Friuli Venezia, per Grande Nord: indennità ai sindaci non vanno aumentate. Non devono prendere una lira in più

Leggete qui. In tempi di cassaintegrazione che non arriva, di imprese che chiudono, di affitti che non si riescono a pagare, gli unici che non sono andati in cig sono stati i politici. E siccome è dura affrontare il post covid, ecco che arriva il colpo d’ala, l’illuminazione. Si legge su Il Giornale di Udine: “Un emendamento del capogruppo leghista Mauro Bordin, ha portato all’approvazione dell’aumento delle indennità per gli amministratori locali del Fvg. L’emendamento modifica l’articolo 14 della legge regionale 18/2015, relativa alle “Indennità degli amministratori locali”, introducendo l’aumento delle indennità che sarà quantificato in un secondo momento con legge regionale: “La Regione attua un concorso finanziario volto a ridurre l’impatto sui bilanci comunali dei maggiori oneri derivanti dall’aumento delle indennità degli amministratori locali. Il concorso finanziario è definito con legge regionale”. Il commento è stato poi riportato sulla pagina facebook del movimento Grande Nord del Friuli. Il testo prosegue: “Insomma migliaia di lavoratori non hanno ancora ricevuto la Cig in deroga per le lentezze della regione, centinaia di commercianti e di artigiani rischiano in autunno la chiusura, migliaia di famiglie sono state costrette a chiedere i “buoni spesa alimentari”, ma per le tasche dei politici friul-giuliani “l’argent” non manca mai”.
Che dire? Non manca nulla, per qualcuno che è più uguale degli altri. Sia chiaro che non è un reato retribuire l’attività politica. La questione è semmai avere politici competenti e con un bagaglio di conoscenze sufficienti per amministrare bene e delegare altrettanto bene ai tecnici di individuare le migliori soluzione per gestire la cosa pubblica. Angela Merkel ad esempio guadagna meno di un consigliere regionale ma non crediamo che, in tempo di covid, si sarebbe mai sognata di fare un ritocchino all’emolumento di cancelliera.    
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