EUROPA E ITALIA, COME EVITARE DI FARSI MALE DA SOLE

di ALBERTO LEMBO

Nel mio ultimo periodo di permanenza alla Camera avevo tentato di affrontare, facendo parte della Commissione per le Politiche dell’Unione Europea, tre questioni che mi parevano di notevole importanza e che erano state sottovalutate o ignorate praticamente da tutti.

Il primo punto, di principio, era costituito dal fatto che alcuni Stati dell’Unione, in primis il Regno Unito, sottoscrivevano impegni e trattati vari ma, in forza di una postilla in calce al Trattato sull’unione, non si ritenevano impegnati a rispettare quanto sottoscritto dall’esecutivo se dopo la pronuncia del rispettivo parlamento (clausola di riserva di esame parlamentare). I governi italiani, per affermare al massimo grado la loro sviscerata fiducia nell’Europa, si erano ben guardati dal cautelarsi in questo modo, impegnando il Parlamento prima ancora di averlo informato delle loro intenzioni.

Il secondo punto era la ormai ineludibile necessità di aggiornare lo strumento di recepimento delle direttive europee (la cosiddetta “Legge La Pergola”), ovvero lo strumento in base al quale norme di produzione europea potevano entrare a far parte del contesto normativo italiano, legge ormai superata dalle nuove problematiche e fonte, per questo, di gravi inconvenienti.

Il terzo punto, di metodo e di sostanza, era costituito dall’avere verificato, fino da quando facevo ancora parte, e come Presidente, della Commissione Agricoltura, che le varie direttive, il cui testo originario era steso in lingue estere, e quindi necessitava di una accurata traduzione, prevedeva sempre, all’origine, un margine di flessibilità nell’applicazione che nell’applicazione italiana andava costantemente perso, dopo il passaggio parlamentare, con la trasformazione da parte della macchina burocratica di tutti i “può” in “deve”…

Relativamente al primo punto riuscii a strappare in aula al Ministro Enrico Letta il parere favorevole ad un mio ordine del giorno in cui, tra l’altro, impegnavo il Governo ad attivarsi perché anche l’Italia potesse giovarsi di questa cautela, subordinando l’azione del governo sul fronte europeo al consenso parlamentare, il che non mi pareva un atto particolarmente eversivo… Sul secondo punto arrivai a presentare una proposta di legge, anticipando lo stesso governo, per la riformulazione della “Legge La Pergola”, proposta che venne ripresa nella sostanza anche dal testo governativo, in cui inserivo il principio della “riserva di esame parlamentare”. La fine della legislatura, però, bloccò l’iter già iniziato in Commissione. Quanto al terzo punto, riuscii ad ottenere in Commissione dal Presidente Berlinguer l’apertura di una “Indagine conoscitiva” per verificare se quanto avevo intuito sul tema corrispondesse effettivamente alla realtà, interpellando tutto il mondo produttivo italiano con una lunga serie di sedute che produssero un imponente volume di documentazione su quanto una ottusa burocrazia ci imponeva indebitamente.

Premesso tutto ciò, che restò accuratamente coperto dal silenzio nel decennio berlusconiano per non dare ulteriori preoccupazioni all’eccelso vertice di governo, tornando alla “Legge comunitaria 2012”, di cui ho trattato nel precedente articolo, devo rilevare che torna ad aleggiare un filo di speranza da alcune prese di posizione parlamentari. C’è ancora qualcuno, evidentemente, che ha il cervello e lo usa, il che mi fa sperare che non tutto il lavoro fatto sia andato al macero.

Nel silenzio delle altre commissioni, la X Commissione (Attività produttive e Commercio) ha infatti osato esprimere un parere favorevole con l’aggiunta di una condizione doverosa e intelligente: “Nel recepimento delle direttive in premessa, sia esclusa da parte del legislatore delegato l’adozione di ulteriori regole aggiuntive (cosiddetto gold plating) che rischiano di portare ad un’applicazione disomogenea, nei diversi Stati membri, delle disposizioni stabilite a livello europeo e di determinare, in tal modo, uno svantaggio competitivo per le imprese italiane in confronto con i  concorrenti europei”.

E’ la sintesi di quanto sopra, ovvero la censura del rifiuto, per pigrizia mentale, di studiare la norma e di applicarla, con la flessibilità concessa in origine, alla realtà italiana del settore considerato, e contemporaneamente l’invito a non aggiungervi nulla che possa aggravarne il carico burocratico con i relativi costi. Lo stesso relatore ha evidenziato in Commissione XIV che “con riferimento ad una verifica del grado di adeguamento generale dell’ordinamento italiano a quello dell’Unione europea ritiene opportuno cogliere l’occasione dell’esame del disegno di legge comunitaria 2012 per affrontare il tema del c.d. gold plating, vale a dire la prassi ricorrente dell’adozione, in sede di recepimento, di norme più restrittive o comunque non richieste dalle direttive europee.”…. Rivolgendosi al passato, e credo anche alla nostra vecchia “Indagine conoscitiva”, ha aggiunto che “rimangono però in piedi i profili problematici attinenti a tutto il diritto comunitario già recepito nell’ordinamento interno. Con riferimento al problema del gold plating, per così dire pregresso, si potrebbe peraltro valutare l’opportunità di un intervento normativo: si potrebbe infatti pensare, nell’ottica di un miglioramento delle modalità di adeguamento dell’Italia al diritto dell’Unione, al conferimento al Governo di una delega ricognitiva dello stato di attuazione complessivo delle direttive comunitarie, al fine di eliminare dall’ordinamento le norme di recepimento maggiormente restrittive in modo non giustificato rispetto alla normativa dell’Unione..”.

Non è molto, sono d’accordo, ma “primum vivere, deinde philosophari” e fino a quando saremo imbrigliati da questo vincolo europeo, che oggi esiste, piaccia o non piaccia, a prescindere da ogni istanza indipendentista, sarebbe veramente sciocco rinunciare alla “legittima difesa” con le armi concesse, tenuto conto gli altri Stati, Germania e Francia in primis lo fanno da sempre.

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3 Comments

  1. Nord lavora, Sud incassa e sperpera! Vale in FallItaGlia come in Europa.

    Basta guardare sopra le Alpi, per vedere tre modelli (con o senza Euro) funzionanti di federalismo reale: Germania, Austria e Svizzera.

    La base è costituita da tre elementi: autonomia dei Länder/ cantoni, responsabilità finanziaria e limite di debito. Non si chiedono alle banche prestiti superiori agli investimenti previsti, altrimenti la legge finanziaria centrale o di un Land è automaticamente anticostituzionale.

    Soprattutto, però, è necessario liberarsi della cosiddetta “italianità”, variante della mentalità P.I.G.S.

    La Grecia? Citanto Thilo Sarrazin: “Il mezzogiorno d’Europa”.

  2. Forse Alberto Lembo (nazionalista in pectore), ha letto poco i testi del buon Gianfranco Miglio: gli stati nazionali moderni sono in fase decomposizione ed ora e’ giunta l’ora dei popoli e dei territori italianizzati derisi ed insultati dalla cultura della magna Grecia, che lui conosce molto bene, tanto e’ vero che nei difende la base valoriale, bene espressa in questo articoli. Penso che i popoli settentrionali abbiano maggiore interesse a mediare i la struttura dei poteri con Berlino, piuttosto che Roma. Questa potrebbe essere il piano B, qualora fallisse, nel breve periodo, il referendum per l’indipendenza dei popoli settentrionali. Ogni punto di vista e’ ben accetto, ma la condivisione non c’e.

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