LEGA, TIRA BRUTTA ARIA: ARRIVA LA STAGIONE DEI LUNGHI COLTELLI

di GIANMARCO LUCCHI

 Il giorno dopo le dimissioni di Bossi non tira una bella aria. L’ormai ex segretario arriva in mattinata in via Bellerio e, probabilmente dopo una serata di martellamenti da parte della famiglia e di qualche cerchista, sembra meno disposto di ieri a ritagliarsi il ruolo di padre nobile. E infatti rispondendo ai giornalisti che lo incalzano e gli chiedono se si candiderà pe ril congresso federale, risponde che lo dirà dopo che sarà fissata la data dell’assise. E già questo è un segno in contrasto con quanto emerso ieri. Poi è tornato a difendere il figlio Renzo, sostenendo che gli avrebbe mostrato le prove che l’auto se la paga da solo, quando invece due giorni fa, in occasione della segreteria politica, gli avevano spiegato in lungo e in larga che con i soldi della Lega venivano pagate le auto ed erano stati finanziati con circa 300 mila euro sia l’acquisto del diploma che quello della laurea in corso. Anche questa difesa deve essere conseguente al martellamento subito a Gemonio.

Nel pomeriggio c’è poi stato un incontro fra Bossi, Maroni, Calderoli e Giorgetti. Inizialmente era previsto un incontro a due Bossi e Maroni, ma questo non c’è stato. Poi invece è avvenuto il vertice a quattro.  «Diciamo che riprende l’iniziativa politica della Lega, a partire già dalla prossima settimana»: così Roberto Maroni ha illustrato il senso dell’incontro. «Abbiamo fatto il punto della situazione – ha detto Maroni – e discusso delle prime iniziative da prendere, a partire già dalla prossima settimana, dopo le festività pasquali». Quali iniziative? «Ci sarà in primo luogo – ha replicato Maroni – la riunione del comitato amministrativo della Lega. E poi ci metteremo al lavoro sulle iniziative politiche del Movimento per garantire la trasparenza finanziaria dei partiti».

Tuttavia l’aria che tira fa immaginare che le prossime settimane e i prossimi mesi saranno una lotta senza quartiere, con il cerchio magico/malefico che farà di tutto per spingere avanti e sostenere Bossi al fine di non perdere tutti i vantaggi acquisiti in questi anni in cui hanno gestito il capo come una sorta di “madonna pellegrina”, coltivando alle sue spalle i propri interessi. Si profila una stagione dei lunghi coltelli.

La conferma del clima avvelenato viene da facebook dove i barbari sognanti vanno all’attacco dei cerchisti. La più bersagliata è Paola Goisis, rea di aver dato del traditore a Roberto Maroni. Sul profilo Facebook dell’ex ministro dell’Interno ha inizio la resa dei conti contro i cerchisti, con i fan di Bobo che chiedono a gran voce l’epurazione. «Goisis & Co – scrive un militante -. La valigia sul letto, quella di un lungo viaggio». «È proprio Pasqua: la Passione, il Sacrificio, la Resurrezione – si legge in un altro commento – E non manca qualche Giuda che si è venduto per 30 denari (o forse più)». «E ora il cerchio magico faccia l’ultima magia – incalza un altro militante – sparisca!». A Bobo, che finora ha taciuto sull’argomento, viene chiesto di regolare i conti. «È ora delle epurazioni: via Belsito, Rosy Mauro, trota e tutti i cerchiomagisti vari». «Finalmente il venerdì santo è arrivato anche per il cerchio magico». «E arrivato il momento – sottolinea un fan dell’ex ministro dell’Interno – di consegnarli agli archivi». «Adesso – propone un militante – dobbiamo iniziare la caccia all’uomo verso tutti i cerchisti annidati in ogni regione e spesso in posizione di vertice». I cerchisti vengono poi accusati di essere i mandanti della contestazione contro Maroni ieri in via Bellerio, dopo il Consiglio federale in cui Bossi ha ressegnato le dimissioni. «Maroni – si legge in un post – contestato dai sicari a pagamento del cerchio magico al grido di buffone. Gli ultimi rantoli dei morti viventi». «Quei quattro imbecilli che hanno provato a contestare Bobo – scrive un militante – oggi non hanno nemmeno capito che sono solo loro la causa delle dimissioni di Bossi. L’hanno ingannato e sfruttato senza rimorso fino alla fine, fino a causargli questa grossa figuraccia che non è riuscito a sopportare. Infami!».

LA SEGRETARIA: AVVISATO BOSSI DELLE IRREGOLARITA’ DI BELSITO E DELLA PERICOLOSITA’ DELLA MAURO

«Io stessa avevo avvisato Bossi delle irregolarità» commesse da Belsito. È quanto ha detto ai pm di Milano e Napoli Daniela Cantamessa, segretaria particolare del leader della Lega dal 2005. Nell’interrogatorio di due giorni fa la donna sottolinea anche di aver detto a Bossi che Rosy Mauro «era un pericolo».

130 MILA EURO PER DIPLOMA E LAUREA DI ROSI MAURO E DEL SUO COMPAGNO

Con i soldi della Lega Nord sono state pagate le rate scolastiche e per il conseguimento della laurea per Renzo Bossi, per Rosy Mauro vicepresidente del Senato e per il suo compagno. Lo ha detto ai pm di Napoli e Milano la segretaria amministrativa della Lega Nadia Dagrada. «Belsito mi ha riferito che sono stati dati soldi in contanti a Pier Moscagiuro, compagno di Rosy Mauro affinchè pagasse le rate per le spese della scuola privata per conseguire il diploma, la laurea, credo ottenuti entrambi in Svizzera. Inoltre Belsito mi ha detto anche di aver pagato le rate per il diploma e poi la laurea della stessa Rosy Mauro pagando con i soldi della Lega. Per quanto riferitomi da Belsito – i titoli di studio sono costati circa 120mila euro prelevati dalle casse della Lega -. Credo che i titoli siano stati conseguiti in Svizzera. Inoltre anche Renzo Bossi dal 2010 sta prendendo una laurea all» Università privata di Londra. E chiaramente le spese sono tutte a carico della Lega, anche qui credo che il costo sia sui 130mila euro«.

ROSI MAURO: SU DI ME SI SCRIVONO SOLO PORCHERIE

«Nego nel modo più assoluto – precisa la vicepresidente del Senato, nonchè segretario del Sindacato Padano Rosi Mauro – ogni addebito, contesto questa campagna mediatica denigratoria in ogni sua forma; ogni questione riguardante la mia persona o il Sindacato è assolutamente legale e ciò verrà dimostrato documentalmente in ogni sede». «I nostri detrattori- sostiene la senatrice del Carroccio – vogliono affossare il Sindacato ma non glielo permetterò». «Proprio per questa ragione – conclude Rosi Mauro – da oggi in poi non starò più a guardare in silenzio, ma risponderò personalmente agli attacchi e alle accuse prive di ogni fondamento che ormai quotidianamente mi vengono fatte, ciò anche avanti le autorità competenti, contro tutti coloro, anche individualmente, che mi stanno infamando, tutto quanto come per legge».

PIVETTI: MARONI E’ L’UNICO IN GRADO DI GUIDARE LA LEGA

«Roberto Maroni è l’unica persona in grado di guidare la Lega Nord. È sempre stato capace di mediare, sia dentro sia fuori dal partito. È una figura credibile e inoltre è stato un ottimo ministro, sia al Welfare sia agli Interni». Irene Pivetti commenta così ai microfoni di AGR-CNRMedia la bufera che ha travolto la Lega Nord, culminata con le dimissioni da segretario di Umberto Bossi. L’ex presidente della Camera ed ex esponente leghista aggiunge però che «Maroni è solo una parte del Carroccio», specificando che «nessuno rappresenta davvero il movimento». E sulla scelta di promuovere momentaneamente Roberto Maroni, Roberto Calderoli e Manuela Dal Lago alla guida del partito, Pivetti spiega che si tratta di «una decisione organizzativa interna, ovviamente destinata a non durare. Una reggenza che non non rimarrà in piedi nemmeno fino al congresso del partito».

MARONI: FARE PULIZIA SENZA GUARDARE IN FACCIA A NESSUNO

«Dal punto di vista giudiziario, sarà quel che sarà. Ora si deve pensare al partito e a fare pulizia senza guardare in faccia nessuno». Lo afferma Roberto Maroni in un colloquio con ‘La Repubblica’ dopo essere stato incaricato dal Consiglio Federale, insieme a Roberto Calderoli e a Manuela Dal Lago, di guidare la Lega fino al congresso d’autunno. L’ex ministro parla delle prossime mosse fino al congresso nazionale «dove si sceglierà il nuovo segretario e si stabiliranno le alleanze per le elezioni parlamentari. Perchè un conto sono le amministrative, altro le politiche». Per Maroni il passo indietro deciso da Umberto Bossi è «un grande atto di dignità e coraggio. Ancora una volta ci ha salvato. Lui ha proposto i nomi dei tre reggenti. Ed è stato lui a dire che il congresso va fatto a ottobre». Maroni non risponde alla domanda su una sua eventuale candidatura a segretario, ma nemmeno smentisce. Poi assicura che Bossi «non può mettersi in disparte, anzi, io gli ho detto: ‘se ti ricandidi avrai il mio voto. Quando saremo al congresso, si riprenderà la direzione vera. E non ci saranno più ‘bossianì e ‘maronianì o altro». E al congresso di ottobre «si arriverà con una candidatura unica», conclude Maroni.

«Tutta la manovra è chiara: è contro di me e contro la Lega. Siamo la sola forza politica all’opposizione, sapevamo che il sistema ce l’avrebbe fatto pagare». Per Umberto Bossi, intervistato da Repubblica, Stampa e Padania, «i tempi sono strani: se un amministratore è in combutta da anni con una famiglia della ‘ndrangheta, perchè si viene a sapere solo adesso?». Il leader del Carroccio assicura che resterà nel partito: «Il fatto che io abbia dato le dimissioni non vuol dire che scompaia, se lo scordino. Non mollo la battaglia per la libertà del Nord. Il peso di un uomo – aggiunge – non dipende solo dalla carica, ma dal cervello, dalla testa e dal cuore». Bossi afferma di sentirsi «colpito», ma «non sconfitto». «La cosa che mi ha dato più fastidio – dichiara – è la storia secondo cui mia moglie avrebbe in mano la cassa della Lega insieme con Rosi Mauro. Di che cassa stiamo cianciando? E chi mette in giro queste panzane?». Accanto alle indagini della magistratura, la Lega sul fronte interno «ha nominato gli uomini che devono controllare a fondo nelle cose. Non c’è nulla da nascondere», sottolinea. Ora l’importante è «far tornare tutti i soldi» da chi «li ha presi».

Bossi ci pensava da giorni. Almeno da due giorni, quando aveva abbandonato in fretta la riunione della segreteria per volare fino a casa a Gemonio per capire cosa c’era di vero in quella valanga di carte che stavano seppellendo lui, sua moglie, i figli e alla fine pure il partito e che lui poi racconta così: «Non mi avevano raccontato la verità, mi hanno detto per non farmi soffrire…». Si favoleggia pure di un incontro notturno – dal vivo o telefonico – tra lui e Maroni e la moglie. Giusto per dettare le condizioni della resa e per arrivare a un passaggio di consegne indolore. Ma quando alle quattro del pomeriggio inizia la riunione del Consiglio federale i giochi sono già belli che chiusi.

Il rischio adesso è che, dopo i giorni del doveroso omaggio a Umberto Bossi che ha fatto un passo indietro, si scateni una lotta interna senza quartiere. Il passo indietro di Umberto Bossi dà il via alla guerra di successione nella Lega Nord: cerchisti contro maroniani (e viceversa), base contro dirigenti ma anche veneti contro lombardi. Il comitato Calderoli-Maroni-Dal Lago dovrà reggere fino al congresso subito dopo l’estate. Ma l’autunno è troppo lontano e già ci si interroga su chi sarà il nuovo leader leghista. Maroni appare in pole position: può contare su un numero alto di militanti e da sempre viene visto come l’erede politico del senatur. Gli manca però l’investitura ufficiale di Bossi, con il quale negli ultimi mesi i rapporti sono stati tesissimi. E deve fare i conti con quella parte della base che oggi lo ha contestato in via Bellerio con dei volantini che rappresentavano il bacio di Giuda ed una foto di un abbraccio di ‘Bobo ad Umberto’.

I cerchisti sono sono stati spiazzati dalle dimissioni di Bossi che, a loro dire, fino a ieri sera le aveva escluse. I maroniani, intanto, promettono un ‘repulisti’ interno al partito: l’intenzione è cacciare i cerchisti, indicati come i responsabili dei guai giudiziari del partito e della famiglia Bossi. «Fuori i mercanti dal tempio», gridano i ‘barbari ribelli’ ricorrendo ad un’altra citazione biblica. In difficoltà è Roberto Calderoli. Coordinatore nazionale di tutte le segreterie regionali del partito, pensa di avere i numeri per aspirare alla guida della Lega, anche solo per interdire e complicare la corsa di Maroni, che non ha mai amato. Ma il suo nome però è spuntato fuori dalle carte dell’inchiesta che coinvolge la Lega, cosa che lo mette in una posizione difficile. Defilata, invece, la posizione di Manuela Dal Lago. Il nome della deputata veneta sarebbe spuntato all’ultimo momento per la formazione del comitato al posto di quello del segretario della Lega Lombarda Giancarlo Giorgietti. La scelta della ex presidente della Provincia di Vicenza verrebbe incontro alla necessità di rappresentare l’ala veneta del partito, comunque in minoranza rispetto ai lombardi Maroni e Calderoli.

Il Carroccio, differentemente da quel che generalmente si pensa, è più forte in Veneto che in Lombardia. Sarà per questo che la cerchista Paola Goisis chiarisce che dopo Bossi «i veneti diranno no ad un altro segretario federale lombardo». Indicativa anche la scelta di Stefano Stefani come nuovo segretario amministrativo federale al posto di Belsito. Il deputato, non a caso veneto, appare equidistante dalle fazioni interne e fedelissimo ad Umberto Bossi: la sua nomina ricorda per qualche aspetto quella del capogruppo alla Camera, il veneto Gianpaolo Dozzo, dato  in avvicinamento all’ala marioniana. Nuovi componenti del Comitato amministrativo federale saranno la maroniana Silvana Comaroli e Roberto Simonetti. Quest’ultimo è presidente della Provincia di Biella in rappresentanza del Piemonte e dell’area vicina a Roberto Cota. In questo panorama il comitato scelto dalla segreteria nazionale della Lega per reggere il partito sembra fragile, cioè una soluzione di apparente equilibrio che apre la strada ad una guerra interna che rischia di portare il Carroccio al collasso. Con Umberto Bossi relegato al ruolo di ‘padre nobile’ del partito.

In queste condizioni la Lega si presenta alle elezioni amministrative dove si gioca buona parte del suo futuro.

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