Gli F35 se li possono tenere

di ANDREA CARLO MONTIf35

Siamo subordinati agli Stati Uniti. Non c’è vergogna nell’ammetterlo, il loro intervento alla fine della seconda Guerra e il successivo piano Marshall hanno prima salvato, poi influenzato il nostro paese così come buona parte dell’europa continentale. Ma oggi il vero punto di contatto fra il nostro paese e la “ patria dei liberi” è la questione dei caccia-bombardieri F35.

Premettendo che si tratta unicamente di un problema politico, sarà il caso di riordinare ed approfondire il tema tecnico di questi aerei.
“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” articolo 11; bene iniziamo da dove tutto dovrebbe finire, ovvero la nostra impossibilità costituzionale di utilizzare dei bombardieri. Nonostante l’Afghanistan o la Libia, il nostro paese non solo non vuole fare la guerra, ma non può per volontà dei padri costituenti.
Allora perché stiamo comprando e partecipando alla costruzione di questi apparecchi militari? Molto semplicemente perché l’Italia fa parte dell’a NATO, un’associazione di difesa strategica cooperativa controllata, praticamente se non formalmente, dagli Stati Uniti, che dopo la fine della guerra fredda l’hanno trasformata nella loro privata agenzia di controllo sugli alleati.
Nel 1994 il progetto “joint fight striker” si propone di produrre un caccia bombardiere di nuova generazione, la quinta, e fu un progetto che coinvolse, e coinvolge. Molti dei paesi associati. L’Italia è un collaboratore di secondo grado, come l’Olanda e il nostro obiettivo è quello di sostituire aerei che abbiamo introdotto nelle nostre forze armate dagli anni ottanta ai primi del 200, come gli AV8B della marina, i tornado e gli AM-X.
Le responsabilità per l’annessione italica a questo progetto sono da ricercarsi sia nel governo Prodi sotto forma del ministro Andreatta, che nel governo Berlusconi nella persona del ministro Marino.

I costi di questa impresa oscillano fra i 13 e i 18 milioni di euro per l’Italia, in un piano pluridecennale che si ingigantisce sia nei tempi che nei costi, poiché lo sviluppo è stato molto rallentato da incredibili problemi di progettazione che hanno portato paesi come il Canada o la Danimarca, mentre la Norvegia e l’Olanda stanno ritrattando.
I problemi di questo aereo sono molteplici, nato come figlio inaspettato del F22 (un caccia puro ma spaventosamente costoso) l’F35 è sensibile a numerosi difetti sia tecnici sia di pura strategia militare, tenendo conto che nelle simulazioni, ancora oggi, viene sconfitto da aerei molto più vecchio come l’F15, 16 e 18. Nota e divertente è la vulnerabilità ai fulmini che per un aerei soprannominato “lightening” fa sorgere qualche dubbio.

Ma queste sono tutte chiacchiere perché l’interesse nostro si deve rivolgere a questa domanda: l’Italia dovrebbe acquistare degli aerei da guerra, obsoleti, fallaci e dispendiosi, in onore di un patto come quello Atlantico e di pressioni politiche come quelle che gli stati Uniti portano con ogni loro visita? Francamente la risposta non spetta a noi in quanto la costituzione ci da un buon indirizzo, corroborato dalla situazione economica attuale e da forse una presa d’orgoglio di un popolo che deve iniziare a prendere delle decisione per proprio conto, senza servilismo o timori di sorta.
Ricapitolando oggi, alla luce delle rivelazioni occorse sulla nostra reale “partecipazione” al progetto di sviluppo, che si è rivelata una mera operazione di assemblaggio tramite società come Alenia, SELEX Galilelo e Avio; in risposta alle disturbanti apparizioni dei presidenti USA che dietro un sorriso puntavano la pistola a governi italiani di una debolezza sul piano politico internazionale mai sperimentata nell’era repubblicana e soprattutto considerando che i nostri sforzi bellici dovrebbero essere incentrati sulla difesa nostra e dell’Europa, e non sul bombardamento dei nemici di altre nazioni in aperta contraddizione con la nostra stessa Costituzione, ritengo che la risposta sia logicamente e moralmente una e una sola. Poi la politica farà il suo corso, nel solito intento di dimostrare che la logica e la morale non hanno luogo alcuno in quella attività.

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