Fondazioni bancarie: la casta inamovibile dei politici trombati e ottuagenari

di REDAZIONE

Sono considerate indispensabili per la stabilita’ delle banche. Ma anche un freno per il rinnovamento, soprattutto in termini generazionali. Le Fondazioni restano al centro del sistema finanziario e continuano a dividere esperti e politici, quando e’ in corso una stagione di rinnovi all’insegna della continuita’ nei ruoli di vertice. Il primo marzo Antonio Finotti (foto in alto), 84 anni, ha ricevuto un’investitura fino al 2018 alla presidenza di Cariparo, ente di Padova e Rovigo. Pochi mesi prima, a Treviso, Dino De Poli, sempre (foto in mezzo) 84 anni, e’ stato confermato alla guida di Cassamarca fino al 2018. E tra poco Giuseppe Guzzetti (foto sotto), 78 anni, presidente dell’Acri e di Cariplo, incassera’ un nuovo mandato scadenza 2019. Facile per molti parlare di casta, quando in Parlamento e’ sbarcata una nutrita pattuglia di Grillini e anche i vertici delle banche, una volta impermeabili, si sono aperti alla logica di un avvicendamento fisiologico, legato ai risultati e al gradimento degli azionisti. Ebbene, le Fondazioni sembrano da questo punto di vista inespugnabili. Quando invece, come sostiene Andrea Resti, professore di Economia dei mercati e degli intermediari finanziari alla Bocconi, servirebbe linfa nuova. Piu’ che di ricambio ai vertici, spiega “preferirei parlare di un ricambio culturale: mercati finanziari sempre piu’ instabili e strumenti finanziari sempre piu’ complessi e opachi, proposti da banche d’investimento non proprio disinteressate, rendono necessarie competenze che vent’anni fa non erano cosi’ cruciali”.

Forse, ragiona l’economista, “sono finiti i tempi in cui anche un politico trombato poteva fare un buon lavoro, purche’ avesse intuito e conoscenza del territorio”. Le parole di Resti si inseriscono in un’analisi piu’ ampia. In materia di fondazioni bancarie, dice, “ci sono certamente passi avanti da fare. Una maggiore trasparenza dei bilanci per esempio non guasterebbe: viene da chiedersi per quale motivo le banche siano assoggettate a complessi e approfonditi schemi di bilancio obbligatori (con allegati e prospetti di dettaglio predefiniti) e il soggetto che sta al piano di sopra (e che pure e’ un investitore professionale che puo’ acquistare derivati e in qualche caso addirittura investire a leva) abbia vincoli informativi cosi’ poco stringenti”. Il pericolo “piu’ grave”, secondo Resti, e’ tuttavia quello di “un passo indietro”. E’ vero, argomenta, che con la crisi finanziaria “alcune fondazioni hanno conosciuto risultati deludenti, ma si tratta proprio di quelle fondazioni che sono state maggiormente restie a seguire il percorso di sviluppo tracciato dalle leggi Amato e Ciampi (che chiedevano di ridurre l’influenza sulla banca conferitaria e di diversificare il portafoglio anziche’ restare appesi al settore finanziario come babbuini a un banano)”.

Il caso Mps e le responsabilita’ emerse per la gestione della fondazione senese, del resto, rendono il dibattito particolarmente attuale. A caldo, nei giorni successivi all’emergere dello scandalo senese, il responsabile economico del Pd, Stefano Fassina, rendeva bene l’idea di un’esigenza di rinnovamento che secondo molti osservatori riguarda tutto il sistema delle Fondazioni. Primo, diceva Fassina, “nel riformare la legge Ciampi si potrebbe qualificare la composizione delle nomine di provenienza politica”. In sostanza, “per evitare ossificazioni si potrebbero imporre regole sul ricambio ai vertici delle Fondazioni, garanzie sulle competenze dei nominati”. Perche’ “regole diverse e nuove, senza spirito punitivo, sarebbero nell’interesse di tutti”. Resta comunque nutrita la schiera dei ‘difensori d’ufficio’ delle Fondazioni. “Sono totalmente scettico rispetto all’idea di un rinnovo generazionale a prescindere. Deve continuare a prevalere l’idea di una societa’ meritocratica. E vale in Parlamento come nelle fondazioni bancarie” , premette Giorgio La Malfa. L’ex ministro, esperto di temi finanziari, interpellato dall’Adnkronos, riconosce agli Enti il merito di aver “assicurato stabilita’” al sistema in un momento particolarmente difficile. Le Fondazioni, tiene a sottolineare, “sono invece tutte gestite abbastanza bene. Non si puo’ dire che ci sia stata una cattiva gestione e non ci sono effetti negativi sulla governance delle banche”.

Fonte originale: Adn Kronos

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