Frontalieri, un esercito di 70mila lavoratori del Nord oltre confine per forza…

Sono oltre 70.000 i frontalieri italiani che lavorano nel Canton Ticino, e, in controtendenza con quanto avviene in Italia (nell’anno della pandemia ci si sarebbe verosimilmente attesi un calo, più o meno drastico, del loro numero) nel terzo trimestre 2020 sono anche aumentati dell’1,1%. A scattare la fotografia aggiornata di questi lavoratori è Roberto Cattaneo della Uil frontalieri di Como, in uno studio pubblicato da Mercato del Lavoro News 83/2020, la newsletter settimanale della Fondazione Kuliscioff. Lo studio è stato elaborato su dati pubblicati dall’Ufficio di Statistica Ticinese relativi al 3° trimestre 2020. I frontalieri in Ticino registrano un incremento molto ridotto (+0,1%), tuttavia con segno positivo, su base annua, mentre l’incremento è più significativo nella differenza tra il 2° trimestre 2020 e il successivo 3° trimestre (+1,1%). Il contributo maggiore viene, come sempre, dal Terziario, che non smette anche in tempi di crisi di avere sempre davanti il segno positivo. Ma è una sorpresa che anche il Secondario segnali un trend positivo (nel confronto trimestrale). Ciò è dovuto esclusivamente al settore delle Costruzioni. L’edilizia ticinese sembra non aver risentito, o lo ha fatto solo in minima parte, della crisi pandemica e del lockdown che c’è stato nel Cantone, sia pure per un tempo più ridotto rispetto all’Italia.

L’andamento complessivo dell’occupazione frontaliera nel 2020 ha registrato una frenata, ma non brusca, tra il 1° trimestre (gennaio/marzo) e il 2° trimestre (aprile/giugno) cioè proprio nei mesi del lockdown; in tale periodo il numero totale dei frontalieri è calato dello 0,6% registrando una diminuzione pure nel settore Terziario, pari a – 0,8%. Mentre il Secondario, sempre nella differenza tra 1° e 2° trimestre, ha segnato un calo più modesto, – 0,3%. Lo studio spiega questo con il fatto che “sicuramente nel Secondario ma in buona misura anche nel Terziario, lo smart working ha funzionato bene e ha potuto mantenere i frontalieri legati al posto di lavoro” ma anche con il fatto che “la gran parte dei datori di lavoro ticinesi ha preferito utilizzare gli ammortizzatori sociali messi a disposizione dai governi cantonale e federale (riduzione di orario, simile alla Cassa integrazione italiana) al posto dei licenziamenti”. Il risultato virtuoso è stata una sostanziale tenuta dei livelli occupazionali nel periodo più acuto della crisi economica causata dal Covid 19. Un elemento molto importante da evidenziare è che non si è in condizione di capire quanti dei posti di lavoro occupati dai frontalieri siano a tempo pieno e quanti a part-time e soprattutto se l’occupazione a tempo parziale abbia o no visto un incrementi in conseguenza della crisi economica. Ustat del Ticino monitora periodicamente l’occupazione full e part-time (e le indagini più recenti, del 2019, evidenziano che la percentuale degli occupati part-time è alta fra gli uomini e altissima fra le donne).

Ma i tempi di queste indagine, spiega lo studio, “non coincidono con quelli relativi alle indagini sull’occupazione dei frontalieri, quindi ora non siamo in grado di capire se e in che misura il ricorso al part-time ha contribuito alla tenuta dei posti di lavoro frontalieri durante e successivamente alla crisi economica”. Il 3° trimestre 2020 (luglio/settembre) evidenzia un deciso recupero dell’occupazione frontaliera rispetto al trimestre precedente. La cifra di incremento complessiva è +1,1 % in soli tre mesi (che significherebbe, proiettandola su base annua, un +4,4%) cifra che diventa +1,5 % nel Terziario, e addirittura +1,9 % nell’edilizia. Segno che il Ticino è uscito dalla crisi e si è di nuovo avviato verso la ripresa dello sviluppo? Troppo presto per affermarlo, occorre come minimo attendere gennaio per esaminare i dati dell’ultimo trimestre dell’anno. Scendendo più in profondità ed esaminando gli andamenti dei settori che da anni costituiscono le maggiori opportunità di occupazione per i frontalieri, troviamo puntualmente la conferma che i frontalieri, oggi, vengono chiamati in Ticino per svolgere lavori che richiedono professionalità elevate. I lavoratori che svolgono attività professionali, tecniche e scientifiche sono aumentati dell’1,5% in un trimestre e del 4,2% in un anno. Così come sono aumentati dell’1,4% in un trimestre e del 2,3% in un anno i professionisti del settore sanitario e sociale.

Print Friendly, PDF & Email
Articolo precedente

Boni: dove sono gli uomini del Po e le camicie verdi?

Articolo successivo

Contrordine compagni, si torna a scuola?