E non toccano la pletora di statali

di MARCELLO RICCIstatali
Alle europee Renzi ha pescato nell’elettorato di centro e anche di destra a piene mani, ma alle recenti regionali  i numeri si sono ridimensionati.  Dopo l’intervento del Papa a Strasburgo il “Matteo rosa” pensa di poter arruolare anche Bergoglio che ha celebrato la caduta del muro di Berlino, la stesso muro, che in tempi lontani, fu benedetto da Re Giorgio  con cui Renzi  è in sintonia. Politico piacione o illusionista o abilissimo giocoliere?
 Il giochino degli 80 euro che sono entrati sì nelle tasche dei lavoratori, ma  per subito riuscirne veicolati dalla fiscalità e accompagnati dal poco che già ci era, sono il capolavoro di Renzi . Fiorentino nell’accento, ladruncolo napoletano nell’agire, offre un dono per rubare il portafoglio.
La spesa pubblica eccessiva e improduttiva, è il  problema;  il lavoro non c’è e non si crea con jobs act. Gli marca persino l’orgoglio, grave per un fiorentino, di onorare la lingua di Dante e  preferire slogan inglesi.
 La critica è facile, trovare soluzioni più difficile. Mentre il momentaneo e un po’ rubato consenso al “renzismo” nelle elezioni europee decresce, il debito pubblico cresce. In qualche modo,  per non essere travolti , si dovrà pur provvedere.  La strada è nei costi standard, nei compiti individuali, nel ritorno al giusto rapporto tra popolazione e pubblici dipendenti.
La pletora degli statali è causa di degrado amministrativo morale e economico.
 I colori che storicamente distinguono i partiti e il sistema di idee che vogliono sostenere erano il rosso, il bianco, il verde e il nero. Colori netti, precisi …una volta, ora non più. La moda politica vuole colori tenui , sfumati a volte miscelati come in un tessuto di Missoni, ma non con lo stesso gusto. Nell’attuale scenario tendono a confondersi e la confusione rende come ha dimostrato  Renzi; con  la bandiera rossa  divenuta rosso pallido tendente al rosa ha attratto e ingannato elettori che se fossero stati più attenti non lo avrebbero mai votato; sia a destra che a sinistra.  L’astensionismo  è crescente e  ha radici anche nella ricorrente tendenza a farsi gioco della buonafede degli elettori.
Moderazione e inganno  sono causa-effetto  della grigia stagione politica.
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