REGIONI, FEDERALISMO E AUTONOMIA VANIFICATI DALL’EUROPA

di ALBERTO LEMBO

Incredibile, vero? Eppure è quanto risulta dalla relazione di accompagnamento della “Legge Comunitaria 2012”, presentata al Parlamento dal Ministro per gli affari europei, di concerto con il Ministro degli affari esteri e con il Ministro della giustizia (Atto Camera 4925). Vengono abbreviati, con l’articolo 1, i termini di recepimento delle direttive “considerata la prassi ormai invalsa della Commissione europea di avviare procedure di infrazione per mancato recepimento a pochi giorni di distanza dalla scadenza del termine di attuazione..”. Premesso questo si ricorda che “con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, avvenuta il 1° dicembre 2009, lo Stato inadempiente corre il rischio di incorrere in sanzioni pecuniarie già nel contesto del procedimento giurisdizionale di accertamento dell’inadempienza”. In parole più semplici vengono applicate sanzioni economiche prima ancora che sia stata accertata l’esistenza del fatto, la responsabilità e la sua punibilità! Questi sono i princìpi “liberali” su cui si fonda l’Europa dei trattati, sottoscritti dai vari governi che hanno rappresentato l’Italia in quella sede!

In questo modo, restringendo i tempi per il recepimento, si comprimono anche quelli previsti per l’attivazione degli altri soggetti interessati ai processi di “legislazione concorrente”, ovvero quelli in cui la competenza primaria per materia sia suddivisa tra Stato, Regioni e Province autonome, secondo il dettato dell’art. 117 della Costituzione.

Il Governo giustifica tale procedura in quanto “il potere sostitutivo dello Stato trova chiaro fondamento nella circostanza che l’Unione europea costituisce un’unione di Stati e che lo Stato nel suo complesso, nella qualità di interlocutore primario dell’Unione europea e degli altri Stati membri, rappresenta il soggetto responsabile dell’adempimento degli obblighi comunitari”. Come non bastasse la Corte Costituzionale ha ripetutamente sentenziato che “ferma restando la competenza in prima istanza delle regioni e delle province autonome nelle materie di rispettiva competenza legislativa, allo Stato spettano tutti gli strumenti necessari per non trovarsi impotente di fronte a violazioni di norme dell’Unione determinate da attività positive od omissive dei soggetti dotati di autonomia costituzionale”.

In termini più chiari tutto questo significa che qualunque principio federalista e lo stesso riconoscimento di potestà legislative, sia primarie sia di legislazione concorrente, a favore di soggetti componenti lo Stato italiano viene vanificato dal fatto che tali autonomie non sono riconosciute a livello europeo e possono essere superate anche dallo Stato italiano nel momento in cui abbia accettato direttive in netto contrasto anche con la propria Costituzione e con le garanzie in questa contenute.

La giustificazione riportata più sotto evidenzia solo che anche i soggetti istituzionali lesi da tale principio accettano la compressione (mi verrebbe da scrivere la “svendita” dei diritti dei popoli che dovrebbero rappresentare…) in ragione di questa “necessità”. La relazione, infatti, prosegue: “La disposizione è finalizzata ad evitare l’inadempimento nell’attuazione della normativa dell’Unione europea da parte delle regioni e delle province autonome, prevedendo una procedura sostitutiva e, se necessario, anticipata: i decreti legislativi sostitutivi entrano comunque in vigore solo alla scadenza del termine stabilito per l’attuazione della normativa europea e si caratterizzano per il fatto di essere cedevoli, nel senso che perdono efficacia con riferimento alle regioni che…provvedano al recepimento delle direttive… L’utilizzo di tale forma di sostituzione preventiva è stato già favorevolmente valutato dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, in numerose occasioni.”.

Del vero problema “a monte” non si parla, perché lo si considera acquisito e a chi governa non interessa: la cessione di sovranità fatta dall’Italia all’Unione europea, anche in violazione della Carta Costituzionale e dei suoi princìpi, con la connivenza di tutti coloro che vi hanno partecipato o anche solo tollerato! E con le varie Leggi comunitarie e i vari Trattati la cessione continua, sulle spalle dei popoli lasciati senza voce e senza difesa…

 

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2 Comments

  1. Curiosa lettura dell’incorreggibile monarchico Alberto Lembo, che spaccia la perdita della sovranità dello stato nazionale italiano in decomposizione, con una grave effrazione ai poteri periferici degli enti territoriali. Il processo di integrazione politica europea procede a passo di lumaca, per le note resistenze che gli stati nazionali e le loro istituzioni oppongono a tale processo. Ma la cultura retrogroda, qui ben espressa dall’autore, la dice lunga sul substrato culturale degli italioti che pensano di proteggere i loro interessi restando piu’ vicini alla magna Grecia piuttosto che verso le discipline giuridiche piu’ avanzate ed espresse dalle comunità nordiche europee. In altre parole e’ preferibile partecipare alle mediazioni di sovranita’ con Berlino, Copenaghen o Parigi piuttosto che con Roma ed Atene. Confondere la perdita di sovranità di uno stato fallito con la perdita delle libertà dei popoli, e’ intellettualmente fuorviante e assurdo, gli individui nelle loro espressioni istituzionali non avranno che benefici che altrimenti vedrebbero vanificati dei soliti italioti di turno.

  2. Prego la redazione de “L’Indipendenza” di prendere posizione contro le “software patents”. L’europarlamento sembra incamminato a far la cosa sbagliata. La possibilità di brevettare algoritmi farebbe gli interessi di poche multinazionali extra-UE! Sono un convinto sostenitore di liberismo&capitalismo, però questa volta han ragione i comunisti della Free Software Foundation! Una tale follia ammazzerebbe l’intera industria del software europeo, composto da PMI che non possono sobbarcarsi cause milionarie!

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