FAVA, IL LEGHISTA CHE PUNTA A CENSURARE IL WEB

di REDAZIONE

L’idea di imbavagliare la Rete è un chiodo fisso della classe politica tutta, sia essa straniera che italiana. In casa nostra, il caso di Franco Levi e di altri sono arcinoti, ma sono stati – grazie alla mobilitazione, respinti al mittente. In questi giorni, però, siamo venuti a conoscenza di un altro tentativo, perverso, che va nella stessa direzione: silenziare l’informazione libera di blogger, dei movimenti d’opinione, dei giornali online in genere.

Ecco perchè ci ha incuriosito, ed indispettito, quanto riportato su cinemaevideogiochi.com: “Lo Stop Online Piracy Act, sì, quel SOPA che sta facendo discutere mezzo mondo e che sta impegnando in un asprissimo dibattito l’intero Senato americano potrebbe approdare, in versione peggiorata, anche in Italia. Infatti, l’On. Giovanni Fava della Lega Nord (nella foto con l’ex ministro Gelmini), ha emanato una legge presentata dal PDL nel settembre 2011”. Ancora: “Le preoccupazioni maggiori risiedono però nel fatto che tale provvedimento è stato approvato dalla Commissione per le politiche comunitarie”.

L’interpretazione di questo strano acronimo, SOPA, la lasciamo alle parole dell’avvocato Guido Scorza, per il quale la legge stabilisce che “chiunque possa chiedere a un fornitore di servizi di hosting di rimuovere qualsivoglia contenuto pubblicato online da un utente sulla base del semplice sospetto – non accertato da alcuna Autorità giudiziaria né amministrativa – che si tratti di un contenuto che viola i propri diritti d’autore e che, qualora il provider non ottemperi alla richiesta, possa essere ritenuto responsabile”.

Capito? In pratica, non solo le opinioni – o le critiche se preferite (considerate un diritto intangibile per la libera stampa) – ma anche le notizie vere e proprie potrebbero essere censurate per volere unilaterale del soggetto di cui il web ha deciso di parlare. Un semplice sospetto, dice l’avvocato di cui sopra – il che spazza via qualsiasi possibilità di fare informazione, in un paese – l’Italia – in cui il sospetto è proprio cultura.

Cinemaevideogiochi.com, giustamente rileva: “Si tratta quindi di una norma dalla logica di mostruosa: il cittadino X può chiedere la rimozione di qualunque contenuto basando il sospetto solo sul suo giudizio. Il provider potrà rifutarsi di rimuoverlo, ma rischierà di suo. Pertanto i provider, per non incorrere in cause infinite e rischiare di fallire, saranno costretti a rimuovere ogni contenuto segnalato dal tizio di turno. Nemmeno la SOPA arriva a tanto, perché quest’ultima richiede quantomeno che la rimozione sia ordinata da un’autorità giudicante e non da un singolo cittadino”.

Volendo citare direttamente la fonte “si legge sull’emendamento che i fornitori di servizi online che mettano a disposizione del destinatario […] strumenti o servizi ulteriori, in particolare di carattere organizzativo o promozionale, ovvero adotta modalità di presentazione delle informazioni non necessarie ai fini dell’espletamento dei servizi oggetto del presente decreto, che sono idonei ad agevolare o a promuovere la messa in commercio di prodotti o di servizi a opera del destinatario del servizio siano essi stessi corresponsabili delle violazioni commesse dai clienti.” Ergo, nel caso che un sito avesse contenuto fino a ieri la pubblicità di un servizio come Megaupload, oggi rischierebbe di essere considerato corresponsabile dei reati contestati ai gestori del servizio appena rimosso dalla polizia.

In conclusione: ci troviamo di fronte ad una legge anacronistica, che cerca di distruggere i progressi tecnologici, che tanto hanno fatto bene alla libertà d’informazione. Conoscendo come funzionano le cose nel nostro parlamento, una legge del genere è pensata per permettere al politico di turno di denunciare e far cancellare velocemente i contenuti che ritiene offensivi nei suoi confronti (solitamente quelli che dicono la verità), ma come al solito per salvarsi la poltrona rischiano di mettere un macigno sull’intera rete con pesanti ripercussioni anche per tutte le testate online, incluse quelle inerenti ai videogiochi.

Di più, la dice lunga che sia un leghista a spingere il piede sull’acceleratore, quando solo un decennio fa si battevano per la libertà d’informazione.

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