Al detenuto è negata la bandiera di San Marco

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Luciano Franceschi, detenuto in attesa di giudizio per tentato omicidio nei confronti del direttore di banca di Camposanpiero (vedi notizia)  mi ha chiesto se era possibile avere una bandiera di San Marco. Ce n’era una in ufficio LIFE da cm. 30×90 in tessuto marino che avevo procurato una decina di anni fa e gliel’ho spedita tramite posta.

Questa mattina, 13 agosto 2013, ricevo una lettera da Luciano nella quale, fra l’altro mi dice: …..“Coando i te consegna a posta, el colonizzatore la vèrse davanti de ti, i me ga secuestrà a bandiera. El talian xe sta fortunà che iero sarà drio al blindo. Go avuo un momento de odio…”  La bandiera gli è stata sequestrata e non ci è dato sapere il motivo del provvedimento.

In Italia può succedere anche che ad un Veneto, detenuto, possa essergli negato il diritto di ricevere e appendere al muro della sua cella, la bandiera che identifica il suo popolo di appartenenza, la bandiera nazionale del popolo veneto. Magari a tutti gli altri detenuti, marocchini, albanesi, rumeni, africani, cinesi… è consentito ricevere e poter tenere la propria bandiera ma ad un veneto, questo proprio no!

Dopo gli episodi di disprezzo verso la bandiera di San Marco avvenuti in piazza San Marco, il 12 maggio 1997 ad opera di un agente delle forze speciali che hanno catturato i “Serenissimi” e di un carabiniere che ha strappato dal palo da cui sventolava  a San Donà di Piave  in casa di Luigi Baesse (1966) ,  presidiata da LIFE contro il pignoramento, questo è, a distanza di anni, il terzo grave episodio di intolleranza da parte di chi dovrebbe garantire  i diritti anche dei più deboli.

Uno Stato che non è più in grado di garantire i diritti minimi è uno Stato ridotto ai minimi termini, al crepuscolo.

I Veneti sono i più vessati, i più sfruttati ed i più discriminati da questo Stato, alla faccia del Ministri Kyenge. Spetta solo a noi veneti, ripristinare il nostro diritto all’autodeterminazione scrollandoci di dosso l’insostenibile giogo italiota, costi quel che costi.

*Daniele Quaglia – L.I.F.E. Veneto

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