E liberaci dai call center. Quando non si parla neanche più italiano

di GIANLUIGI LOMBARDI CERRIcall center

 

Penso che tutti abbiano avuto occasione , chi più chi meno, di trovarsi tra i piedi un call center. La mentalità mediterranea  regna qui sovrana.

E , quindi, è bene sottolineare alcuni punti indiscutibili ( indiscutibili per i dipendenti e non per i clienti).

1.-Chi entra come dipendente in un call center è lì per guadagnare uno stipendio ( cui ha diritto per il solo fatto che viene al mondo) e non per fornire un certo tipo di prestazioni. Quindi della sua preparazione o della sua capacità di “trattare i clienti” se ne infischia. E se ne infischia pure dei “destini” della ditta o dell’ente che lo paga.

2.- Gli addetti ad un call center sono in gran parte diplomati e laureati e, pertanto, essendo quel tipo di lavoro considerato denigratorio chi ha un diploma o una laurea deve occupare un posto in sintonia con quello che  ha studiato ( e crede di sapere e di aver capito) e non alle sue reali capacità. Dato l’altissimo livello culturale degli addetti, viene considerata immensa grazia la sola presenza in ufficio di tanti candidati al premio Nobel.

3.- Ogni call center deve poter fornire agli interroganti un certo numero e tipo di informazioni. Gli organizzatori prevedono quindi di sottoporre gli assunti ad un certo corso di formazione. Non hanno capito, però una cosa elementare: per gli allievi,  detto corso è una noia mortale, bastando fornire loro solo il titolo di cui si fregia il call center, perché capiscano, al volo, l’essenza del sistema . Il resto è tedio!

4.-Ora viene il bello! Un utente telefona e chiede una informazione appena appena fuori dallo standard. La risposta di una persona umile e sensata sarebbe: egregio signore, su questo argomento non so darle una risposta. Non sarà mai! Il genio a questo punto inventa e fornisce la prima risposta del cavolo che gli viene in mente, con una sicumera da citazione ufficiale. E il gioco è fatto per cui l’interrogante è nei guai fino al collo.

Volete un esempio clamoroso? Eccovelo! Ho avuto la necessità di prenotare un’analisi e una radiografia toracica. Ho telefonato al fatidico numero verde chiedendo , se era possibile, concentrare analisi e radiografia  in un unico giorno.

Sono stato subito accontentato proponendomisi due giorni diversi in ospedali distanti tra di loro circa duecento chilometri.

Ho cercato di convincere il risponditore (al quale però ho dovuto dire che, pur parlando quattro lingue non riuscivo a capire l’anglo-italo-calabrese) che non potevo fare spostamenti di così grande entità. Mi è stato messo giù il telefono.

Meditando sull’accaduto mi sono ricordato di non aver fatto seguire al numero classico un numeretto aggiuntivo miracoloso grazie al quale mi è stato risposto in perfetto italiano fissandomi l’appuntamento per i due esami nello stesso giorno e a SOLI 50 km di distanza da casa mia. Miracolo della tecnologia! D’altra parte è pur giusto che chi sbaglia paghi ! Avevo pensato di essere in Italia dove si parla (o si dovrebbe  parlare) l’italiano.

E avevo pure pensato (errore marchiano) che gli italiani, pur essendo popoli diversi riuscissero a capirsi grazie ad una lingua approssimativamente comune.

Quello dei call center è un tipico esempio di genocidio strisciante. Chi comanda lo Stato e chi lo gestisce appartiene in misura paurosamente crescente ai popoli meridionali (minimo con il 70 % degli addetti) i quali si appropriano delle leve con ogni mezzo, lecito o meno lecito.

E per rinforzare l’azione si abolisce con ogni mezzo l’unico strumento con il quale ci si potrebbe intendere: la lingua italiana. Purtroppo in Italia al di fuori del romanesco e del napoletano non si riesce (dai più) a parlare nessuna lingua.

Provate a far pronunciare, ad un fine dicitore della RAI (magari dotato di certificato linguistico, come ad esempio il patentino conseguito a Napoli dagli impiegati inviati alle Stazioni ferroviarie del Sud-Tirolo)  parole come Müller, Schumacher, Jeudi,e altre simili e vi divertirete un mondo.

 

 

 

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