ELEZIONI 2013, FINIRA’ COL VOTO AD “ANTONIO LA TRIPPA”

di ROBERTO GORINI

In un paese dove lo stato (volutamente con la s minuscola) re-distribuisce così tanta ricchezza, ovvero fa di tasse e assistenzialismo la sua politica, non si vota mai il migliore, ma colui che garantisce il miglior risultato personale. Per cui siamo sempre di fronte a un voto sbagliato per il paese, e un voto interessato per gli elettori.

L’errore parte dal fatto che lo stato mette le mani nella maggioranza delle attività economiche. La spesa pubblica è infatti oltre il 50% del Pil  (per quel che può valere il Pil). In questo modo l’assistenzialismo, la corruzione e il voto di scambio diventano endemici. Per cui non si va in cerca di un governante, ma di un datore di lavoro. Colui che vince nella tornata elettorale è anche colui che più è disposto a giocare sporco.  A utilizzare la redistribuzione a favore di qualcuno. E’ ovvio che per farlo deve essere disposto a scendere a patti con l’etica. Deve prendere qualcosa a qualcuno e darla a qualcun altro. Ecco perché si ha sempre l’impressione che vincano i peggiori.

Oggi tra destra e sinistra ci sono delle differenze di forma, ma la sostanza non cambia. C’è chi dice di essere a favore del mercato e poi finisce col prendersi la ricchezza espropriata (tramite tasse, sanzioni e contribuzioni) per un vantaggio personale, suo e dei propri amici. E poi c’è chi si riempie la bocca di belle parole sull’importanza del “bene comune”, un’ottima scusa per mettere le mani nelle tasche dei cittadini. Anche in questo caso infatti, a certi livelli (superati in Italia già da tempo), l’esproprio è dannoso. E questa volontà ha in se una gravità non compresa: anche se ufficialmente fatta a fin di bene, espropriare così tanta ricchezza in nome di un benessere collettivo, oltre ad essere un atto illegittimo, è demotivante nei confronti di chi produce e incentivante per chi è in cerca di assistenza.

Quindi, in queste condizioni, indipendentemente dal posizionamento geografico della classe politica, siamo sempre di fronte a una redistribuzione. E quando l’elettore va al voto,  cerca chi può garantire i propri interessi, che non corrispondono mai con quelli della società. Il fine nobile di un governo dovrebbe essere invece quello di lasciare gli uomini liberi di produrre ricchezza e di utilizzarla come meglio credono.

Il problema non è “destra o sinistra”. Il problema è “più stato o meno stato”. E la soluzione è “meno stato”, per evitare che la democrazia continui a essere quella strana pratica in cui tutti tentano di vivere alle spalle degli altri.

In mancanza di una drastica riduzione dell’ingerenza dello stato nella vita dei cittadini, saremo cotretti a sentire all’infinito le solite promesse e i soliti slogan elettorali: “Vota Antonio, vota Antonio … Antonio La Trippa”.

Tratto da www.robertogorini.it

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1 Comment

  1. forse sarò uno dei pochi, ma io ho sempre votato antonio la trippa!! meglio lui che qualsiasi altro losco politico

    citando una parte del suo intervento:
    Il problema non è “destra o sinistra”. Il problema è “più stato o meno stato”. E la soluzione è “meno stato”, per evitare che la democrazia continui a essere quella strana pratica in cui tutti tentano di vivere alle spalle degli altri.

    credo che il problema sia esatto ma va fatta una triste constatazione, l’italia è comunista, ha impostazioni di tipo comuniste e la mentalità del popolo è comunista, cambiare solo “più stato o meno stato” potrebbe non avere gli effetti sperati, il processo di cambiamento purtroppo è lungo e non è certo che il popolo italiano lo voglia cambiare

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