DEFAULT E FUORI DALL’EURO, PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI

di FABIO TOFFA

Economisti autorevoli quali il premio nobel per l’economia Paul Krugman, dicono da sempre che l’euro è un’idiozia economica frutto delle ideologie dogmatiche di un gruppo di tecnocrati che non hanno pensato agli effetti perversi di questo meccanismo infernale.

L’aver costretto degli Stati Sovrani a finanziare il proprio debito solo e soltanto vendendo titoli di stato sui liberi mercati, senza nemmeno porre delle precise regole che ne limitano l’esposizione alla speculazione, e senza poter ricorrere alla leva monetaria per difendersi da tale speculazione, vuol dire di fatto mettersi nelle mani di banchieri e finanzieri che con azioni combinate possono mettere in ginocchio i governi che registrano bilanci fortemente deficitari (tutti, Germania inclusa, dal 2008 a questa parte).

Avere in mano la leva monetaria costituisce una soluzione da usare solo in caso di estrema necessità (come Inghilterra e USA hanno fatto e continuano tranquillamente a fare a partire dall’ultima crisi del 2008), ma anche un deterrente per i mercati ad operare azioni di tipo speculativo su economie fondamentalmente sane ma in difficoltà a causa di governi o situazioni di emergenza che costringono a gestioni non proprio “virtuose” dal punto di vista finanziario delle loro amministrazioni.

La situazione dell’Italia somiglia sempre di più a quella dell’Argentina del 2001, la quale 10 anni prima aveva deciso di unire la propria moneta al dollaro americano. Per far fronte al debito pubblico risultato di una amministrazione fuori controllo, di evasione fiscale alle stelle, corruzione dilagante e di una crisi economica mondiale, il governo argentino cominciò lo stillicidio delle finanziarie, patrimoniali, etc, fino ad arrivare a bloccare i conti in banca. Risultato fu che la popolazione si arrabbiò per davvero e il governo fu cacciato con i forconi, costretto a scappare in elicottero.

L’Argentina, che al dollaro era solo unita economicamente, dopo 10 anni dalla crisi, è oggi un paese rinato, florido, i cui indicatori economici sono tutti migliorati in maniera eccezionale anche rispetto ai tempi migliori dell’unità con il dollaro, e questo è stato possibile grazie al default e la re-introduzione di una moneta a sovranità nazionale.

Per venire all’Inghilterra, paese con un tessuto industriale piu’ debole del nostro, e paese che sta comodamente nell’Unione Europea senza aver aderito all’Euro, essa ha fronteggiato la crisi del 2008 svalutando la sua moneta del 20/25% rispetto alle altre monete maggiori, e permettendosi bilanci deficitari di quasi il 10% del PIL (niente lacrime e niente sangue). Cosa è successo all’inflazione e al debito pubblico in Inghilterra? Assolutamente niente di apocalittico, in quanto l’inflazione è aumentata di un punto percentuale, e il debito esterno, pur essendo aumentato del 20% è stato compensato dal fatto che i crediti esterni, denominati in Dollari o Euro si sono riapprezzati dello stesso valore con risultato netto praticamente nullo. Ovviamente il debito pubblico dell’Inghilterra è passato dal 40 all’80% in tre anni dato il bilancio fortemente deficitario, dalle due alle tre volte più elevato del nostro, ma con l’enorme differenza rispetto a noi che i tassi d’interesse sui bond inglesi a 10 anni non sono aumentati a dismisura, anzi sono diminuiti, e l’economia, propulsa dal nuovo denaro messo in circolazione, è tornata a crescere cosi come l’export e il turismo che hanno addirittura superato l’Italia, cosa che non succedeva da quasi 30 anni.

Per quale motivo la situazione dovrebbe essere diversa in Italia? Perché a fronte di una svalutazione minima della moneta e una conseguente ri-industrializzazione e ri-localizzazione dela nostra attività manufatturiera e il nostro turismo la nostra economia dovrebbe cadere in iperinflazione? Se non è caduta in iperinflazione l’argentina che ha svalutato del 75% la sua moneta, chi e’ in grado di spiegare perché dovrebbe succedere in Italia?

E’ vero che le importazioni di petrolio aumenterebbero in prezzo (così come sono aumentate quelle dell’Inghilterra) ma forse ci si dimentica che la materia prima, cioè il petrolio, è solo una porzione minoritaria del prezzo della benzina, il resto sono tasse, quindi a fronte di maggiori introiti prodotti da una maggiore occupazione e benessere delle imprese esportatrici si potrebbe addirittura correggere fino ad annullare completamente l’aumento del prezzo del petrolio sul prezzo al consumo dei carburanti, altro che aumentare le accise, come invece vuole fare l’uomo dal nome Monti per pagare gli interessi ai banchieri amici suoi.

E’ vero che il debito esterno aumenterebbe, ma è anche vero che molte banche italiane detengono debito straniero denominato in Euro, quindi l’aumento del debito esterno sarebbe compensato quasi completamente dall’aumento del credito esterno detenuto internamente, che con opportuni provvedimenti fiscali potrebbe essere usato per compensare l’effetto della svalutazione sul debito esterno, esattamente come è successo in Inghilterra.

La teoria economica moderna, e l’esperienza degli ultimi 10 anni di economia reale globale insegnano che chi ha prodotti di qualità e capacità di operare sui mercati in maniera competitiva ed esportare è vincente solo se può calibrare le sue emergenze di bilancio agendo anche sulla leva monetaria oltre che a ricorrere al debito, e questa è l’opinione di tutti gli economisti più autorevoli del mondo a parte quelli che hanno partecipato ad architettare questo mostro ibrido economico  chiamato EURO il quale ha come unico vero effetto quello di ridurci in schiavitù di un manipolo di banchieri e di volponi della finanza che ci strozzano con tassi d’interesse degni dei peggiori usurai e ci costringono a ristrettezze da terzo mondo per poter pagare i loro superbonus.

Un’uscita dall’euro, che forse deve necessariamente passare da un’uscita totale dall’Europa, oltre ad avere conseguenze positive per chi ha la voglia e la capacità di ricominciare, darebbe un messaggio chiaro: fuori da questa Europa dell’economia, del laicismo, del multiculturalismo, del Dio denaro, del liberal-marxismo, che rinnega e si vergogna delle comuni radici cristiane, i cui principi di libertà e laicità, sono il vero collante dell’Europa e il messaggio universale della libertà e fratellanza fra popoli.

Terremoto, tragedia, catastrofe per i mercati, Tsunami finanziario, ma nessuno parla dei vantaggi di questa soluzione:

1. Ritorno all’autonomia monetaria e politica finanziaria, che ci consente di decidere sia i tassi di interesse in maniera autonoma sia di svalutare la nostra moneta se necessario

2. Aumento della competitività per il vero “Made in Italy”, come conseguenza della necessaria svalutazione del 20-30% della moneta per far fronte al debito.

3. Incremento della competitività per il turismo, altro volano economico dell’Italia, altro effetto collaterale positivo della svalutazione controllata.

4. Schiaffo morale all’Europa dei banchieri: in questa Europa dell’euro e non dell’identità comune noi non ci vogliamo stare.

 

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