Fisco: l’aumento Iva sulle sigarette produce un buco da 750 milioni

di GIORGIO CALABRESI

Lo Stato italico è talmente affamato di quattrini che, tassando a destra e a manca, non si accorge nemmeno di ottenere risultati contrari a quelli che si prefigge. Sta ad esempio assumendo i contorni di un duro autogol per il fisco italiano l’aumento dell’Iva al comparto del tabacco, con un buco stimato per le casse erariali da 750 milioni di euro a fine 2013. Un ammanco per le casse dello Stato che l’anno prossimo potrebbe arrivare anche ad 1 miliardo di euro, se si guardano le prime stime per il 2014. Eppure si sta parlando di un comparto che ogni anno garantisce alla voce «entrate» più di 11 miliardi di euro, anche se ha dato segnali di cedimento già prima dell’aumento dell’Iva. Stando al Bollettino mensile delle entrate tributarie relativo ad agosto 2013, diffuso dal Dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia, già nei primi otto mesi del 2013 il gettito dell’imposta sul consumo dei tabacchi è stato di 6.946 milioni di euro, pari cioè a 455 milioni di euro in meno (-6,1%) rispetto allo stesso periodo del 2012. Un dato che si è confermato negativo anche relativamente al solo mese di agosto, nel quale la tassazione sui prodotti da fumo ha prodotto entrate pari a 956milioni di euro, in calo di 18 milioni rispetto allo stesso mese dell’anno scorso (-1,8%), quando il dato era pari a 974 milioni. Poi è arrivato l’aumento dell’Iva e ci si è ritrovati di fronte ad un deja vu: alzare le imposte sui tabacchi e ottenere una contrazione del gettito. Uno scenario che si era già verificato nel settembre del 2011 quando un punto di Iva in più fece montare i prezzi di 30 centesimi al pacchetto di sigarette, un aumento netto del 5% che provocò un crollo del mercato dell’8% nell’anno successivo, e un mancato introtito per le entrate pubbliche di un altro consistente 8%.

Ma a nulla sembra essere servito questo insegnamento e così le stime individuano un nuovo calo del gettito dell’imposta sul consumo dei tabacchi che potrebbe superare i 700 milioni di euro per la fine dell’anno in corso. E non solo. Un altro duro colpo potrebbe arrivare nel caso delle sigarette dal contrabbando che arginerebbe così consumi legali e gettito imposta. Solo nel 2012, in Italia, la vendita illegale di sigarette ha pesato tra l’8 e il 9% dei consumi totali, con una perdita per lo Stato di 1,3 miliardi di euro. Ma il calo non toccherebbe solo i consumi dei tabacchi perchè l’ultimo effetto coinvolgerà il mercato del lavoro. La filiera del tabacco, infatti, conta in termini di occupazione 50mila addetti, ma se calano i consumi a causa dell’aumento dei prezzi è facile valutare una spirale negativa nella quale potrebbero rimanare coinvolti anche i lavoratori del comparto. Senza escludere le tabaccherie che contano 110mila addetti. Se calano i volumi di consumi anche le tabaccherie registreranno un contraccolpo, con cali di utili e di organici e molte potrebbero anche essere costrette a chiudere.

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