Fermare il declino, obiettivo realizzato: ha fermato se stesso

di FABRIZIO DAL COL
“Fermare il declino” ovvero il movimento nato e voluto da diversi intellettuali ed economisti più o meno conosciuti, si è clamorosamente fermato prima del traguardo. Ricordo di aver scritto in data 29 luglio 2012 questo articolo sul giornale l’Indipendenza che qui ringrazio. Avevo fin da quel giorno paventato il rischio a cui sarebbe inevitabilmente andato in contro il movimento  di Giannino e di quali problematiche insuperabili  l’avrebbero poi costretto alla rinuncia. Il primo timore che avevo prospettato era l’idea del manifesto che non ritenevo certamente nuova, mentre invece i suoi contenuti, oltre ad essere nuovi erano anche forti e, proprio perché erano chiari e condivisibili ai più, difficilmente avrebbero potuto poi tradursi in una linea politica condivisa da altri partiti e tanto meno utili alla costituzione di un nuovo partito liberale che intercettasse un consenso ancora in divenire. Sempre nell’articolo evidenziavo come il movimento sarebbe stato prima o poi costretto a fare un nuovo partito o una lista o le alleanze con i “reduci” del passato, per poter poi sperare nell’applicazione dei contenuti del manifesto.

Le buone intenzioni c’erano tutte ma il silenzio assordante tenuto da Montezemolo sul manifesto faceva già allora presagire quella nefasta rinuncia determinata da problematiche politiche che ne sarebbero derivate. Avevo altresì precisato come nel tempo si sarebbe reso necessario che a detto movimento dovesse necessariamente poi corrispondere anche un leader e una classe dirigente e che, dato il poco tempo a disposizione in vista delle elezioni del 2013, sarebbe divenuta un’operazione di difficile realizzazione. Infine, mi ero spinto in un accorato invito a Giannino: “ Data la personale stima che nutro da molto tempo verso Oscar Giannino, mi spiacerebbe molto se non volesse valutare attentamente gli aspetti sopra citati in quanto, con la decisione di costituire un movimento o una lista elettorale liberal, rischia di prestare il fianco ai soliti noti pronti a tutto pur di non finire estinti”.

Alla luce dei fatti successivi e con la discesa in campo di Montezemolo, sono oggi comparse chiare, le problematiche che denunciavo allora, alle quali si sono anche nel frattempo aggiunti almeno tre problemi sostanziali: 1 ) le singole personalità del movimento non hanno saputo fare squadra, 2) le scarse capacità politiche nell’evitare gli opportunisti di turno (vedi Montezemolo ), 3) il non aver saputo sfruttare l’idea di una costituzione dei comitati cittadini a sostegno del manifesto. Ovviamente  è mancata anche la guida politica che avrebbe permesso di costituire in tempi certi quel contenitore politico nuovo, fatto da gente comune, necessario poi a presentare una vera novità nel panorama politico italiano. Ecco perché, alla luce delle analisi di cui sopra e al titolo di quell’articolo pubblicato qui il 29 luglio laddove, sostenevo che il manifesto “Fermare il declino” avrebbe dovuto avere anche una marcata matrice politica, alternativa alle ideologie, ma necessaria per evitare di finire poi nel tritacarne del sistema italiano. Il movimento, invece, vuoi per un motivo o per l’altro, è finito col bloccarsi in casa propria, e invece di fermare il declino dell’Italia è riuscito a fermare solo se stesso.

Print Friendly, PDF & Email
Articolo precedente

Le primarie del Pd? Altro che americane, sono un cavallo di Troia

Articolo successivo

Catalogna, l'indipendenza che fa tremare tutti i vecchi poteri