E’ nato GRANDE NORD con Bernardelli. Bossi: Se non serve più, la Lega può anche chiudere

IMG_1618

E’ nato Milano il movimento per difendere le ragioni per l’autonomia del Nord. Si chiama ‘Grande Nord’, e in prima fila al battesimo c’era anche Umberto Bossi. Il presidente-fondatore della Lega era un ospite esterno, ha detto che voleva “ascoltare e capire”, perche’ “per adesso” lui rimane nel suo partito. Ma ha mandato anche un messaggio, una settimana dopo il congresso di Parma: se la Lega diventa un movimento nazionalista, “puo’ anche chiudere”. ‘Grande Nord’ e’ lanciato da Roberto Bernardelli: nella sala dell’hotel del Cavalieri e’ stato svelato il logo blu e bianco del movimento, con la scritta Nord in rosso. Bernardelli ha detto che la Lega di Matteo Salvini (chiamato “il felpetta”) “con lo slogan ‘prima gli italiani’ ha tradito il sogno di Bossi: di politici di professione, non ne vogliamo piu'”.

In platea ad ascoltare, oltre a Bossi, anche un altro dei fondatori della Lega Lombarda, Giuseppe Leoni, con Giulio Arrighini, Tino Rossi, e l’ex sottosegretario Francesca Martini. Ma non e’ una scissione, perche’ quelli di ‘Grande Nord’ sono bossiani e leghisti che hanno gia’ lasciato la Lega o sono stati espulsi perché già non allineati col nuovo corso maroniano. Come l’ex capogruppo alla Camera, Marco Reguzzoni, o gli ex parlamentari Angelo Alessandri e Marco Desiderati.

Bossi ha voluto però “frenare”, suggerendo di parlare “della cultura del Nord” prima di fare un partito. Annotazione che la sala non ha accolto con favore, ma che va anche letta come “salvagente” per l’ex segretario federale, che vuole restare nella Lega senza uscirne ma nel contempo frequentare e alimentare senza essere attaccati da Salvini altre realtà al di fuori di via Bellerio.

Poi ha aggiunto: “Vedo che stanno nascendo molti movimenti indipendentisti qui al Nord, puo’ anche chiudere la Lega: la stella polare del Nord e’ la Padania, non la Lega che e’ uno strumento. E se uno strumento non serve piu’, lo puoi anche far sparire”. Ma Bossi, in Parlamento dal 1987, si sente nel mirino di Salvini che proporra’ il tetto di due mandati elettivi? “Sono messaggi che manda in giro – la risposta del diretto interessato con una scrollata di testa -, lui non parla chiaro…”. “Anche se si distrugge una forza politica – ha aggiunto – non resterà il vuoto. Il vuoto in politica non esiste e infatti stanno nascendo molti altri movimenti indipendentisti del Nord… Per adesso non lascio la Lega nord. Sono qui per ascoltare e per capire, poi vediamo…”.IMG_1573

Ci sono intanto grandi ambizioni: “riprendere il sogno della liberta’ che ci ha dato Bossi” e che la Lega di Matteo Salvini “ormai finita” ha tradito quando ha detto “prima gli italiani”, ha spiegato Roberto Bernardelli. . In sala anche i ‘fondatori’ della prima Lega Lombarda come Giuseppe Leoni e ancora lo storico legale del ‘Carroccio’ Matteo Brigandi’ e il primo ‘tesoriere’, Alessandro Patelli.

Nel ‘mirino’ della maggior parte degli interventi, proprio la Lega. “Qualcuno dall’alto – tuona Bernardelli – ha detto ‘distruggete la Lega Nord’ e c’e’ chi l’ha fatto. Ed e’ chi dice ‘prima gli italiani poi il Nord’, chi chiude ‘Radio Padania’ e la fa comprare a un calabrese. Ma c’e’ anche chi il sogno di Bossi lo terra’ vivo. La Lega nasce come un movimento di territorio e noi siamo qui a prendere quel testimone per portarlo avanti”. E ancora, “e’ il Nord che conta in questo Paese. I politici sudisti, parassiti, che vivono coi nostri soldi, gli interessi del Sud li sanno fare, quelli del Nord no”. E se ancora un partito non c’e’, “stiamo partendo. Stiamo mettendo a punto la macchina ma sia chiaro a tutti: il nostro movimento non sara’ mai una fabbrica di ‘cadreghe’. Si serve il Nord poi si torna a lavorare”. E l’ultimo consiglio arriva proprio da Bossi che “per ora” non lascia la Lega ma che non nasconde il suo disappunto per la deriva presa dal movimento che ha fondato: “cosi come’e’ non serve”.IMG_1577IMG_1558IMG_1562IMG_1563

Per vedere l’evento: https://youtu.be/t2c7SHJru7g

Print Friendly, PDF & Email
Articolo precedente

La devolution mancata. Il Nord prigioniero, in attesa di giudizio

Articolo successivo

Perché Milano è più austriaca che italiana!