FRIEDMAN DICEVA: “L’EURO SARA’ UN FALLIMENTO”! CI HA PRESO!

di STEFANO MAGNI

“E poi non ditemi che non vi avevo avvertiti!”, potrebbe benissimo esclamare l’economista Milton Friedman (1912-2006), se fosse ancora vivo. Il padre della “Scuola di Chicago”, premio Nobel per l’Economia nel 1976, per molti italiani e americani è diventato sinonimo del “liberismo”. Fin da prima dell’introduzione della valuta comune europea aveva previsto la crisi che stiamo vivendo da tre anni a questa parte.

Nel 1998, intervistato da “Liberal” (che allora era mensile), Friedman aveva avvertito gli italiani: “Supponete che le cose vadano male e che l’Italia sia in difficoltà. Con un lira indipendente, il problema può essere limitato intervenendo sul tasso di cambio della valuta. La svalutazione della lira potrebbe, in effetti, contribuire a diminuire i prezzi e i salari di un’economia in crisi, in rapporto a quelli delle economie dei Paesi vicini, aumentando la competitività relativa. Il vantaggio tattico di questo singolo meccanismo di correzione dei prezzi, con l’adozione di una valuta comune, non sarebbe più disponibile”. In caso di “shock asimmetrici”, nei Paesi più fragili, costretti a coesistere con la stessa valuta di quelli più forti, prevedeva Friedman, “il futuro dell’euro sarebbe molto più difficile”. Sempre nel 1998, aggiungeva: “Se l’Europa sarà fortunata e per lungo tempo non subirà shock esterni, i cittadini si adatteranno alla nuova realtà e l’economia diventerà flessibile e deregolata, allora tra 15 o 20 anni raccoglieremo i frutti dati dalla benedizione di un fatto positivo. Altrimenti (l’euro, ndr) sarà una fonte di guai”.

Ma si è realizzata la peggiore delle ipotesi. Prima di compiere i suoi primi 15-20 anni, l’eurozona ha subito lo shock della grande crisi finanziaria del 2008. E, nel frattempo, nessuna delle sue economie (tantomeno quelle italiana, greca, spagnola e portoghese) era diventata “più flessibile e deregolata”. Anzi, in Italia (e negli altri Paesi in crisi) ci ritroviamo ancora con mercati rigidamente regolamentati dallo Stato. E quindi: disastro.

Nel 2000, all’indomani dell’introduzione della moneta comune europea, Milton Friedam diceva, in una conferenza tenuta alla Banca del Canada: “Io credo che l’euro stia vivendo una fase di luna di miele. Spero che abbia successo, ma le mie aspettative sono veramente basse. Io penso che le differenze, fra i vari Paesi che l’hanno adottato, siano destinate ad accumularsi. E che i primi shock asimmetrici possano peggiorare il quadro. Ora come ora, l’Irlanda è ben diversa dalla Spagna e dall’Italia e necessita politiche monetarie completamente differenti. Da un punto di vista puramente teorico, è difficile credere che questo sia un sistema monetario stabile nel lungo periodo”. Nella stessa occasione, Friedman ricordava che: “Se guardiamo al passato recente, (i Paesi europei, ndr) hanno tentato la via dei tassi di cambio fissi che, in ogni occasione, non hanno retto. Abbiamo visto le crisi del 1992 e 1993. Prima dei tassi di cambio fissi, l’Europa aveva il ‘serpente monetario’ e nemmeno quello aveva retto. Il verdetto del passato non è favorevole all’euro. Ora ha solo un anno di vita. Diamogli tempo per sviluppare i suoi problemi”.

In un’altra intervista rilasciata in Italia, questa volta al Sole 24 Ore (nel 2003), Friedman notava anche gli svantaggi per le economie più forti dell’eurozona: “Paesi come Francia e Germania hanno accettato di entrare nell’euro a tassi di cambio che sopravvalutavano di molto le loro valute. E’ chiaro, oggi è facile dirlo guardando indietro e non ho dubbi che le decisioni furono prese in assoluta buona fede. Detto questo ora è l’euro a trovarsi in una situazione di sopravvalutazione, ed economie come quella tedesca o italiana che poggiano molto sull’esportazione ne soffriranno, con in più la frustrazione di poter fare ben poco in proposito. In un contesto di difficoltà, la risposta tradizionale la conosciamo: c’è la svalutazione competitiva, che oggi non è più possibile per i singoli Paesi. Il nocciolo della questione oggi non è il Patto di stabilità, ma l’euro: presto finirà per collassare, o quanto meno per svalutarsi di molto perché secondo me, ai livelli attuali, scardina le economie invece di aiutarle”.

Ancora nel 2005, in una delle ultime intervista rilasciate dal grande economista al periodico New Perspectives Quarterly Magazine, Friedman confermava la sua tesi: “L’euro sarà più una fonte di problemi che non di benefici”. E dava anche una spiegazione monetaria al suo pessimismo: “L’euro è un esperimento senza precedenti. Per quanto ne sappia io, non c’è mai stata un’unione valutaria, composta da più Stati indipendenti, basata su una moneta fiat (a corso forzoso, ndr). Finora abbiamo conosciuto unioni basate su monete metalliche, d’oro o d’argento, ma non su una moneta fiat, una valuta che tende all’inflazione, emessa da entità politicamente indipendenti”. Sette anni dopo, nel 2012, vediamo benissimo che è già in corso un braccio di ferro fra governi nazionali e Bce, con i primi che chiedono a gran voce di stampare più moneta e la seconda che comincia a cedere alla pressione: Mario Draghi, l’attuale presidente della Banca Europea, sta iniziando coi prestiti alle banche, poi si vedrà.

Riassumendo: Friedman prevedeva un futuro nero per l’euro in caso di shock asimmetrici e spiegava la sua fragilità con la sua stessa natura. Ma allora perché abbiamo adottato, a tutti i costi, questa roba? Contrariamente a quanti condannano i banchieri e vedano nell’euro un prodotto di un’Europa “economica”, contrapposta ad una “politica”, Friedman vedeva male l’euro perché è nato quale prodotto puramente politico. L’introduzione della valuta comune è frutto di un sogno ideologico: l’idea che, facendo l’euro, si sarebbero fatti gli europei. Un’utopia che non ha ancora funzionato con i soli italiani (nonostante l’uso della forza militare impiegata dai Savoia) e che difficilmente funzionerà per i 17 popoli (senza contare le minoranze) dell’eurozona.

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10 Comments

  1. ” se i biglietti ( nazionali ) emessi fossero garantiti come è indispensabile da specifiche imposte per il loro riscatto entro un tempo stabilito di durata ragionevole, efossero di valori adeguati per la circolazione, non sarebbe necessario nè giusto alcun interesse su di essi.” (jefferson) banale vero?

  2. Non so chi sia questo Friedman. Io parlavo già nel 1992 del fallimento dell’ItaGlia e mi davano del pirla.
    Il problema sono le cicale e FallItaGlia ne ha da vendere.

  3. E’ questo mi dà lo spunto per parlare di una debolezza che noi padani dovremo affrontare, quando saremo indipendenti: la pochezza dei nostri intellettuali, nello specifico: gli economisti! Sì, perchè al Sud possono contare sul Prof. Antonio Martino, amico di Friedman, che non ha votato né le ultime tremontate, né la fiducia a Monti. Purtroppo, nelle nostre università padane continuiamo a sfornare cloni degli n-monti, tutti spesa pubblica e intervento statale, estimatori di Keynes! Solo Bossi poteva considerare inutili le meningi, al fine di renderci indipendenti!

  4. Sarà meglio che leggiamo tutti Shock Economy di Naomi Klein, capiremo meglio quanto sia pericoloso dare retta a Friedman e alle sue teorie, e soprattutto a uso di chi sono state create. La deregolamentazione dei mercati, l’indebolimento dello stato è un vantaggi solo per i soliti noti. La crisi finanziaria non ha colpito l’Europa così per caso, è stata creata appositamente per impoverire i povei e arricchire i soliti. Diffidate di Friedman e della sua scuola.

    • Ho letto Naomi Klein e sono giunto alle stesse conclusioni di Voltaire, quando rispondeva a chi gli chiedeva se avesse letto i Padri della Chiesa: “Li ho letti e me la pagheranno”.

    • Nello specifico Friedman ha avuto ragione, come tutti gli euroscettici. Ma se preferisce mariomorti, si accomodi. Mi pare che il genio di quest’ultimo si stia palesando a 720° (360° non bastano per tutte le cretinate che ha fatto).

    • Le crisi finanziarie non vengono “create”. Mi spiace per i complottisti, ma la finanza è molto meno avventurosa di quanto loro credano. I burattinai che controllano l’andamento dei mercati esistono solo nella testa di qualche furbone che vuole vendere libri spazzatura (ce ne sono tantissimi). Comunque se c’è qualcuno di cui bisogna diffidare, sono i giornalisti che parlano di economia (come la Klein). Sono in genere persone senza nessuna reale conoscenza di ciò di cui scrivono, e dicono sempre sciocchezze colossali.

      • io credo che come al solito la verità stia nel mezzo! personalmente credo che la finanza e le banche abbiano rotto ampiamente i coglioni e credo sia l’ora di adottare VERAMENTE le teorie keynesiane e post-keynesiane perchè nella storia di politiche economiche di stampo liberista o come dicono oggi neoliberista ce n’è un vasto esempio e i risultati DISASTROSI li conosciamo!Anche se devo dire c’è sempre qualche ignorante coglione che crede ai mentitori come giannino o boldrin!! SVEGLIA LA VITA E IL VERO LAVORO E’ FATTO DI ECONOMIA REALE NON DI MINCHIATE E SCOMMESSE MATEMATICHE!! LA FINANZA DEVE ESSERE ASSERVITA ALL’ECONOMIA REALE!!! OPPURE DOBBIAMO CONTINUARE A MANTENERE QUEGLI IMPRENDITORI FALLITI CHE SI RICICLANO NELLA FINANZA!!!

  5. secondo la sua visione anche l’oro avrebbe fallito se adottato come divisa…. dil fallimento in realtà è della mentalità Socialista dei Burocrati.

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