L’ITALIANO MEDIO, OVVERO QUELLO DI “MARIO MONTI”

Lettera in redazione

di DINO COFRANCESCO

Cercherò di esporre i fatti nel modo più semplice possibile e, soprattutto, sine ira ac studio. Non sono un evasore fiscale ma da anni non ho pagato l’ICI su un grande appartamento, sito nel centro storico della città in cui vivo, adibito a sede di un importante e prestigioso istituto di cultura, nelle cui sale, tappezzate di libri, si sono svolti, e continuano a svolgersi, incontri di studio, seminari, conferenze etc., spesso di risonanza nazionale. Da quest’attività, assolutamente gratuita, non ricavo alcun reddito: anzi ogni mese almeno un quarto del mio stipendio se ne va per le spese di amministrazione e le forniture di acqua e di energia elettrica (per non dir altro) relative all’appartamento.

Pensavo a torto che, trattandosi di un’associazione ONLUS, fosse esteso anche ad essa il regime di esenzione fiscale ICI previsto per le Fondazioni. Mi sbagliavo e così mi sono visto recapitare, per mancato versamento di imposte, un ‘conto’ salatissimo – e reso ancor più tale dalle multe per morosità e dal lievitare degli interessi. Pazienza, ho pensato, la legge è ingiusta ma, come dicevano gli antichi, dura lex sed lex.

L’importo di 100 che mi si chiedeva, però, mi era sembrato esorbitante e così, attraverso la mia bravissima tributarista, ho fatto ricorso. Dopo qualche tempo, mi arriva una lettera in cui mi si annuncia che il ricorso è stato accettato solo in parte: per non farla lunga, da 100 il credito di Equitalia è sceso a 70. Prima della decorrenza della data ultima di pagamento – due mesi – accordatami dall’Agenzia delle entrate, mi sono recato agli uffici competenti, poco convinto da una legislazione che ti fa pagare anche il mecenatismo ovvero un servizio pubblico d’informazione culturale, ma fermamente intenzionato a chiudere la pratica (abbiamo tutti molti altri impegni e, come dice il Divino Poeta, perder tempo a chi più sa più spiace). Un’altra sorpresa, però, mi attende allo sportello: ai 70 corrisposti a Equitalia vanno aggiunte le penalità previste per non aver assolto al mio dovere di cittadino contribuente entro i sessanta giorni dal ricevimento della prima notifica (quella di quota 100). «Ma il mio ricorso – obietto al funzionario, peraltro molto gentile – non sospendeva il mio obbligo fino al pronunciamento al riguardo dell’Alta Autorità Esattoriale?» «Sì, mi risponde, ma solo per il 30% dell’importo non dovuto, per il 70% invece avrebbe dovuto pagare nei termini tassativamente indicati». «Ma come potevo sapere la misura – al 30%, al 50%, al limite al 100% – della detrazione?» faccio notare. La risposta del funzionario avrebbe mandato in visibilio i pubblicani d’Ancien Régime: «Lei doveva versare l’intero importo e, dopo la parziale revisione del suo debito, chiedere il rimborso sul 30% abbuonato».

Per nulla persuaso pago la non lieve mora ben deciso a non perdere un’altra mezza mattinata della sede di Equitalia – tra l’altro, unico ufficio pubblico che impone la doppia fila ovvero si deve fare la fila per avere il numero della fila davanti agli sportelli… –. In fondo, mi consolo, si licet magnis componere parva, è la stessa logica che portò a ritenere scandalosa la proposta di legge che sospendeva i processi a carico del Cavaliere per tutta la durata del suo premierato (ma fermava anche le lancette dell’orologio della prescrizione): intanto provvedi al pagamento, se poi c’è stato un errore della P. A., verrai rimborsato (della nuda cifra, s’intende, non del tempo perso, della tensione, delle arrabbiature, del cd danno etico etc.)! Non mi esalta, però, dover constatare, per l’ennesima volta, che il sole del liberalismo continua a non illuminare e a non scaldare i nostri lidi.

Perché dedico questo ‘racconto di vita’ all’italiano di Mario Monti? La ragione è molto semplice: quel conformismo mai venuto meno, che porta molti nostri connazionali a precipitarsi in soccorso del vincitore, per citare la folgorante battuta del geniale Ennio Flaiano, oggi s’incarna nell’uomo ‘responsabile’, iscritto giovanissimo non alla Direzione del PCI, come la buonanima di Enrico Berlinguer, nella battutaccia di Giancarlo Pajetta, ma al club dei benpensanti, quei salotti buoni che garantiscono un posto sicuro nell’establishment. Per l’italiano di Mario Monti – che, non vorrei essere equivocato, ritengo di gran lunga preferibile all’italiano di Mussolini (ho il sospetto, però, che ne sia una riedizione adattata ai tempi..) – far valere i ‘diritti soggettivi’ significa non aver capito i guai finanziari in cui versa il paese, rilevare le inadempienze del governo dei tecnici significa rimpiangere un ministero che aveva ridicolizzato l’Italia agli occhi del mondo, ricordare, come fa Piero Ostellino, che pagare le tasse è un dovere ma farle pagare oltre una certa soglia è un esproprio significa difendere gli evasori, mostrare comprensione (senza peraltro giustificarli) per quanti si abbandonano ad atti intollerabili di protesta significa indulgere al populismo più aggressivo.

E allora bisogna essere molto chiari: la situazione certo è disperata e se si andasse alle elezioni ora, come chiedono certi incoscienti politici e giornalisti del centro-destra e della Lega, si rischierebbe una ingovernabilità di tipo greco; le misure prese dal ‘governo dei tecnici’ costano lagrime e sangue ma un governo debole, perché non legittimato dal voto popolare, non è in grado di operare tagli chirurgici che scatenerebbero i sindacati di ogni categoria (privati ma, soprattutto, pubblici) e riempirebbero le piazze: teniamoci, pertanto, il ‘tecnico’ Monti anche se, in sostanza, continua l’opera del suo predecessore alle finanze, quello che aveva un Tre- in più; la democrazia è, oggettivamente sospesa (ma all’italiano di Monti, forse, non gliene potrebbe fregare di meno..) ma la dittatura a tempo – ben diversa dalla dittatura sovrana dei regimi totalitari o imperiali – talora ha salvato la sovranità popolare, consentendo una pausa di riflessione (per riesumare un antico linguaggio doroteo) che potrebbe consentire ai partiti, di destra e di sinistra, di rifondarsi, riproponendo uomini e programmi nuovi.

Detto questo, però, va bene tutto, sopportiamo i sacrifici, stringiamo la cinghia, dal momento che è inevitabile, però non dimentichiamo il rispetto che si deve agli Italiani promossi (così si dice) dalla Costituzione democratica e antifascista da sudditi a cittadini. Nelle maglie, negli stili della burocrazia sono radicati il disprezzo dei ‘governati’, l’indifferenza ai loro problemi, il fastidio di dover dare troppe spiegazioni, il sospetto che dietro ogni reclamo contro il potere ci sia l’individualismo familistico e amorale.

In realtà, in una società civile, alla richiesta di sacrifici pesanti devono accompagnarsi la riaffermazione e il consolidamento delle ‘garanzie della libertà’, analogamente a quello che capita in certi stati in guerra (democratici o autoritari) che costringono i cittadini a mettere a rischio le loro vite ma, in compenso, si premurano di assicurare loro, al fronte, vitto e alloggi decenti e rispettosi della dignità umana. Il ‘governo dei tecnici’, stando a certe dichiarazioni d’intenti, sembra rendersene conto – anche se nella pur doverosa difesa d’ufficio di Equitalia nessun cenno in questo senso è venuto fuori – ma a sensibilizzarlo a questi temi non sono sicuramente gli italiani di Mario Monti, eterni pretoriani del potere, ma i rompiglioni come Piero Ostellino, Oscar Giannino, Luca Ricolfi etc.

Sappiano però, gli italiani di Mario Monti, che, a differenza degli italiani di Mussolini, nel paese rappresentano un élite assai poco popolare – ed è per questo che ora, sempre più spesso, fanno il processo alla democrazia, alle sue derive qualunquistiche, alla sua sostanziale incompatibilità col… liberalismo, all’immaturità e all’incompetenza dei cittadini comuni! Se si vedono le lettere indirizzate ai giornali, le interviste televisive rilasciate dagli ‘uomini della strada’, se si parla con la gente sui bus e sui treni, nei negozi o nei giardini pubblici, si ha l’impressione di trovarsi, ancora una volta, dinanzi a due Italie diverse: da una parte, gli indignati veri (che sono la maggioranza, come rivelano, del resto, i recenti tassi di astensionismo), dall’altra parte, le persone ‘ragionevoli’ e assennate, che dai cambiamenti non si aspettano nulla di buono per le loro carriere (e almeno in questo danno prova di grande lucidità).

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5 Comments

  1. “Detto questo, però, va bene tutto, sopportiamo i sacrifici, stringiamo la cinghia, dal momento che è inevitabile”, pure io come RUDY sono sconvolto dalle parole di sto tizio… prima racconta le sue disavventure in un paese ladrone e mafioso e poi difende Monti che il primo rapinatore al servizio dei banchieri e dei poteri forti… ma allora o ci sei o ci fai caro deciditi!! Bah…

  2. “Detto questo, però, va bene tutto, sopportiamo i sacrifici, stringiamo la cinghia, dal momento che è inevitabile”
    ….perdonami ma tu hai dei grossi problemi.
    Ho la sensazione da quello che leggo con lessico altezzoso che vivi in un altro mondo.

    Devi , e sicuramente mi sbaglio, essere il classico che parla, parla,…ma combina ben poco….
    Mi sbaglierò ?? Ma!

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