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Festa della Lombardia, toc toc c’è qualcuno?

di ROBERTO BERNARDELLI*

Siamo tutti cosi “ciapati” dal festeggiare chi i successi propri chi gli insuccessi altrui al punto da esserci dimenticati che non esiste solo un’identità elettorale.

“Vi difendiamo noi”… “Noi vi rappresentiamo…” “Vi faremo riavere quello che vi hanno tolto”.

Ora, sia chiaro, bisogna mangiare, lavorare, guadagnare e il consenso va là dove tira il vento.

Però nessuno che si sia ricordato di dire, accanto ad un “No” a qualcosa e accanto ad uno “Stop” a qualcuno, che non siamo solo una bistecca. Questo è lo stato delle idolatrie laiche e pubbliche.

Un giorno c’era il giovedì dell’Ascensione, una festa che marcava il calendario, che faceva fermare anche solo per un po’ il tempo.

Ci fermiamo davanti a tutto, a quello che ci impone l’Europa, alle scadenze delle tasse, il tempo lo scandiscono i format tv, di cui conosciamo appuntamenti e scadenze, ma quello che era il tempo dell’anima lo abbiamo buttato fuori dalle nostre comunità.

Il 25 aprile è festa. Laica. Il 1° maggio è festa. Laica. Il 2 giugno ci si inginocchia davanti allo Stato dispensatore di libertà e oppressione. Due anni fa il 17 marzo addirittura è stata la volta dei 150 anni dell’unificazione. Come minimo, a crederci davvero, occorreva ricordarlo lo scorso anno e questo ancora. Perché se si chiede in giro “scusa, che ti ricorda il 17 marzo?”, oso e sfido chiunque a farsi rispondere che è la gloriosa e santa festa dell’unità d’Italia. Al massimo di dicono che se è un 17 porta sfiga.

Intanto in questo Paese in cui la spesa pubblica, sanitaria, sociale, scolastica, è diventata ormai assistenza a chi si accoglie, anche perché l’Europa ci usa da sciacquone, le sole giornate che si celebrano sono le feste civili. Per risparmiare, altrimenti addio produttività, i santi non si celebrano più.

La Francia, nonostante tutto, l’Ascensione la festeggia ancora, e la Svizzera pure.

La Pentecoste viene ancora celebrata, San Giuseppe che apre la stagione del risveglio della terra apre la scansione delle stagioni fino, appunto, all’esplosione della vita con l’Ascensione. Roba vecchia?

Si chiudeva a casa nostra con la fine di giugno, festeggiando San Pietro e Paolo, la mietitura, la raccolta del lavoro.

Siccome oggi ce lo chiedono i mercati e la competitività, occorre azzerare tutto, altrimenti i cinesi ci fregano una volta di più.

Inutile affrontare il tema delle domeniche. Retaggio del passato, ovviamente.

Ci hanno tolto tutto, è progresso, è civiltà. Lavorare, produrre, consumare. La sovranità appartiene ai mercati e a chi li amministra nel nome e per conto loro. Senza regole. Qualcuno scrisse: che cosa saremmo se fossimo così: “Milano senza sant’Ambrogio, Venezia senza san Marco, Firenze senza san Giovanni Battista … facce grigie uguali dappertutto, senza radici e senza colori, stessa musica bum bum bum e sagra dei Mc Donald’s”. Il 29 maggio è la festa della Lombardia. Visto qualcuno che ha spiegato cosa si sia festeggiato dietro quella bandiera?   Ma tanto c’è l’Europa, quella nuova che avanza. Non basta insomma fermare il danno di una moneta unica, va ricostruita la cultura della nostra storia, laica, santa e profana, oltre gli slogan.

 

*Presidente Indipendenza Lombarda

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