Due su tre col reddito di cittadinanza al Sud. Rizzi: e il milione di poveri del Nord esclusi?

di Monica Rizzi – Tra le famiglie che hanno percepito il reddito o la pensione di cittadinanza ad aprile, due su tre risiedevano nel Sud o nelle Isole: e’ quanto emerge dalle tabelle Inps su Reddito e pensione di cittadinanza secondo le quali il Nord con 254.785 famiglie ha avuto il 20,88% dei beneficiari, il Centro con 182,630 famiglie ha avuto il 14,97% dei beneficiari e il Mezzogiorno con 782.797 famiglie ha avuto il 64,15% dei beneficiari. Gli importi ricevuti dalle famiglie del Sud sono mediamente piu’ alti anche a causa del maggior numero dei componenti con 590 euro ad aprile a fronte dei 483 medi del Nord (516 al Centro) e i 557 della media sull’intero territorio nazionale. Una sperequazione che anche il Corriere della Sera aveva denunciato in tempi non sospetti. Nell’ottobre scorso una inchiesta ha messo in luce gli aspetti più controversi della misura assistenziale. Lo avevo già scritto ma vale sempre la pena fare un ripasso. Un mese dopo il servizio del Corriere, affermava il presidente dell’Inps Pasquale Tridico su SkyTg24: “La misura ha contrastato la povertà. Per quei 3,1 milioni di cittadini che ne usufruiscono è un salvataggio importante”. Ma cosa diceva sul Corriere l’inchiesta di Fubini? Che c’è un Nord che non riceve e un Sud che prende più di altre parti del Paese. “Questo squilibrio – scriveva – è il risultato di regole di accesso al reddito di cittadinanza che di fatto sbarrano l’accesso a 1,2 milioni di residenti in Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia-Giulia, Trentino-Alto Adige e Emilia-Romagna; poco importa che questi siano oggi in condizioni di bisogno tali che – se fossero al Sud – darebbero diritto al sussidio”.   L’anno scorso i poveri «assoluti» erano 447 mila in meno rispetto al 2018, ma la distribuzione del beneficio resta geograficamente molto squilibrata. Per due terzi il calo dell’indigenza è concentrato a Mezzogiorno, mentre a Nord-Est – l’area più dinamica del Paese – la quantità di persone in povertà assoluta l’anno scorso è persino aumentata”. Il 43% delle persone povere risiede stabilmente nelle regioni settentrionali. Ma, dati Istat alla mano, percepiscono il 20% del reddito di cittadinanza. Diversa la musica al Sud dove, ricorda Fubini, “gli interessati dall’assegno (i beneficiari e le loro famiglie) sono 1,9 milioni, un numero quasi pari a quello di coloro che nel 2019 risultavano in povertà assoluta. Al Nord invece la quantità di popolazione coperta in qualche modo dal sussidio è meno di un terzo rispetto alla quantità di poveri assoluti. Per questo 1,2 milioni di persone bisognose in più sarebbe raggiunto dal sussidio se la copertura fosse, in proporzione al disagio sociale, pari a quella del Sud”. Grazie a diversi requisiti di accesso al reddito con cui si calcolano le soglie di povertà, “In sostanza il reddito di cittadinanza di fatto discrimina ai danni della popolazione in difficoltà che oggi vive nelle zone più prospere e più costose del Paese”. Le soglie di povertà “cambiano con il variare del costo della vita nelle diverse aree d’Italia. Invece i criteri per ottenere il sussidio sono uguali ovunque e così stringenti da tagliare fuori gran parte dei ceti più disagiati a Nord”. “Poco importa che, dato il costo più alto di beni e servizi, sia paradossalmente più facile trovarsi nell’indigenza a Settentrione. Per esempio una famiglia con due figli minori in un grande centro urbano del Mezzogiorno per l’Istat è povera se non raggiunge un reddito disponibile di 1351 euro al mese; in una città del Nord si è in povertà assoluta anche a 1720 euro al mese. Gli scarti nelle soglie di indigenza fra le due aree del Paese possono variare di un terzo o anche molto di più. Ma centinaia di famiglie del Nord, con redditi che non garantiscono una sopravvivenza dignitosa, hanno entrate troppo alte per accedere al principale programma del Paese di contrasto alla povertà”. Nessun ministro “nordico” ha il coraggio di alzare la testa? Evidentemente no.
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