Foibe, un lungo elenco per ricordare i nostri connazionali

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

I territori che i nostri compatrioti dovettero lasciare-vivi o morti-, erano stati difatti abitati dalla popolazione Veneta della Repubblica di Venezia dal 1100 circa d.C:  nel corso di oltre otto secoli quei territori furono parte integrante della Serenissima e le Popolazioni che vi si stanziarono da quel lontano 1100, lungo le coste e in ampie zone interne della Venezia Giulia, erano fatte di cittadini Veneti. Quelle Città sul mare, quei Paesi costruiti,  furono per secoli funzionali al commercio e alla navigazione delle flotte veneziane verso l’Egeo e verso i commerci con l’Oriente e le popolazioni furono nei secoli autoctone per quelle coste e quelle isole. Radicarono nei Secoli una loro cultura le cui basi, lingua, abitudini, architettura, modo di sentire restarono integralmente legate a Venezia e al suo Governo. Tutto questo ebbe vita fino al Trattato di Campoformido (Campoformio) del 1797, tra Napoleone Bonaparte, per conto del Direttorio Francese, e l’Austria del Sacro Romano Impero, in virtù del quale Venezia e tutti i suoi territori passavano sotto gli Asburgo d’Austria; quelle terre e quelle popolazioni seguirono il destino di Venezia, mantenendo e seguitando a condividere con Venezia tutto quello che era il patrimonio culturale e storico comune. Nel corso dei secoli solo un territorio/città un pò particolare si era inserito tra questi territori al di fuori del governo del Leone Alato: Fiume. Tra le tante lingue parlate in città si usò, sino alla fine della Seconda Guerra Mondiale, il fiumano, ossia il Veneto da Mar, del quale esiste anche un dizionario, ed è una parlata tuttora usata dai membri della minoranza italica.

Fiume fu per secoli una città di confine e d’incontro tra le culture ungherese, austriaca, slava, veneziana; non fu -se non per breve periodo- sotto il governo di Venezia ma divenne nei secoli una specie di “libero Porto franco” da cui i mercanti italiani e veneziani si spingevano verso l’interno della Regione Balcanica fino in Ungheria. Fu Feudo dei Frangipani, poi sotto gli Asburgo d’Austria, poi Ungherese, Croata – con scarsa sopportazione- a metà del 1800, di nuovo Ungherese e di nuovo Austriaca fino al “colpo di testa”(e di mano) di D’Annunzio, che forzò dapprima, nel 1919 con il Trattato di Rapallo tra Italia e Regno Serbo-Sloveno-Croato, la Costituzione dello Stato Libero di Fiume e nel 1922, assieme ai fascisti, l’annessione all’Italia in spregio degli accordi internazionali e della volontà della Costituente Fiumana (presieduta da Riccardo Zanella) di restare Indipendente. L’annessione fu formalizzata nel 1924 dal Trattato di Roma tra Italia e Regno di Jugoslavia ( l’Italia annesse parte della Slovenia, parte della Banovina di Croazia nord-occidentale (che venne accorpata alla Provincia di Fiume), parte della Dalmazia e le Bocche di Cataro (che andarono a costituire il Governatorato di Dalmazia). Anche qui i nodi vennero al pettine nel 1945 e non pagarono nè D’Annunzio né i suoi, ormai non più tra noi: pagarono i Fiumani. Nei territori annessi fu avviata una politica di italianizzazione forzata del territorio e della popolazione.

In tutto il Quarnero e la Dalmazia si innescò dalla fine del 1941 una crudele guerriglia, contrastata da una repressione che raggiunse livelli di massacro dopo l’estate 1942. Il 12 luglio 1942 nel villaggio di Podhum, per rappresaglia furono fucilati da reparti militari italiani per ordine del Prefetto della Provincia di Fiume, Temistocle Testa, tutti gli uomini del villaggio di età compresa tra i 16 ed i 64 anni. Sul monumento che oggi sorge nei pressi del villaggio sono indicati i nomi delle 91 vittime dell’eccidio. Il resto della popolazione fu deportata nei campi di internamento italiani e le abitazioni furono incendiate. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, Fiume fu occupata qualche settimana dai tedeschi, invece che dai croati di Ante Pavelić, quando nell’ottobre 1943 passò sotto la giurisdizione della RSI, fino all’agosto 1944, quando anche formalmente cessò l’amministrazione italiana, nonostante truppe della repubblica di Salò restassero insieme all’amministrazione tedesca. Il resto del massacro lo fecero i Tedeschi e successivamente gli Jugoslavi: Tito confermò l’esistenza delle foibe come occultamento di cadaveri e i governi jugoslavi successivi mai smentirono. A partire dal maggio del 1945, si verificarono arresti e sparizioni in tutte le provincie della Venezia Giulia (Trieste, Gorizia, Fiume e Pola). A Gorizia e Trieste (occupate dal 1º maggio), le violenze cessarono con l’arrivo degli alleati il 12 giugno; a Pola (occupata dal 5 maggio) soltanto il 20 giugno; invece a Fiume, semplicemente, gli alleati non giunsero, e il martirio continuò imperterrito. Dopo la liberazione delle tre città giuliane (seppur temporanea, come a Pola) si riscontrò l’uccisione di diverse migliaia di persone, molte delle quali gettate nelle foibe ancora vive.

Il quadro etnico-politico che nel corso del XIX° secolo si presentava in quei territori e nei territori dell’interno, oltre il Carso e lo spartiacque delle Alpi Dinariche, vedeva dunque il dominio totale dell’Impero Austro-Ungarico, pur nel rispetto formale della lingua, abitudini, riferimenti culturali delle varie Etnie, sia della Costa  che dell’interno, e sia delle popolazioni inurbate che sparse nelle zone agricole e montuose.  Oltre alle divisioni etniche tra Slavi e Veneti, assumevano importanza anche le divisioni etniche tra Slavi (Sloveni, Croati, Serbi, Montenegrini, Bosniaci, Bosgnacchi ecc.) che si basavano anche su un bagaglio di divergenze e intolleranze reciproche plurigenerazionali. Sempre nel XIX° secolo, nel risveglio delle coscienze nazionali- vedi il Risorgimento-presero campo teorie politiche tese al superamento delle divergenze interetniche per progettare uno Stato Nazionale Slavo; in questo Stato Nazionale si prevedeva una sorta di “supervisione” da parte dell’Austria (Piccolo Panslavismo) o della Russia (Grande Panslavismo); le tesi furono ufficializzate al Congresso di Praga del 1848; su queste teorie se ne innestava una terza, prevedente uno Stato Nazionale più limitato formato dalle sole etnie Slovena e Croata, denominata “Illirismo” o “Croatizzazione” e che prevedeva un confine con le Genti Italiche addirittura all’Isonzo. Nel disegno Panslavista- comunque lo si volesse realizzare- il confine occidentale era dunque addentro ai territori di pretto Popolo Veneto e le Genti Venete della Giulia, Istria e Dalmazia già erano ritenuti “corpi estranei”; un problema che le Etnie Slave avrebbero dovuto in qualche modo risolvere prima o poi.

Tenendo presente quanto esposto vorrei adesso condurvi in epoche a noi molto più vicine: Repubblica Jugoslava, anni ’90 dello scorso secolo; Guerre Jugoslave, guerre interetniche, condotte con massacri immani di civili, etnia contro etnia; Sloveni contro Croati e Serbi, Croati contro Bosniaci, Bosniaci contro Bosgnacchi, Serbi contro Bosniaci e Croati, Albanesi contro Serbi, Musulmani contro Cristiani in Bosnia e via dicendo per varie sfumature in un quinquennio di orrore e sangue. In questo casino immane e tragico, mentre a turno le Etnie si scannavano, la Germania del Cancelliere Kohl e gli Stati Uniti di Clinton foraggiavano di armi e denaro Slovenia e Croazia, per prepararsi a sfruttare il “dopo”, mentre l’Italia guardava, al solito, dal buco della serratura. Gli Storici, quelli veri, non quelli che sulla storia fanno a volte interpretazioni e aggiustamenti per motivi di parte, hanno analizzato le cause di quelle guerre fatte di massacri, enormi per atrocità e numeri: sono più o meno le stesse che facevano individuare nei Giuliano/Veneti, Istro/Veneti, Dalmato/Veneti/Fiumani del 1800, il “corpo estraneo” nello Stato Slavo auspicato dalle teorie politiche; le ripeto per chiarezza: “…il nazionalismo imperante… gli antichi odi e contrapposizioni interetniche… le motivazioni economiche… la contrapposizione tra le popolazioni delle fasce urbane e le genti delle aree rurali e montane, oltre che gli interessi di alcune entità politiche e religiose…” . Niente di nuovo sotto il sole, dunque!

In questo elenco sono segnalate foibe e cave nelle quali son stati trovati resti umani o che secondo le testimonianze conterrebbero dei resti umani, dei quali solo una minima parte è stata recuperata:

Foiba di Basovizza (Trieste) monumento nazionale (testimonianze di centinaia di infoibamenti)
Foiba di Monrupino(Trieste) monumento nazionale (testimonianze di centinaia di infoibamenti)
Foiba di Barbana
Foiba Bertarelli (Pinguente)
Foiba di Brestovizza
Foiba di Campagna (Trieste) (assieme alle foibe di Opicin e Corgnale, circa duecento infoibati, i cui corpi non sono stati recuperati)
Foibe di Capodistria (una commissione slovena fece ispezionare le ottantun cavità con entrata verticale che circondano la città: in diciannove di esse sono stati ritrovati resti umani. Recuperati cinquantacinque corpi, secondo le testimonianze nella zona furono eliminati centoventi persone di San Dorligo della Valle)
Foiba di Casserova (vicino a Fiume, estremamente difficile il recupero dei corpi)
Foibe di Castelnuovo d’Istria
Foiba di Cernizza (due salme recuperate nel 1943)
Foiba di Cernovizza (Pisino) (circa 100 uccisioni)
Foiba di Cocevie
Foiba di Corgnale  (assieme alle foibe di Campagna e Opicina, circa duecento infoibati, corpi mai recuperati)
Foiba di Cregli (otto corpi recuperati nel 1943)
Foiba di Drenchia
Cava di bauxite di Gallignana (ventitré coripi recuperati nel mese di ottobre 1943)
Foiba di Gargaro o Podgomilla (Gorizia) (circa ottanta morti)
Foiba di Gimino
Foiba di Gropada (trentaquattro persone eliminate con colpo alla nuca il 12 maggio 1945, corpi non recuperati)
Foiba di Jurani
Cava di bauxite di Lindaro
Foiba di Obrovo (Fiume)
Foiba di Odolina
Foiba di Opicina (assieme alle foibe di Campagna e Corgnale, circa duecento infoibati, corpi mai recuperati)
Foiba di Orle (numero imprecisato di corpi recuperati nel 1946
Foiba di Podubbo (cinque corpi individuati e non recuperati)
Foiba di Pucicchi (undici corpi recuperati nel 1943)
Foiba di Raspo
Foiba di Rozzo
Foiba di San Lorenza di Basovizza
Foiba di San Salvaro
Foiba di Scadaicina
Abisso di Semez (individuati i resti di 80/100 persone, mai recuperati)
Foiba di Semi (Istria)
Abisso di Semich (un centinaio di corpi individuati ma non recuperati)
Foiba di Sepec (Rozzo)
Foiba di Sesana (un nuermo imprecisato di corpi recuperati nel 1946)
Foiba di Terli (ventisei corpi recuperati nel 1943)
Foiba di Treghelizza (due corpi recuperati nel 1943)
Foiba di Vesvovado (sei corpi recuperati)
Foiba di Vifia Orizi (testimonianze di circa 200 persone eliminate)
Foiba di Villa Surani (ventisei corpi recuperati nel 1943)
Foiba di Vines (54 corpi recuperati nel mese di ottobre 1943)
Foiba di Zavni (Selva di Tarnova)

Campi di Concentramento, nei quali morirono la maggior parte della vittime delle foibe furono:

Campo a Borovnica
Campo a Skofja Loka
Campo a Osijek
Campo a Stara Gradiska
Campo a Sisak
Campo a Zemun
Campo a Vrsac
Campo a Osseh
Campo a Aidussina
Campo a Maribor 

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