SPROLOQUI SUL FEDERALISMO: RUMORE DI FONDO INSOPPORTABILE

di JULIUS HOFER

Mentre un intero Paese decotto sta collassando sotto il peso del parassitismo, del mancato taglio della spesa dedicata ad enormi sprechi politici di risorse, della tassazione, dello sfruttamento politico-burocratico, dell’invasione statale di tutti i settori vitali essenziali, ormai paralizzati nel loro funzionamento, continua un irritante rumore di fondo, fatto di sproloqui sul Federalismo.

Da una parte è rispolverato l’ammuffito progetto – degli anni Novanta – di riforma federale della Fondazione Agnelli, allora conscio della gravità della situazione, ma già incoerente quando venne formulato, totalmente ignaro di cosa sia il principio federale: infatti discettava di decentramento, di livelli gerarchici di governo e di “federalismo unitario”, che è come dire “zucchero salato”. Quel progetto era pensato per ritocchi di facciata, con una struttura pseudofederale appicicaticcia, che non intaccava l’asse centralizzato del potere, basata su una sussidiarietà concessa dall’alto. Dall’altra, anche in ambito universitario, sono oggi promossi convegni demenziali sul tema, con locandine ammantate di bandiere nazionali (un simbolo così giacobino che più non si può: e i giacobini, paladini della “repubblica una e indivisibile”, mandavano a morte i girondini con l’accusa di… Federalismo!…), convegni densi di relazioni basate su concetti improbabili (“federalismo centrifugo”, “federalismo fiscale” senza struttura politica federale, ecc.) e su presunte finalità che il Federalismo dovrebbe perseguire, quali… “costruire gli italiani” e “la democrazia”!

Questo fastidioso rumore di fondo sta diventando tragicomico, perché l’aria risulta ormai ammorbata da sproloqui che hanno trasformato uno dei temi più straordinari che la riflessione umana sulla politica abbia mai concepito, in un tema inflazionato, svuotato di significato, degradato a farsa, a deliranti vaniloqui: l’esatto opposto di quello che oggi sarebbe necessario per salvasi.

La situazione è tragicomica, perché di fronte a questo chiacchiericcio da cortile, volto a gettare fumo negli occhi e a far salire le nebbie, una delle soluzioni più radicali ai gravi problemi che ci soffocano quotidianamente è svilita e depotenziata, neutralizzata da risibili argomentazioni, ridotta a poltiglia immonda o, nel migliore dei casi, a minestrina riscaldata e immangiabile.

Il Federalismo è frantumazione e controllo del potere, ostacolo alla sua concentrazione e alla conseguente tirannia politica, riduzione all’impotenza di politicanti di professione e di intellettuali compiacenti ridotti a propagandisti di mitologie giacobine e unitariste, è fine del centralismo statale e del suo parassitismo e sfruttamento ed è l’opposto dell’unità imbellita da decentramenti, “autonomie” e da maquillage fatti di concessioni di facciata alle libertà locali. È l’opposto del nazionalismo statalista, è salvaguardia delle diversità dallo spianamento omogeneizzante degli Stati, è protezione reale dei diritti naturali delle persone, a partire da quello di aggregazione. Il Federalismo implica l’origine consensuale di una comunità politica, de-statalizzazione continua, abbattimento della burocrazia, sgretolamento della sovranità unitaria liberticida, “unica e indivisibile”, è “non-centralizzazione” (opposta alla “decentralizzazione”), autogoverno concreto e libertà per individui e comunità dal leviatano statale. Altro che “strumento per fare gli italiani”, di risorgimentale memoria! Come se il Federalismo fosse il progetto totalitario di forgiare con lo Stato la società!

Il Federalismo, come hanno spesso ammonito Giancarlo Pagliarini, Gianfranco Miglio e i suoi pochi, autentici allievi, è una cosa molto seria. È insopportabile che venga sbeffeggiato in questo modo da praticoni e da intellettuali interessati a spargere cortine fumogene per tirare l’acqua al loro mulino e gattopardescamente per far sì che nel necessario cambiamento qualcosa sembri cambiare, affinché nulla cambi.

La genuina teoria federale sarà sempre più necessaria comunque, in futuro, sia che sopravviva il liberticida Stato italiano, perché sarà giocoforza cambiarlo, sia che si crei un contesto di indipendenza politica delle regioni padano-alpine, che non potranno di certo, pena infiniti problemi a venire, riprodurre su scala più piccola il disastroso modello dello Stato nazionale unitario; sia che, per un miracolo, regioni come la Lombardia si aggreghino alla Confederazione Elvetica. In tutti i casi il Federalismo andrà studiato a fondo, approfondito, coltivato, capito. Andrà salvato dai concimi soffocanti e dall’aria mefitica con i quali l’hanno circondato gli sproloqui interessati di servi di partito e di intellettuali di corte, in questo disgraziato Paese.

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