FORMIGONI SALVA LA POLTRONA. DE GREGORIO NON VA IN GALERA

di REDAZIONE

È stata bocciata dal Consiglio regionale della Lombardia la mozione di sfiducia presentata da Pd, Idv e Sel – e votata anche dall’Udc – al presidente della Regione, Roberto Formigoni. Pdl e Lega hanno respinto la richiesta di dimissioni per andare al voto anticipato, al termine di un lungo dibattito. La votazione è avvenuta con voto palese. I sì alla mozione di sfiducia sono stati 28, 49 i no e nessun astenuto. Quindi gli schieramenti hanno votato compatti secondo le previsioni. Quando è stato proclamato il risultato della votazione, dai banchi della maggioranza di Pdl e Lega e da quelli della Giunta (in cui lo stesso Formigoni è stato presente tutta la giornata) è scattato un lungo applauso.

«Ci sono state inchieste su giornali e televisioni, tonnellate di articoli che avrebbero abbattuto tonnellate di bufali, ma ho resistito perchè quello che ci viene contestato non corrisponde a verità». Lo ha detto il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, sottolineando durante la seduta del Consiglio regionale che all’ estero altri politici si sono dimessi «perchè avevano riconosciuto giuste le contestazioni che gli erano state rivolte». «Le contestazioni che sono state rivolte a me non corrispondono a verità – ha spiegato – e non posso permettere che venga infangata la mia figura». Formigoni ha ribadito in Aula che «non è arrivato nessun avviso di garanzia, nessun membro della Giunta è sottoposto a indagini» e per l’ospedale San Raffaele e la clinica Maugeri «non è stato dissipato un solo euro di denaro pubblico».

«Dopo un anno di indagini non c’è alcuno di Regione Lombardia sottoposto a indagine». Lo ha sostenuto il presidente Roberto Formigoni nel suo intervento in aula sulla mozione di sfiducia. Ribadito che «non c’è un euro pubblico dissipato», specie in ambito sanitario, Formigoni ha osservato (suscitando anche ironie dai banchi dell’opposizione) che «se ci fosse un euro, dopo un anno di indagine, la magistratura avrebbe mandato almeno un avviso di garanzia».

 

E intanto al  Senato con 169 no, 109 sì e 16 astenuti boccia, a scrutinio segreto, la richiesta dei pm di arresti domiciliari per il senatore Sergio De Gregorio coinvolto nell’inchiesta sul faccendiere Valter Lavitola. Il Senato ribalta il verdetto della Giunta. Vota contro la proposta di arresto il Pdl,a favore Lega, Pd,Idv,Udc.

«Anche oggi, come tante altre volte, la pervicace volontà con la quale il Pdl ha richiesto e ottenuto il voto segreto sugli arresti domiciliari di De Gregorio ha raggiunto l’obiettivo prefisso: offrire copertura ai senatori che volevano votare contro l’arresto senza essere identificati. Lo afferma il vicepresidente dei senatori del Pd Luigi Zanda che chiama in causa il Carroccio. »Oggi del voto segreto richiesto dal Pdl – sostiene Zanda – ne ha approfittato la Lega Nord che dopo una contorta e indecifrabile dichiarazione di ‘facciatà in cui annunciava di votare a favore dell’arresto, ha poi, nel segreto, votato contro, salvando De Gregorio«.

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