Fondazione Gimbe, l’autonomia del governo non migliora la sanità. In tre regioni del Nord resterà il 94% della mobilità dal Sud

“Oggi la situazione del Servizio sanitario nazionale è critica perché i principi fondanti della legge istitutiva sono stati sostituiti nel corso degli anni da liste di attesa… In sanità le esigenze di autonomia avanzate da tutte le regioni sono togliere i tetti di spesa del personale ed effettuare dei contratti di formazione-lavoro… Se attuiamo invece l’autonomia relativa alle richieste di revisione del sistema tariffario, rimborso, remunerazione, compartecipazione salta qualsiasi possibilità di indirizzo e verifica da parte dello Stato. Ci sono autonomie eccessive quali la gestione della contrattazione collettiva di lavoro oi fondi sanitari integrativi al di fuori dell’alveo normativo nazionale”.

Lo ha detto il presidente della Fondazione GIMBE, Nino Cartabellotta, in audizione in commissione Affari costituzionali del Senato sul ddl Autonomia differenziata. “Il ministero della Salute ogni anno monitora gli adempimenti dei Lea da parte delle Regioni. Nel decennio 2010-2019 – ha aggiunto – nel primo quartile si collocano solo Regioni del Nord, se prendiamo i primi due si collocano solo due Regioni del Centro, le Marche e l’Umbria. Tutte le Regioni del Centro-Sud stanno nei quartili inferiori. Nel 2020 ci sono solo 11 Regioni adempienti, di cui solo la Puglia come Regione del Sud. Tutto questo alimenta il fenomeno della mobilità sanitaria, che nel decennio 2010-2019 trova nei primi quattro posti con saldo positivo le 3 Regioni che hanno chiesto le maggiori autonomie con un saldo attivo di quasi 11 miliardi e 13 Regioni, quasi tutte del Centro-Sud hanno accumulato nello stesso periodo un saldo negativo di 14 miliardi. Nel 2020 il 94% della mobilità sanitaria attiva si concentra in Lombardia, Emilia Romagna e Veneto”.

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