Fermare la caccia per siccità? In Parlamento si solleva il partito dei cacciatori

di GIORGIO CALABRESI

A seguito della siccità gli ambientalisti hanno invocato una moratoria dell’apertura della caccia. E si scatena la solita battaglia fra cacciatori e ambientalisti. E anche in Parlamento c’è uno schieramento trasversale che tende a difendere le ragioni dei cacciatori.  Non usa mezzi termini Stefano Stefani, presidente commissione esteri della Camera e tesoriere della Lega Nord: ”Ho i cani che aspettano di essere portati a caccia -spiega- ma quest’anno mandero’ mio figlio perche’ ho un ginocchio messo male”. La moratoria degli ambientalisti? ”Stupidaggini pretestuose, non c’e’ ragione per fermare la stagione. I veri protettori della selvaggina e del territorio sono i cacciatori”, rimarca Stefani. ”Gli ambientalisti -rilancia- dicano quali specie sono ridotte all’osso per la siccita’. Le lepri, forse? La selvaggina anche in periodo di siccita’ sa dove trovare l’acqua, non siamo mica in Africa. Molti ambientalisti hanno i paraocchi, bisogna ragionare”.

In casa Idv, convinto parlamentare cacciatore e’ Gabriele Cimadoro, che va a caccia in Val Brembana e in Valtellina: ”Se c’e’ una categoria che ha in seria considerazione gli animali sono i cacciatori -spiega- quando gli altri stanno in pantofole, noi andiamo a portare da mangiare in montagna agli animali d’inverno o d’estate, quando non c’e’ nulla per loro”. ”Gli ambientalisti che abitano in piazza Duomo a Milano fanno sorridere”, prosegue il deputato dell’Italia dei valori. ”La siccita’ non e’ un problema -assicura Cimadoro- io ad esempio caccio le pernici, una specie che probabilmente beve un cucchiaio d’acqua al mese. Anzi, il clima asciutto rende migliore la situazione per molti animali. Se gli ambientalisti vogliono un confronto serio con i cacciatori -fa notare l’esponente dipietrista- siamo disposti a discutere con chiunque. Ma non sparate sui cacciatori”.

 Anche Federico Bricolo imbraccera’ il suo fucile e andra’ a caccia in montagna in compagia dei suoi amici e del fedele setter. Il presidente della Lega Nord al Senato, che predilige le zone del veronese, sottolinea: ”non esiste in nessun paese al mondo che non si possa andare a caccia. In Italia l’attivita’ e’ regolamentata in maniera corretta e attenta agli equilibri della fauna, e le specie sono tutelate”. ”Ogni apertura della stagione venatoria -fa notare il capogruppo leghista a Palazzo Madama- trascina con se’ polemiche, non c’e’ nulla di nuovo. Ma -assicura- come gli altri anni saranno rispettate le normative, permettendo ai cacciatori di vivere la loro passione prestando la dovuta attenzione alla politica di incremento della fauna sul territoio”. Per Bricolo, ”il vero nemico della fauna selvatica non sono le carabine dei cacciatori ma l’inquinamento. Le politiche di questi anni hanno portato a un incremento della fauna soprattuto nelle zone alpine, grazie alle attivita’ delle amministrazioni provinciali che, al di la’ dei colori di appartenza lavorano in questa direzione. Percio’ -conclude- non demonizziamo chi va a caccia, gli allarmismi sono sempre sbagliati”.

Se poi al valore della produzione di armi, accessori e componenti si sommano i margini delle esportazioni di componenti e accessori, il margine dei distributori, quello delle importazioni, dei manutentori e l’Iva, ecco che si arriva a un valore globale del settore di 755.258.105 euro. ll valore dei settori collegati (domanda per caccia e tiro) ammonta a 3.840.042.696 euro, mentre la relativa occupazione e’ di 42.889 addetti. Calcolando infine il ‘moltiplicatore’ dell’effetto economico indotto dal settore, si ha un valore di circa 8 miliardi (per l’esattezza 7.913.971.205 euro) e 94.264 occupati. Il valore economico del comparto armiero italiano e’ spinto verso l’alto anche dalle bassissime quantita’ di importazioni di materie prime (praticamente nulle), contro un’elevata percentuale di esportazioni finali. Il settore, che si basa su una filiera dove la tecnologie convive con tradizioni di tipo artigianale e artistico, e’ per lo piu’ costituito da imprese di dimensioni medio-piccole (se si escludono un paio di realta’ medio grandi per le armi e una per le munizioni), molto spesso di origine familiare.

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