Andare oltre FARE per fermare il declino. Per rinnovare l’Italia

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Spettabile direttore, vi invito a leggere il documento che abbiamo preparato insieme a Michele Boldrin. Naturalmente si tratta solo di un primo passo perché gli approfondimenti e le scelte di carattere politico ed economico saranno poi decise in modo democratico ed inclusivo  dopo il Congresso di “rifondazione” di FARE, che si terrà il prossimo mese di maggio.

Il Manifesto che fondò Fermare il Declino iniziava affermando che la classe politica emersa dalla crisi del 1992-94 aveva fallito e doveva pertanto essere sostituita. Le elezioni hanno riconsegnato i destini del paese nelle mani quasi delle stesse persone. Lo scarso ricambio è avvenuto nelle forme di un populismo tanto ben intenzionato quanto velleitario. Di conseguenza, è labile la governabilità del paese e sembrano impossibili le riforme agognate mentre appare probabile il rapido ritorno alle urne. Abbiamo di fronte un ulteriore periodo durante il quale il paese continuerà a regredire: una prospettiva alla quale non vogliamo rassegnarci.

Il Manifesto auspicava la creazione di una nuova forza politica che inducesse un rinnovamento nei contenuti, nelle persone e nel modo di fare politica; si rivolgeva alla società civile italiana cercando in essa le forze per avviarne la costruzione. Ora come allora vogliamo operare per la creazione di un soggetto politico che vada oltre la strumentale opposizione ideologica fra destra e sinistra la quale, come provano i fatti, è funzionale al mantenimento dello stato di cose esistenti. Ci proponiamo di rappresentare in primo luogo coloro i quali si confrontano ogni giorno con il mercato, esclusi dai privilegi che il potere politico di ogni colore ideologico conferisce. Che così facendo, lavorano, innovano, studiano e producono, sostenendo sulle loro spalle il fardello dei privilegi altrui, pagando per le inefficienze e subendo le ingiustizie che questo Stato alimenta e perpetua. È dalla metodica ma radicale trasformazione di questo Stato che occorre iniziare per far ripartire l’Italia superando quella divisione fra Nord e Sud a cui un secolo di scelte erronee sembra condannarci ma che non vogliamo accettare visto il ruolo chiave che essa gioca nel declino nazionale. È nell’apparato pubblico, nelle sue politiche e nei suoi organi, nei privilegi che conferisce e nelle regole con cui funziona, che si trincerano le forze della conservazione le quali, nonostante i loro proclami apparentemente opposti, cooperano nel perpetuare lo status quo preparandoci un futuro ancor peggiore. Vogliamo costruire il partito del progresso nazionale per andare oltre la conservazione ed il declino socio-economici che questa classe politica intende imporci.

Ripartiamo quindi dal testo dell’appello di luglio e dal riconoscimento di aver parzialmente fallito nel perseguimento dei nostri obiettivi. Parzialmente, perché le idee che hanno deteminato la redazione del Manifesto e delle Proposte hanno generato una grande energia positiva che ha dato vita ad una eccezionale esperienza politica. Fallito, non solo perché non siamo arrivati al parlamento ma, soprattutto, perché il potenziale messo in moto si è infranto sui limiti di un’organizzazione approssimativa, di una dirigenza complessivamente non all’altezza e di una democrazia interna assai debole.

Per questo noi auspichiamo un processo in due tempi. Anzitutto, dobbiamo dare a Fare per Fermare il Declino un’organizzazione solida e funzionante sia su base regionale che nazionale, uno statuto ed un codice etico chiari e condivisi, un nuovo nome ed un programma politico maggiormente articolato. A questo deve servire il nostro Congresso Costituente. Raggiunto questo obiettivo, noi crediamo occorra avere l’ardore intellettuale e politico di andare oltre Fare per costruire – in un futuro prossimo e, auspicabilmente, prima della prossima scadenza elettorale – un partito politico o, almeno, una coalizione elettorale capaci di raccogliere il consenso di svariati milioni di elettori e di candidarsi al prossimo governo del Paese. Il patrimonio di idee e di umane energie che scaturirà dal nostro congresso costituente può diventare, se operiamo coraggiosamente, la base di una rinnovata iniziativa politica che, partendo dall’ossatura organizzativa e dagli aderenti di Fare per Fermare il Declino, riesca a costruire qualcosa di molto più inclusivo e duraturo. Vi è oggi in Italia una galassia di associazioni, gruppi, personalità individuali e financo componenti delle forze politiche presenti in parlamento, che vede nei principi di fondo e nel pragmatismo che caratterizzano il manifesto e le proposte di Fermare il Declino un punto di partenza per costruire una possibile convergenza politica. Sta anzitutto a noi declinare i nostri principi e le nostre proposte in modo tale da renderle accettabili a sensibilità diverse dalle nostre ed a percorsi culturali e sociali differenti da quelli da noi seguiti, pur già eterogenei. Dal dialogo aperto e costruttivo con questa galassia possiamo e dobbiamo far nascere il nuovo partito riformatore che il paese attende. Perché l’obiettivo finale del manifesto del luglio 2012 – “costruire quel soggetto politico che 151 anni di storia unitaria ci hanno sinora negato e di cui abbiamo urgente bisogno” – rimane ancora da raggiungere ed è verso di esso che intendiamo camminare.

*http://www.manifestoxfare.it/wp/

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