La Lombardia evade meno della Baviera. Il Sud non regge la tassazione

di CARLO ZUCCHI*

Sul Corriere della Sera di ieri, Angelo Panebianco ha contestato, e con validi argomenti, la tesi secondo cui la responsabilità dell’alta tassazione sia attribuibile all’elevata evasione fiscale e che solo a seguito di una riduzione di quest’ultima, sia possibile una riduzione delle aliquote.

Panebianco ha evidenziato che tanto più le aliquote fiscali sono elevate, tanto più è conveniente assumersi i rischi da evasione, prova ne sia che all’aumentare dell’imposizione fiscale aumenta anche l’area dell’economia sommersa, in un movimento a spirale per effetto del quale, più crescono le tasse e più cresce l’evasione. Inoltre, Panebianco ricorda giustamente come un regime di alte tasse favorisca “la presenza di un amplissimo stuolo di cercatori e percettori di rendite che prosperano grazie a un sistema di spesa pubblica che combina alti costi di mantenimento e, soprattutto in certe zone del paese, l’erogazione di servizi scadenti” e spesso, aggiungo io, in un contesto di scarsa o nulla concorrenza. Ed è proprio in questo sottobosco di capitalismo relazionale che vive di rapporti tra imprese protette e politica spendacciona che si annidano i più strenui difensori della tassazione alta. Non a caso, tra i capitoli della spending review in cui ci sarebbe più da tagliare, e senza costi sociali per i cittadini, c’è proprio quello degli acquisti della pubblica amministrazione, ossia quel sistema di collusione che la vede protagonista assieme alle imprese fornitrici. Lì si annidano fra 80 e 100 miliardi € di sprechi, ma di questo nessuno ama parlare, governo Monti incluso. Segno che in questo settore gli interessi politico-clientelari sono tanti e ben radicati.

Riguardo alla lotta all’evasione e ai principi con cui viene condotta, tutto si può dire tranne che si ispiri a criteri di equità. Osservando le percentuali di evasione, notiamo che la regione più virtuosa è la Lombardia, con il 12,5%, più virtuosa della vicina Baviera che è sì al 10%, ma con aliquote fiscali più basse di 30 punti e servizi pubblici migliori. E a ruota seguono Emilia-Romagna e Veneto con il 19%. In coda ci sono le quattro regioni ad alta densità mafiosa: Puglia 52%, Campania 55,3%, Sicilia 63,4% e Calabria 85,3%. Eppure, il nostro fisco prende di mira le regioni più virtuose del nord, mentre trascura le regioni del sud e questo, perché il 12,5% e di evasione fiscale di Lombardia e il 19% di Emilia-Romagna e Veneto equivalgono rispettivamente a circa 21,5 miliardi € di imposte evase in Lombardia, 14 miliardi € in Emilia-Romagna e 14,76 miliardi € in Veneto, mentre il 52% di evasione della Puglia, il 55,3% della Campania, il 63,4% della Sicilia e l’85,3% della Calabria equivalgono rispettivamente a “soli” 14,7 miliardi € evasi in Puglia, 20,35 miliardi € in Campania, 18,32 miliardi € in Sicilia e 8,7 miliardi € in Calabria. E questo fa sì che la lotta all’evasione si concentri non dove si evade di più, ma dove c’è più ciccia da addentare, quando, invece, più controlli al sud potrebbero rappresentare un’arma in più contro la criminalità organizzata. Al Capone arrestato per evasione fiscale docet.

In pratica, regioni come Lombardia e Veneto subiscono più controlli, non perché evadono di più, ma perché producono di più. Come il peggiore dei rapinatori, lo Stato italiano si apposta sotto casa del più ricco perché lì c’è più da fottere. Prende quel che trova e dove lo trova, penalizzando così chi produce di più e meglio, e con esso l’intera economia del paese. Il tutto, mentre la regione Sicilia sta sprofondando tra i debiti, nonostante i privilegi sotto forma di denari che le piovono dal cielo, ossia dal contribuente del nord, che legittimamente s’incazza come il contribuente tedesco al solo pensiero di condividere (in realtà di sobbarcarsi) il debito greco. Inoltre, non è un caso che laddove si evade ci sia maggior povertà, e non per via dell’assenza dello Stato nell’economia, ma perché quella in nero, essendo un’economia illegale, ha costi enormi dovuti all’incertezza e all’impossibilità di operare alla luce del sole, e non attira perciò investimenti dal nord e dall’estero; insomma, vive di piccoli traffici tra persone che si conoscono e di cui ci si fida.

E allora, perché tutto questo nero al sud? Semplice, perché un’economia così fragile non regge a una tassazione pesante come quella inflitta dallo Stato italiano. Una tassazione che ormai non riesce a reggere più nemmeno il nord e che sta distruggendo il tessuto economico e sociale dell’intero paese.

http://carlozucchi.wordpress.com

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