Esplode crisi Henkel nel comasco. Si trasferiscono a Frosinone. A Roma qualcuno se ne è accorto?

“Un’azienda come Henkel deve avere una visione strategica e guardare al lungo periodo: due stabilimenti in Italia non sono più sostenibili, il consolidamento è necessario per garantire stabilità e competitività”. Lo afferma in una nota Luca Facheris, presidente di Henkel Italia Operations. Ieri diversi lavoratori di Lomazzo, in provincia di Como, hanno incrociato le braccia dopo la decisione della capogruppo tedesca di chiudere lo stabilimento mentre per oggi i lavoratori di Henkel Italia Operations hanno programmato uno sciopero per solidarietà con i colleghi di Lomazzo. “Il consolidamento in un unico sito della produzione di detergenti è stato deciso dopo una valutazione molto accurata – sottolinea Facheris -. Dal 2016 a oggi i volumi di produzione sono calati di circa il 33% e l’andamento del solo 2020 non risolve una situazione di sovracapacità che è ormai un problema strutturale”. Quindi conclude: “Crediamo sia ora importante intraprendere una discussione con le rappresentanze sindacali riguardo le opzioni percorribili per ridurre l’impatto sociale della decisione, di cui siamo ben consapevoli”.

Ma dietro le parole aziendali ci sono 150 lavoratori e altrettante famiglie nel comasco senza una prospettiva, in piena pandemia.

Il gruppo tedesco, che produce detergenti per bucato e stoviglie, ha annunciato la chiusura entro giugno 2021 dello stabilimento di Lomazzo, con l’intenzione di trasferire tutta la produzione nel sito di Ferentino, in provincia di Frosinone. “La decisione della multinazionale tedesca di voler chiudere la sede comasca di Lomazzo – sottolinea Fermi, presidente del Consiglio regionale lombardo – dettata semplicemente da mere ragioni di marketing aziendale, per giunta in piena pandemia, è inspiegabile e inaccettabile. Soprattutto non trova giustificazione la motivazione che la HENKEL ha fornito di voler proteggere la stabilità e la competitività dell’azienda per la quale non sarebbe sostenibile in una prospettiva di lungo periodo la presenza di due stabilimenti in Italia”.

L’operazione di chiusura avrebbe un impatto notevole sul territorio sia per gli 81 dipendenti della multinazionale tedesca che lavorano nel sito di Lomazzo, sia per quelli (altri 80 circa) delle aziende locali che forniscono servizi allo stabilimento di Lomazzo, dalla mensa, ai trasporti, alla logistica e alle manutenzioni. Sono coinvolte circa 160 famiglie prevalentemente dei Comuni di Rovellasca, Lazzate, Turate, Rovello Porro, Cogliate e Saronno.

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