LA LEGA E’ UNA POLVERIERA. MILANO PUO’ VALERE UNA RISSA

di GIANLUCA MARCHI 

 

L’apparente tregua, o pace che dir si voglia, spacciata l’altra sera a Varese in occasione del “Maroni Night”, quando Bobo e Umberto si sono presentati insieme sul palco, non è durata nemmeno lo spazio di un mattino. Ieri, infatti, su vari fronti sono scoppiate continue battaglie che danno l’idea di un movimento seduto su una polveriera, che al Teatro Apollonio ha solo cercato di dare la sensazione di una ritrovata unità, per evitare il rischio che la manifestazione di domenica a Milano contro il governo Monti si trasformi in un ring dove si misureranno le due diverse fazioni.

La giornata è stata un fuoco d’artificio continuo. Il deputato maroniano Luca Pini ha disconosciuto la firma sulla mozione di sfiducia personale presentata da Reguzzoni contro il ministro Corrado Passera, facendola sostanzialmente decadere. Mozione per altro considerata un errore dallo stesso Maroni.  Durissime le parole usate dal deputato: «Ieri Bossi ha confermato a Maroni che della mozione su Passera non ne sapeva nulla, per questo oggi ho disconosciuto la mia firma telematicamente con la Camera. Non mi faccio prendere per il culo da un soggetto come Reguzzoni. Non ho ritirato la firma perchè semplicemente non ho firmato nulla – spiega il deputato leghista -. Non ero neanche stato avvisato dell’iniziativa. Finchè Reguzzoni non viene rimosso dal suo incarico – aggiunge – a livello collettivo io non firmo nulla se non è una iniziativa di Bossi o di Maroni. Tra l’altro ritengo che in questa fase una mozione di sfiducia ad un ministro serva solo a ricompattare la maggioranza. È inutile che Reguzzoni ed i suoi quattro ‘scalzacan’ dicano che una iniziativa di Bossi perchè non è così ». «Della mozione non ne sapevo nulla – conclude Pini – al punto che quando Reguzzoni ha preso la parola in Aula, immaginavo stesse presentando le sue dimissioni». Replica di Reguzzoni: «Se non si discuterà la mozione contro il ministro dello Sviluppo, a ridere sarà Passera ed il nostro nemico che è il governo Monti. A piangere saranno invece benzinai, camionisti, professionisti, tassisti… la cui voce non troverà adeguata eco parlamentare. Ognuno porta la responsabilità delle proprie azioni».

Sempre i maroniani hanno fatto saltare il relatore della legge comunitaria, il bossiamo Marco Maggioni. E Reguzzoni sempre più sotto tiro che fa? Si limita a dire di aver rimesso il mandato di capogruppo fin da dicembre e che deve essere Bossi a decidere. Ma al riguardo è difficile fare previsioni. Tra Reguzzoni e un maroniano, c’è anche chi non esclude un terzo scenario: Bossi, raccontano, potrebbe andare incontro alla richiesta di togliere l’incarico a Reguzzoni, per darlo però a un altro suo fedelissimo. E infatti è spuntato il nome del presidente della Provincia di Brescia, Daniele Molgora, deputato ed ex sottosegretario e collezionatore di incarichi, che ieri è stato visto in via Bellerio. La notizia avrebbe fatto imbestialire i maroniani in quanto Molgora viene considerato appunto vicino ai cerchisti, essendo nella sua città grande avversario del vicensindaco Fabio Rolfi, eletto di recente segretario provinciale della Lega col sostegno dei maroniani.

E questa la chiamate tregua o peggio ancora pace? Ma andiamo… per non parlare del fatto che il pomeriggio prima del “Maroni Night” al teatro Apollonio pare che Bossi fosse contrariato dall’annunciata grande affluenza di pubblico e abbia accusato qualche dirigente di pagare i pullman per portare a Varese i fans di Maroni. Insomma, quella andata in scena ieri sera è stata una sorta di sceneggiata napoletana, dove è stata sparsa una buona dose di ipocrisia ad uso e consumo dei militanti.

Intanto continuano anche le manovre interne fra i vari schieramenti. Prova ne sia l’incontro di ieri pomeriggio a Palazzo Estense dove è andato in scena un summit tra l’ex ministro dell’Interno e i sindaci di Varese e Verona Attilio Fontana e Flavio Tosi. Se gli incontri tra i primi due fanno parte della routine, l’aggiunta del primo cittadino veronese fa prevedere  una linea comune da tenersi domenica a Milano – con il grande raduno della Lega Nord contro il governo Monti -, ma anche a possibili strategie in vista dei congressi del partito.
Infatti l’altre sera Umberto Bossi ha fatto un’apertura alle richieste della base, annunciando che domenica pomeriggio il federale si riunirà in via Bellerio per decidere modi e tempi delle assise che dovranno decidere nuovi dirigenti e linea politica del Carroccio.

I tre esponenti del Carroccio sono rimasti chiusi nell’ufficio del sindaco Fontana per circa un’ora e mezza. All’uscita Tosi ha detto: “I congressi vanno fatti in tempi molto veloci. Bossi è il nostro capo indiscusso, infatti lo scontro è al di fuori di lui. C’è una parte della Lega che ha il consenso e lavora per il territorio. E chi invece non ha il consenso e lavora pro domo sua”. Si tenta cioè di forzare la mano a Bossi, che l’altra sera a Varese ha fatto una vaga apertura sulla stagione dei congressi, annunciando qualche decisione già nel Consiglio federale che si svolgerà domenica in via Bellerio dopo la manifestazione. Ma non sarebbe una novità che si entra nel “gran consiglio” con l’ipotesi di una decisione e se ne esca con quella contraria. Dipende dalle influenze che subirà il capo prima di quel momento e il grado di incazzatura che gli andrà montando nel constatare che ormai Maroni è più popolare di lui fra i militanti. E si sa, una cosa del genere il Senatur non l’ha mai tollerata e quando è avvenuta, le teste degli usurpatori sono rotolate (ricordarsi Miglio). Sarà ancora in grado, il vecchio capo malandato, di attivare la ghigliottina?

 

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INTERVISTA DI PANORAMA.IT – GILBERTO ONETO: “E’ L’ABBRACCIO DEL COBRA”

La retromarcia del “cerchio magico” su Roberto Maroni dopo il divieto di partecipare ai comizi in Lombardia? “Non è che tutto a un tratto la Banda Bassotti sia diventata buona e tollerante. Si sono solo resi conto di non avere più la stessa forza di qualche tempo fa e che quella sparata di voler bloccare Maroni gli si è girata contro”.

In una delle settimane di passione per il partito di Umberto Bossi, sempre più lacerato al suo interno tra maroniani e fedelissimi del Senatùr, spaccato sull’arresto di Cosentino, attraversato da sospetti sul tesoriere Francesco Belsito e i suoi misteriosi investimenti in Tanzania, agitato dalla discussione sui congressi e sul futuro capogruppo alla Camera, invelenito dalla “fatwa contro l’ex ministro dell’Interno, e a due giorni dalla manifestazione contro il governo Monti di domenica prossima in piazza Duomo a Milano, a Panorama.it parla l’espulso più illustre della e dalla Lega, Gilberto Oneto, anima storica dell’autonomismo padano, amico intimo dell’ideologo e padre nobile, cacciato a sua volta, Gianfranco Miglio.

CONTINUA QUI: http://blog.panorama.it/italia/2012/01/19/quello-di-bossi-a-maroni-e-labbraccio-del-cobra-ma-bobo-non-fara-un-altro-partito-lintervista/

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