Federalismo possibile, la macroregione per esempio…

di Raffaele Piccoli – Il  recente congresso  di Patto per il Nord, ci ha ricordato che esiste ancora un termine ormai assente nel dibattito  politico di questi anni: il federalismo.
Parlare di federalismo in senso astratto è  tutto sommato semplice:  sussidiarietà, divisione dei poteri, fiscalità locale, valori,  ma  declinare il termine in maniera concreta, è al contrario,  un’esercizio alquanto più complesso.

Gli attori che entrano in gioco, con l’attuale Costituzione,  sono numerosi: comuni, province, città metropolitane, regioni, Roma capitale, stato, in sostanza un sistema a guida ministeriale centralista burocratico e inefficiente. Il reticolo di competenze che sono state distribuite negli anni attraverso riforme spesso malfatte, con leggi che si sovrappongono, interpretazioni giurisprudenziali contraddittorie, interventi della suprema corte, tentativi di autonomia non riusciti, un guazzabuglio inestricabile, a cui i detrattori del federalismo si rifanno per dimostrare l’inefficacia della distribuzione dei poteri, senza però precisare che quello attuale  non federalismo ma semplice decentramento.

Patto per il Nord si è dato  l’obiettivo di divenire sindacato del territorio pertanto di promuovere un federalismo che per il principio di sussidiarietà, avvicini il più possibile il cittadino all’istituzione, e  si deve perciò porre  il problema di quale forma di federalismo attuare, in una realtà complessa e diversificata come quella nostrana.  Lo deve fare per correttezza e trasparenza verso il cittadino, e per farlo deve  prima di tutto avere sul tema idee chiare e definite.

Una riforma federale si può declinare in diverse opzioni, la base è in ogni caso un approccio democratico che tenga conto delle esigenze, degli usi e costumi, e della storia di ogni singolo territorio che si vuole federare. Un errore  da evitare , è quello commesso in passato a partire dai Costituenti, che crearono le regioni unicamente sulla base di interessi elettorali di partito, errore che si è protratto anche in seguito con le proposte di modifica, talora non realizzabili,  dei confini delle attuali regioni.

Come detto le opzioni sul tappeto possono essere disparate. L’attuale dibattito in corso sulla creazione di città stato è interessante e va coltivato, come deve essere ampliato il ruolo dei comuni che possono svolgere un ruolo fondamentale nell’implemento della finanza locale, nell’ottica di un serio federalismo fiscale. Diverso il ruolo delle attuali regioni che come detto furono create più per motivi di opportunità partitico elettorale che non per una corretta gestione del territorio, e per questo non stano svolgendo il ruolo che dovrebbero.

Sull’argomento non è superfluo ricordare come,  nel lontano 1993 il prof. Miglio,  avesse individuato nelle macroregioni lo snodo fondamentale per la costruzione della Federazione Italiana.
La macroregione, organizzata con propria costituzione e propri organi parlamentari,  é l’unico efficace strumento di contrasto alle politiche centraliste e non può esimersi,  dall’avere al suo interno interno, il reticolo indispensabile di sussidiarietà composto da comuni, città metropolitane, e città stato. Ognuna con una sua specifica autonomia fiscale e legislativa per le sole citta’ stato.

Una forza politica che guarda al futuro e che intende realizzare una riforma costituzionale di portata storica deve  saper comunicare con efficacia  al cittadino  l’importanza e la fattibilità delle scelte, in un quadro complessivo ed omogeneo di chiarezza, evitando sia la erronea comunicazione sia  la confusione.  Sappiamo bene come in passato su questo aspetto siano stati commessi errori, con frequenti modifiche di linea politica che hanno disorientato l’elettore.

   A mio avviso un mix opportuno di competenze distribuite al meglio tra i vari organi di governo del territorio é la formula adatta  miglioramento della qualità della pubblica amministrazione, indispensabile per un paese europeo.

Non posso però sottovalutare il fatto che, stante l’attuale Costituzione, (ripetuti passaggi parlamentari con maggioranze dei  2/3 e referendum finale) una riforma che preveda un federalismo avanzato, troverebbe difficoltà quasi insormontabili  per l’approvazione. La soluzione puo’  essere quella, a mio avviso, di una propedeutica riforma dei lavori parlamentari che partendo dal territorio (regioni attuali) preveda per queste specifiche materie che attengono l’attuale titolo V,  una riduzione del numero dei   passaggi  parlamentarie e delle maggioranze, oltre alla creazione di una camera dei territori,  l’introduzione di referendum propositivi (sull’esempio di quanto avvenuto in Lombardia e Veneto nel 2017) e di referendum di approvazione delle modifiche costituzionali riservate ai soli territori che le hanno proposte.

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