Europa indaga su conti. Persino il Pd: Alitalia va messa sul mercato. Da Salvini solo parole roboanti

Su Alitalia Matteo Salvini dovrebbe chiamare il ministro Giancarlo Giorgetti anziché fare “proclami roboanti”. Lo ha detto il vice-segretario Pd Giuseppe Provenzano parlando a ‘Zapping’ su Rai Radio 1. “Salvini fa proclami roboanti, voglio ricordargli che potrebbe alzare il telefono e chiamare il ministro e invitarlo come stiamo facendo noi ad un negoziato anche duro con la commissione europea perché dopo la pandemia abbiamo l’opportunità di azzerare gli errori compiuti nei decenni precedenti e provare ad avviare una pagina nuova, anche per poi metterla sul mercato quando sarà il tempo per poterlo fare”.

Continuano i contatti a livello tecnico tra la Dg Concorrenza e le autorità italiane per trovare una soluzione su ALITALIA, in particolare sulla discontinuità economica che la Commissione Europea ritiene indispensabile per non dover imporre a Ita, la compagnia che dovrebbe nascere dalle ceneri dell’ex vettore di bandiera, di recuperare gli 1,3 mld di euro ricevuti negli anni scorsi sotto forma di prestiti cosiddetti ponte. Aiuti che con ogni probabilità verranno giudicati prima o poi formalmente non regolari, dato che i fondi sono stati bruciati dalla società, che nel 2019 ha perso circa mezzo miliardo di euro e che non chiude un esercizio in utile dal 2002. Le indagini della Commissione sui due prestiti sono aperte da tempo e non sono state ancora chiuse, ma prima o poi verranno terminate, molto probabilmente con la decisione di recuperare gli aiuti di Stato non in linea con le norme Ue. E’ chiaro che, se Ita dovesse restituire 1,3 mld di euro allo Stato, fallirebbe sul nascere. Per evitarlo, occorre discontinuità economica tra Ita e ALITALIA. Per valutare se sussiste una discontinuità effettiva, come la Commissione ha chiarito diverse volte, per bocca della vicepresidente esecutiva Margrethe Vestager, si valutano una serie di elementi: il marchio, il perimetro aziendale, il personale, gli aeromobili, gli slot eccetera.

La Dg Comp, a quanto si apprende a Bruxelles, ha inviato alle autorità italiane delle richieste di chiarimento o su questioni già poste, cui non era stata data una risposta, oppure concernenti dettagli della proposta avanzata dalle autorità italiane. La sensazione, a Bruxelles, è che la soluzione non sia dietro l’angolo e che ci sia ancora lavoro da fare. L’Italia dovrebbe rendersi conto, dal punto di vista di Bruxelles, che purtroppo la situazione di ALITALIA è quella che è e che, dunque, sarà inevitabile fare delle rinunce e affrontare situazioni che possono risultare spiacevoli, come la riduzione del personale (conseguente alla riduzione dei velivoli), se si vuole trovare una soluzione praticabile. L’unica cosa certa è che la Commissione, come ha ribadito ripetutamente, non può attestare che ci sia discontinuità economica tra ALITALIA e un’ALITALIA sotto mentite spoglie. La valutazione della discontinuità verte non solo su un elemento, ma su una serie di fattori. Chiaramente, il marchio è un fattore che pesa, anche se non è l’unico. Quanto ad eventuali ‘piani B’, spetta ovviamente all’Italia, eventualmente, presentarli alla Commissione perché vengano valutati.

 

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