Famiglie in croce, crolla il reddito e le tasse non le toccano. Basterebbe il residuo fiscale per ripartire

di Giuseppe Olivieri – Non è vero che stanno tutti bene, che la ripresa bacia in fronte le famiglie. Diciamo bene le cose come stanno, fuori dalla retorica di regime. Nel 2020 i redditi sono crollati del 3,1 per cento. Da quando c’è l’euro è il dato più indecente. Bankitalia, fonte di questi dati, ci dice anche che i consumi sono crollati del 7,6 per cento. Solo nel 2009 c’era stato un tracollo, quello odierno non ha precedenti nell’ultimo ventennio.

Se mettiamo a confronto i paesi europei, il peggior risultato sui redditi lo detiene l’Italia, e poi a seguire la Spagna. Due “democrazie” centraliste. A francesi e tedeschi è andata meglio, il calo è stato più contenuto.

L’Italia e la Spagna, ricorda Bankitalia, hanno segnato un meno 10% nei consumi delle famiglie che, per contro, hanno preferito in clima di alta inceretzza politica e sociale, risparmiare:  dal 10,1 al 17,6 per cento in rapporto al reddito lordo disponibile.

La domanda è una sola: perché il Nord non ha diritto a riscattare il proprio residuo fiscale? Perché le famiglie devono essere messe alle strette da uno Stato Erode? Basta una sola risposta. La chiediamo a tutti i partiti che governano. A Roma così come al Nord. Ci sono argomentazioni valide al punto da continuare a ignorare la deriva che porta al declino delle nascite? Così, per chiedere.

 

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