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Finanziamento ai partiti, bugiardi come sempre

di ROBERTO BERNARDELLI*

Se non li avessimo finanziati fino ad oggi, sarebbero già spariti. Alcuni sono stati spazzati via per vicende giudiziarie, altri per inettitudine politica. Ma i più resistono e sopravvivono di provvidenze pubbliche pur facendo gli affari loro.

Di sicuro sappiamo che (noi) moriremo di Iva, di evasione fiscale, di immigrazione, ma mai e poi mai vedremo un governo, e pure questo sta brillando per bugiardaggine, mettere mano alla fine del finanziamento pubblico.

Era una priorità. Era, quindi qualcosa che già si declina all’imperfezione, tanto che abbiamo appena assistito in Commissione Affari costituzionali alla pagliacciata solenne dell’assenza del governo alla discussione che doveva essere urgente,  sul ddl di abrogazione del finanziamento diretto ai partiti.

Ennesimo rinvio, almeno il settimo, si va lunedì prossimo! Ma che solerzia italiana, governo Letta. E gli altri che dicono? Mercoledì prossimo se ne parlerà in in aula, salvo diverse decisioni della commissione Bilancio. Perché, amici cari, stanno ancora discutendo del tetto alle donazioni e dell’accesso ai fondi anche per i nuovi partiti che si ricollegano ai gruppi parlamentari delle più recenti elezioni (è un emendamento Forza Italia).

Ma non finisce qui, perché con una parata sulla linea non è passato un emendamento del Pd per stanziare un milione di euro per conservare e informatizzare gli archivi dei partiti.

E cosa c’è da conservare di così prezioso? Non hanno avuto abbastanza tempo per scansire le carte più importanti? Vogliamo informatizzare il passato del Pd, come il Pci si finanziava dall’est? Come il voto di scambio al Sud ha fatto proliferare 30 anni di ridente democrazia scristianizzante? Dai, informatiziamo i dati e pubblichiamoli. Vogliamo informatizzare come la Lega sia riuscita a scendere sotto il gradimento del 4%? Ma dai, facciamolo.

Magari consegnando all’archivio di Stato ciò che appartiene alla storia. Se poi dobbiamo anche pagare due volte  i funzionari di partito per fare il loro mestiere, a noi quanto dovrebbero dare per la sopportazione e le somme che lo Stato ha sottratto da altri più significativi interventi sociali? Hanno perequato i “furti”, hanno perequato sulla disperazione dei senza lavoro, delle pensioni da niente. Stanno però ancora a discutere del tetto al finanziamento. Gli venisse giù la casa!

E poi non stupiamoci se si va verso una cifra spaventosa sul fronte dell’astensione: 16 milioni di cittadini non ne vogliono più sapere. E hanno ragione.

La priorità per i contribuenti, giusto lo rileva un sondaggio Swg, è l’abbassamento della pressione fiscale. Il 41% non ha altro in testa. E poi per il 35%, eccolo qua, l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Non Berlusconi, Renzi, non le olgettine, non i giudici.

Invece il governo e i suoi reggimoccolo pensano a fare l’opposto: Iva, service tax, aumento dell’imposizione fiscale locale, e finanziamento ai partiti che sopravvive. Come a dire, caro popolo rognoso e ignorante, pagate e lavorate.

Lo Stato ringrazia, Roma imperversa, i partiti che succhiano sono lieti di farci credere che il Bengodi dell’euro sia ancora una delle ragioni per cui vivere. Dimenticando, come sempre, che domenica prossima l’Europa dei partiti che hanno piegato, con i nostri soldi, la schiena inizierà a vacillare dopo il voto tedesco. Il partito Alternativa per la Germania è dato oltre la soglia del 5%.

I partiti, Lega compresa, anzi, soprattutto lei, hanno accolto il risultato della Csu in Baviera come un dato eclatante e interessante. Sapendo che questo vorrebbe dire per la maggioranza assoluta tra Cdu-Csu e liberale della Fdp un duro colpo. Perderebbero. Alla faccia della rappresentanza territoriale della Csu e di chi la vuole scopiazzare mettendo insieme partiti del sud e del nord. Cose che in Baviera non si sono mai viste, vero governatore?

La vecchia politica traballa, l’Italia fa finta di niente e i partiti continuano a mangiare come nulla fosse. Li aspettiamo fuori dal ristorante, nessuno più aggiunge un posto a tavola.

*presidente Indipendenza Lombarda

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