Tempesta perfetta: Napolitano non può sciogliere le Camere. Senato spaccato

di REDAZIONE

”Potremmo trovarci davanti alla tempesta perfetta, il sistema e’ in blocco e in questo momento potrebbe non esserci un sistema di sblocco”, anche perche’ il presidente della Repubblica, con la nascita della nuova legislatura, in base all’articolo 88 della Costituzione non ha piu’ il potere di sciogliere le Camere. A dare il senso della possibile gravita’ della situazione e’ il costituzionalista Michele Ainis che in un’intervista all’ANSA definisce alcuni scenari possibili di una situazione politica del tutto nuova per l’Italia. Anche perche’, osserva, con il voto di oggi e’ ”finito un ventennio di sistema bipolare e si e’ passati ad un sistema tripolare, nel quale due poli dovrebbero allearsi escludendo il terzo polo”. Ma il punto evidente e’ che oggi ”i tre nuovi Poli, cioe’ Pd, Pdl e M5s, non sono coalizzabili e cio’ provoca lo stallo”.

Ma e’ la complessita’ del percorso costituzionale che rappresenta davvero un’incognita per l’Italia e le forze politiche che saranno chiamate a grandi compromessi e cessioni di sovranita’ per non far ‘impallare’ il sistema. ”L’articolo 88 della Costituzione (”Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse. Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura”) prevede che – spiega Ainis – il presidente non puo’ sciogliere gli ultimi sei mesi del mandato a meno che non coincida ‘in tutto o in parte’ con la fine della legislatura. Ma oggi inizia una nuova legislatura e quindi non puo’ sciogliere”. Non basta: ”si insedia un nuovo Parlamento, e uno dei primi atti e’ quello di eleggere i presidenti di Camera e Senato. Siamo sicuri che si riuscira’ ad eleggere il nuovo presidente del Senato?”, si chiede il costituzionalista.

Conseguenze non da poco anche per il Quirinale che potrebbe trovarsi di fronte ad una Camera che non riesce ad eleggere il proprio presidente, e neanche i gruppi parlamentari. ”Ci potremmo trovare – aggiunge – in una situazione in cui il presidente non solo non potrebbe sciogliere le Camere ma neanche consultare i gruppi parlamentari…”. Naturalmente questi sono i rischi che, pur reali, possono essere superati grazie ad accordi politici: ”se i partiti trovano un accordo sul presidente del Senato questo si puo’ positivamente proiettare sulla formazione del Governo ed anche sull’elezione del futuro presidente della Repubblica”.

E’ CONFERMATO: SENATO INGOVERNABILE

Ribaltate tutte le previsioni sul verdetto elettorale. Dopo gli instant poll delle 15 che parlavano di un netto vantaggio della coalizione del centrosinistra, il quadro appare rovesciato. Al Senato è caos, con il centrodestra che si aggiudicherebbe le regioni più pesanti per numero di senatori in dote (Lombardia, Campania e Sicilia) ma nessuno che è riuscito a conquistare una maggioranza (158 seggi), decretando di fatto una ingovernabilità di Palazzo Madama. Alla Camera è un autentico testa a testa fra Bersani e Berlusconi. Di certo c’è il dato su Grillo, con un exploit del M5S che in molte regioni diventa primo partito.

CAMERA – Dati Viminale: testa a testa tra il centrosinistra al 29,53% e il centrodestra al 29,13%. Notevole anche il risultato conseguito finora dal Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo con il 25,55% mentre la coalizione centrista guidata da Mario Monti è ferma al 10,54%. Per Rivoluzione civile di Antonio Ingroia solo il 2,24% dei voti assegnati con l’1,12 che va a Oscar Giannino con Fare.

Il Movimento 5 Stelle sorpassa quindi il Partito democratico ed è la prima forza politica in Italia alla Camera.

SENATO – Dati Viminale: il centrosinistra in vantaggio con il 31,60%, la coalizione del centrodestra è al 30,66%; il Movimento 5 stelle è al 23,79%, il centro con Monti per l’Italia è al 9,13%, Rivoluzione civile è all’1,79%, Oscar Giannino con Fare 0,90%.

Sono stati assegnati i seggi per il Senato relativi a 16 regioni su 18, essendo escluse da questo conteggio la Valle d’Aosta e il Trentino Alto Adige. I dati affluiti al Viminale hanno comportato finora l’assegnazione di113 seggi a Bersani e Sel e 116 a Berlusconi e Lega, mentre 54 vanno a Grillo e 18 a Monti, ancora a assegnare i seggi della Lombardia, dove è in vantaggio Berlusconi, e del Lazio dove è in vantaggio Bersani.

 

 

 

 


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