrebbe bisogno di una radicale pulizia e quindi sconvolta da massiccie proteste, trascorre tranquilla l’ultimo scampolo di vacanze e da sabato prossimo tutti gli interessi sono rivolti al campionato di calcio e nulla cambierà purtroppo.

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