Tasse e stato, l’unica speranza è il sistema svizzero: i cittadini siano “padroni”

di GIANMARCO LUCCHI

“Tagliare un punto di Irpef, che per altro ora appare ipotesi definitivamente archiviata, e aumentare un punto solo di Iva. Limare qualcosa del cuneo fiscale. Sono tutti piccoli aggiustamenti che in nessun modo cambiano la vita dei cittadini e l’andazzo di questo Stato ridotto come sappiamo. Non è così che si potrà mutare il futuro della nostra gente”. Francesco Formenti, brianzolo, ex parlamentare di lungo corso della Lega Nord, oggi è uno dei dirigenti di Unione Padana. La sua convinzione è che senza un radicale ribaltamento del rapporto fra lo Stato e i cittadini non cambierà mai nulla. “Oggi i cittadini sono sudditi e lo Stato si considera padrone della situazione. Così, quando i conti per reggere in piedi la sua macchina gigantesca non tornano e magari manca un miliardo di euro, ecco che spreme l’equivalente dalle tasche di coloro che considera nient’altro che i propri sottomessi”.

“Così – continua l’ex parlamentare – non si va da nessuna parte. Anzi, a causa dell’impatto devastante del Fiscal Compact e del Fondo salva stati, delle cui conseguenze i grandi mezzi di comunicazione non hanno raccontato un fico di niente ai cittadini, avremo davanti vent’anni di miseria per poter rispettare questi meccanismi creati per tenere in piedi questa Europa”.

Ma se questo è lo scenario, che non sembra lasciare spazio ad alcun ottimismo di sorta, esiste una ricetta che potrebbe cambiare il triste destino di un Paese come l’Italia o comunque delle comunità che la compongono, a cominciare da quella padana a cui Up si rivolge principalmente?

“Ci sono due misure che potrebbero essere messe in atto per ribaltare la situazione. Innanzitutto il singolo cittadino dovrebbe essere trattato come una sorta di “azienda”, cioè dovrebbe pagare le tasse sull’utile che gli rimane in mano ogni anno, detratte tutte le spese che sostiene per vivere, ovviamente documenti alla mano. In altri termini se ciascuno di noi potesse detrarre dal proprio reddito complessivo le spese sostenute per vivere, per la casa, la scuola, per l’auto, per la salute, per i trasporti e per il tempo libero, ciò metterebbe in concorrenza fruitore e fornitore del bene/servizio, scontrini e fatture non sarebbero più un optional ma una pratica scontata. A quel punto l’evasione diventerebbe assai marginale e quella dell’Iva in pratica si azzererebbe. Tolte tutte le spese sostenute in un  anno, ciascuno di noi sarebbe poi chiamato a pagare un’aliquota congrua sul reddito che ancora gli resta ancora disponibile”.

Domanda: ma se uno consuma ogni mese 5 mila euro di champagne regolarmente fatturato, anche una spesa voluttuaria come questa verrebbe scaricata? “Si – risponde Formenti – se una spesa del genere è giustificata dal reddito e se il tizio non viene a raccontare che è andato in passivo a causa delle sue costose bevute”.

Ma questa è solo una faccia della medaglia propugnata dagli indipendentisti padani. L’altra è ugualmente importante se non di più. Continua Formenti: “E’ il popolo sovrano il vero “padrone” dello Stato e non viceversa come accade oggi, per cui deve essere il popolo, attraverso specifiche leggi, a definire la quantità di tasse che anno per anno viene destinata al funzionamento delle pubbliche istituzioni e non queste ultime che cambiano le regole del gioco quando si accorgono che i soldi non bastano per automantenersi. Il cittadino paghi le tasse al proprio Comune il quale, sulla base delle leggi vigenti, destinerà un tot alla Regione e allo Stato, che dovranno funzionare con quanto ricevuno, punto e basta. E se non ci stanno nel budget dovranno fare cura dimagrante. E’ il meccanismo svizzero, tanto per intenderci, dove è stabilito dalla legge la quota di tasse destinata al Comune, al Cantone e alla Confederazione. Dopo di che un comune o una regione (come succede in terra elvetica) può decidere, con lpavallo fondamentale dei propri cittadini, di fornire meno servizi e quindi far pagare meno tasse, oppure di fornirne in quota maggiore e applicare un’aliquota fiscale più elevata. Da qui nasce la concorrenzialità tipica del federalismo svizzero”.

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