L’EUROPA E L’ARTE DELLA MANUTENZIONE DELLA MOTOCICLETTA

di ALBERTO VENEZIANO

La situazione europea mi ha richiamato alla mente un esempio tratto da un libro che continuo a considerare una pietra miliare: “Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta”. Pirsig parla anche di meccanici.

Si dividono, lui dice, in due tipi fondamentali: Il “preciso”, ogni cosa al suo posto e a ogni posto la sua cosa, e il “casinista” termine che spiega già tutto. Nell’officina del “preciso” si può apparecchiare la tavola per terra tanta è la pulizia che vi regna. Tutte le attrezzature e gli utensili sono perfetti, sempre nuovi, ogni vite e ogni tipo di materiale sono facilmente reperibili, tutto è ordine. Quando smonta un motore posiziona ogni vite e ogni pezzo secondo uno schema preordinato, lavora con metodo, calma e, ovviamente, precisione, è sempre ineccepibilmente puntuale .

Al contrario, il “casinista”, è sempre in affanno e in ritardo, sporco e sudato, corre avanti e indietro. Scavando in un mucchio di “ferri” scalcinati, ne estrae quello che gli serve e va a fare qualcosa di incomprensibile per chi stesse guardando in quel momento. Comincia a smontare qualcosa e butta i pezzi alla rinfusa in uno scatolone, a metà lavoro pianta lì e va a fare qualcos’altro da qualche altra parte. Immerso nella sua attività sconclusionata sembra non concludere niente eppure… Eppure, dice Pirsig, i risultati ottenuti da due personaggi così diversi, se sono due bravi meccanici, sono assimilabili. In entrambi i casi, affidando a uno dei due il proprio motoveicolo, e solo chi ha una moto può capire l’importanza di questo atto, si ha la certezza di avere indietro la moto perfettamente a posto spendendo il giusto.

Fin qui Pirsig, a memoria, da qui in poi la mia riflessione: che cosa accadrebbe se due personaggi così, ognuno bravo a modo suo, si associassero? Come andrebbe a finire? Non c’è dubbio che dopo pochissimo tempo finirebbero col tirarsi addosso gli attrezzi, e non sto a chiedermi chi dei due, nella battaglia, sarebbe il più efficace. Quel che mi sorge, anche allargando l’orizzonte a categorie più ampie, è il seguente dubbio: perché mai, per quale follia, con ostinazione stolida, “precisi” e “casinisti” pretendono di  fare cassa e officina comune e si illudono addirittura di prosperare?

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