Europee 2014: il sigillo definitivo del fallimento della UE

di FABRIZIO DAL COL

E’ ormai trascorso più di mezzo secolo dall’atto di fondazione dell’Europa, ma dei futuri cittadini europei, ovvero di quel popolo che sarebbe dovuto nascere dalla costituenda Europa politica, ancora non se ne vede la minima traccia. Se non è bastato mezzo secolo per costituire una Europa politica (e forse fino ad oggi nessuno l’ha veramente voluto) non si capisce come si possa pensare di poterla costituire in quel poco tempo che resta, e prima ancora che i mercati finanziari non l’abbiano già definitivamente condannata. Detto ciò, ancora non si conosce il modello di Europa che si vuole costituire, ovvero quale dovrebbe essere il modello più idoneo per la sua forma giuridica. Si è però sentita avanzare più volte  una proposta, anche quella più conosciuta : gli Stati Uniti D’Europa. Tuttavia, in Europa nessuno fino ad oggi ha mostrato di avere quelle doti necessarie per essere considerato un vero statista, e tanto meno si è ancora visto un partito in grado di proporre un progetto convincente. Di più, nessun leader di ogni singolo Stato ha mai avuto il coraggio di proporre o caldeggiare, attraverso un programma da sottoporre all’approvazione referendaria della sovranità popolare, la proposta vincente per la costituzione di una assemblea costituente della Nuova Europa.

Infatti, prima con lo SME e poi con la moneta unica, per mezzo secolo e fino ai giorni nostri, gli impegni più ricorrenti dei singoli Stati che partecipano alla UE sono stati quasi esclusivamente quelli relativi alle parti finanziarie. In sostanza, per i singoli statila preoccupazione più grande riguardo alla costituenda Europa politica è stata quella relativa alla parte finanziaria, e chissà mai perché lo è ancora oggi nonostante la priorità necessaria per un novo Stato che nasce dovrebbe essere invece quella di preoccuparsi su come costruire il futuro dei cittadini che lo devono abitare. La crisi economica che ancora oggi sta mordendo il vecchio continente è la dimostrazione plastica di quanto possa essere debole questa Europa. In tutti questi anni, dove ci si è solo preoccupati  di curare la parte finanziaria di uno Stato che ancora oggi non è nato, i frutti fin qui conseguiti sono stati una miseria, anzi, un risultato impietoso e fallimentare, e dove gli stati che si adoperano di più al fine che sia costituita una EUE politica sono in realtà impegnati in una lotta di conquista sugli altri. In questo contesto, è del tutto evidente che l’egemonia del più forte possa fare la differenza, e il motivo è la disputa tra chi rivendica il diritto di poterla governare in modo egemone, senza però ringraziare chi gli aveva concesso la libertà di conseguire  quel primato economico che oggi vorrebbe utilizzare per indebolire economicamente gli altri stati membri in competizione.

Queste lotte intestine tra stati nella realtà dimostrano invece l’aspetto più negativo di questa Europa, ovvero che è ancora troppo debole economicamente e ancora troppo esposta proprio in quella parte dove per mezzo secolo si sono sprecate invano tutte le energie, cioè il settore finanziario. La si vuole Unita, questa Europa, e invece, nonostante l’errore clamoroso di aver voluto adottare la moneta unica come primo atto dell’unificazione, in realtà non è mai stata così divisa come oggi,  e a dividerla sempre di più guarda caso è proprio la sua moneta. Ancora adesso, l’Europa rimane una preda facile dei mercati finanziari, in quanto resta ancora incapace di dimostrare quella vera forza necessaria a risolvere la crisi economica che ha messo in luce le sue debolezze.

E sono proprio i sopra citati motivi che fanno deprimere i cittadini chiamati al voto del 25 maggio. Politici, partiti, gruppi, lobby, banche e finanza sono in questo momento i veri nemici di coloro che sono chiamati alle urne, e prova ne siano le ultime rilevazioni dei sondaggisti sull’affluenza alle urne che oggi assegnano il  52 % a chi ha già deciso di non votare, e un buon 15% a chi invece si dichiara ancora indeciso. Ma ciò che invece appare più certo, è che il sigillo definitivo sul fallimento dell’Europa lo metteranno proprio coloro che con il voto non vogliono avere niente a che fare.


Print Friendly, PDF & Email

7 Comments

  1. Non è bastato un secolo e mezzo per fare un popolo italiano malgrado un imbonimento martellante in tutte le scuole d’ogni ordine e grado, in tutti i covi di una burocrazia a dir poco ributtante, in tutti i luoghi di lavoro incentivato dai proventi sottratti ai Produttori di Ricchezza, come si può pensare a un popolo europeo dopo appena mezzo secolo? Un’ UERSS, come dice Bukovski, ecco, quella era possibile, e infatti è già una realtà da anni…
    Se ne prenda atto, e facciamo di tutto per abbatterla, a qualsiasi costo, come è stata abbattuta la sua precorritrice, l’URSS.

  2. Meglio così, perché la piega che ha preso attualmente l’Ue è quella di andare verso un’EURSS (Unione delle repubbliche Socialiste Europee): la candidatura di Martin Schulz è semplicemente un segnale in quella direzione!

  3. Certamente QUESTA europa non avrà il mio avvallo, dove sono i commissari (non eletti dagli europei), burocrati in doppio petto al servizio della finanza globale a dettare le regole compresa la curvatura dei cetrioli. No, io voglio l’Europa dei popoli, l’euro con impresso stati federali europei pagabili a vista al portatore……sogno utopico, per ora, purtroppo!

    • Meglio ancora, ad ogni cittadino la facoltà di usare qualsiasi moneta che desideri. La libera produzione di moneta è il modo migliore per garantirne l’affidabilità.

  4. Fabrizio, l’Indipendenza mi ha pubblicato tempo fa il mio documento ove dichiaro che l’unica alternativa per l’Europa è una Confederazione. Io lo ho scritto perché è indispensabile spiegare innanzi tutto agli europei che cosa è il federalismo. Questa alternativa esiste! Lo dobbiamo spiegare. Purtroppo la Lega non ha voluto appoggiare la mia iniziativa e in Europa nessuno ha la più pallida idea di cosa fare per andare avanti. Le uniche proposte sono il buonismo cialtrone all’italiana che sta contagiando l’Europa; vedi Berlusconi. Possibile che non esista nessuno in Europa che voglia lavorare per questa iniziativa?

  5. No xe łi skei o monea ke “divide”, ke “divide” xe łe diferense coulturałi, etneghe, morali: no xe justo ke on bon todesco ke laora el ghe paghe ła pension a on mafioxo tałian (statal e no) ke nol ga mai fato o càso de bon.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Articolo precedente

Don Pellegrini: l'insostenibilità dell'espressione "Repubblica una e indivisibile"

Articolo successivo

La triade, il tripartitismo imperfetto e l'Italicum