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Franco, referendum: il Pd frena. Ma allora, è si o no all’autonomia lombarda?

di CLAUDIO FRANCObandiera lombardia nuova

L’estate sembra portare consiglio agli esponenti del PD lombardo, che alla spicciolata si schierano a favore del referendum per l’autonomia differenziata approvato il 17 febbraio dal Consiglio Regionale, con il voto favorevole di tutti i partiti meno, appunto, il PD.

Non avevamo finito di gioire per il convinto SI’ al quesito (che richiede il consenso a un’intesa tra Regione Lombardia e Governo per ottenere da quest’ultimo maggiori competenze, seguendo la procedura del’articolo 116 della Costituzione) del Presidente della Provincia di Bergamo, Matteo Rossi, che ad esso si è aggiunto il SI’ di Giorgio Gori, Sindaco della città orobica.

Siccome però non è tutto oro quello che luccica, ecco la frenata; Jacopo Scandella, Consigliere Regionale in quota piddina, ferma tutto e afferma: “E’ chiaro che, una volta indetto, per noi si pongono due alternative: dato per scontato che votare NO sarebbe un assurdo, perché nonostante tutto il quesito chiede esattamente quello che vorremmo si facesse, si può scegliere di boicottare la consultazione perché inutile (l’ennesima provocazione leghista che non ha mai portato ad alcun risultato concreto), oppure votare SI, per fare “fronte comune” e accreditarci come sostenitori di una maggiore autonomia.” E, non contento, continua: “…avrei voluto poterne discutere con il Partito e con tutti gli istituzionali prima di assistere alle uscite sui giornali o alle feste della Lega.”

La dichiarazione è rilevantissima.

Da un lato, segnala la spaccatura tutta interna ai democratici della Lombardia, divisi tra una segreteria decisa a scontrarsi a tutti i costi con la maggioranza di governo ed esponenti territoriali che avvertono la pressione popolare su un tema che mette tutti, ma proprio tutti, i lombardi d’accordo: più autonomia per la Lombardia.

Dall’altro, mostra come i vertici piddini non sappiano che pesci prendere. Il decreto di indizione del referendum assocerà la consultazione alle elezioni amministrative della primavera 2016. E’ quindi evidente come il boicottaggio del voto (un “andate al mare”, per intenderci, opzione non esclusa da Scandella), non sia una strada percorribile, pena la sconfitta nella sfida principale, la tenuta della Milano post-Pisapia. E nemmeno il NO è una strada percorribile.

Resta quindi un’unica opzione ai democratici lombardi. Schierarsi per il SI’. E così facendo sconfessare l’operato di Matteo Renzi, che in collaborazione con la Ministra Boschi, sta confezionando una riforma costituzionale di stampo ultracentralista, con le Regioni riportate ad una piena dipendenza dallo Stato centrale, sia che governino bene (come la Lombardia) sia che sprechino e malgovernino (come Lazio e Mezzogiorno).

A questo punto non resta che prepararsi alla campagna referendaria. I fautori del SI’ possono stare tranquilli. La strada è spianata (anche dagli avversari).

Claudio Franco, Movimento Avanti

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